Perché i nostri pornostar gay più fighi crepano giovani? La verità che nessuno vuole ammettere
Negli ultimi anni è un cazzo di stillicidio: ogni tot mesi salta fuori l’ennesimo twink o muscledaddy stra-famoso che finisce al camposanto. Overdose da chemsex party, suicidio dopo il crollo mentale, incidenti stradali mentre sono strafatti, o semplicemente “cause non chiarite” che puzzano di roba pesante. L’ultimo colpo al cuore? Blake Mitchell (Lane Rogers per chi lo conosceva di persona), 31 anni, culo perfetto, cazzi da urlo, milioni di visual su OnlyFans… morto carbonizzato in un incidente in moto contro un camion, dicembre 2025. Un altro corpo giovane e scopabile che sparisce per sempre.
E la community gay porno si chiede: ma porca troia, i nostri top performer gay muoiono davvero prima e più spesso degli altri? La risposta è sì, cazzo, sembra proprio di sì… anche se nessuno ha le statistiche ufficiali perché l’industria del porno gay è un Far West senza regole, senza sindacati, senza rete di sicurezza.
1. Zero dati, ma troppi cadaveri
Non esiste un database “PornoStars Morti 18-35”. Niente ISTAT del sesso a pagamento. Però basta aprire Twitter/X, Reddit o i forum tipo JustForFans per vedere la lista: Blake Mitchell, Scott Finn (27 anni, morto nel 2025 dopo un post criptico su “un anno e mezzo di merda”), Tim Kruger, Colton Ford, e decine di altri negli ultimi 10-15 anni. Overdose, suicidi, “incidenti”, cuori che si fermano a 25-30 anni. Non è sfiga. È un pattern del cazzo.
2. Entrano da minorenni (quasi) e escono distrutti
La maggior parte debutta tra i 18 e i 22. Appena maggiorenni, corpo scolpito da palestra e fame di like, primi soldi veri pompando culi su camera. Diventano instantly desiderati da migliaia di uomini arrapati. È la botta di validazione più forte della loro vita: “Finalmente valgo qualcosa, finalmente mi scopano tutti”. Ma quando dopo 4-5 anni il buco si allarga, i capelli diradano o arriva la nuova leva di 19enni, crolla tutto. Non è solo lavoro perso: è l’identità che va a puttane.
3. Il porno come quick fix per cuori rotti e portafogli vuoti
Tanti arrivano da famiglie che li hanno sbattuti fuori di casa perché froci, da città di merda, da lavori schifosi a 800 euro al mese. Il porno? Soldi facili, palestra gratis, viaggi, feste, cazzi grossi a volontà e like che ti fanno sentire dio per un po’. È la rivincita perfetta… finché non lo è più. Quando l’unica cosa che ti fa sentire vivo è essere scopato davanti a una telecamera, e poi quella telecamera si spegne, resti nudo davvero.
4. Industria senza paracadute (e con tanti predatori)
Niente contratto decente, niente assicurazione sanitaria seria, niente psicologo pagato dalla produzione. Sei un freelance con un bel pacco: se rompi il culo o ti fai male, arrivederci. Molti studi pagano una miseria per scena e pretendono performance da stallone dopato. Quando cala la views? Ciao ciao, prossimo.
5. Chemsex, poppers, stimolanti e burnout da 12 ore di scopata
Los Angeles, Miami, Berlino: le capitali del porno gay sono anche le capitali del party&play. GHB, Tina, crystal, poppers a litri per durare ore, per aprire di più, per venire di più, per non sentire il dolore. A 20 anni reggi. A 28 sei un relitto che trema senza dose. Burnout + dipendenza = cocktail letale.
6. Iper-fighi ma emotivamente invisibili
Su schermo sei un dio del sesso: muscoli lucidi, cazzi duri 24/7, orgasmi multipli urlati. Nella vita reale? Spesso solo, depresso, terrorizzato dall’invecchiare. Il corpo è tutto. Quando il corpo cede (o semplicemente smetti di piacere alla folla), crolla anche l’autostima. Standard impossibili: 0% grasso, 20 cm+, stamina da porno per 10 anni. Chi regge?
7. Il pattern delle morti: sempre lo stesso copione tragico
Overdose da chemsex dopo una notte infinita, suicidio quando i follower calano e arriva la depressione nera, incidenti stradali (spesso con alcol/sostanze nel sangue), infarti a 30 anni per anni di stimolanti. Non è il cazzo a uccidere. È il vuoto dopo lo sperma.
8. Non è “perché sono froci”. È perché l’industria li mastica e li sputa
Non dare la colpa all’omosessualità o al “peccato” del porno. Il problema è strutturale: un business miliardario che consuma corpi giovani a ritmo folle, senza dare tutele, senza reti di supporto, senza un cazzo di piano B. Qualche studio inizia a mettere psicologi, pause obbligatorie, contratti più umani. Ma è ancora una goccia nel mare di sperma. Finché non cambierà sul serio, continueremo a piangere i nostri pornostar più belli e dotati ogni 3-6 mesi. Non è una maledizione gay. È un’industria che ti fotte l’anima prima del culo.
Conclusione
E tu? Pensi che sia solo sfiga… o che sotto sotto lo sappiamo tutti che questo mondo ti mangia vivo? (continua a segui i profili, continua a jerkare… ma magari la prossima volta pensa anche a chi c’è dietro quel cazzo perfetto)