Dominazione al doposcuola
Ero al liceo quando accadde. Io, Marco e Davide – tre compagni di classe piuttosto uniti – decidemmo di trovarci a casa mia per preparare una ricerca di scienze da consegnare la settimana dopo. Dopo un pranzo abbondante ci chiudemmo in camera mia, accendemmo il computer e iniziammo a cercare materiale online.
Tutto procedeva in modo normale finché, navigando tra vari siti, finimmo su una pagina piena di foto e video espliciti: ragazzi e ragazze nudi in ogni posizione possibile. A quell’età non avevamo ancora le idee chiare su etero e omosessualità; per noi il sesso era sesso, punto. Quando apparve l’immagine di due uomini che si stavano dando piacere reciproco, nessuno dei tre distolse lo sguardo con disgusto.
Fu Marco a rompere il silenzio.
La proposta iniziale
«Facciamo una pausa?» disse con un sorrisetto. «Qui ci sono un sacco di foto che potrebbero aiutarci… a scaricarci un po’. Che ne dite di una sega tutti insieme?»
Io e Davide ci guardammo per un secondo, poi annuimmo senza esitazione. In pochi istanti pantaloni e mutande finirono sul pavimento; restammo solo con le magliette. Per la prima volta potei osservare i cazzi degli altri due senza filtri. Il mio e quello di Marco erano decisamente più grossi e lunghi; il cazzo di Davide era più piccolo, quasi infantile in confronto. Nessuno però fece commenti sulle dimensioni: l’atmosfera era già troppo carica.
Iniziammo a toccarci ciascuno il proprio, seguendo lo stesso ritmo lento, gli occhi incollati allo schermo. Dopo cinque minuti circa fui io a lanciare la proposta successiva, ispirandomi proprio a una delle immagini che scorrevano.
«E se provassimo a toccarci a vicenda? Magari è ancora più bello…»
Gli altri due non se lo fecero ripetere. Marco afferrò subito il mio cazzo con decisione, io presi quello di Davide e lui quello di Marco. Era strano e incredibilmente eccitante sentire nella mano la carne calda e pulsante di un altro ragazzo. Mi divertivo a cambiare velocità e pressione: quando acceleravo Davide emetteva gemiti strozzati, quasi sorpreso dalla propria reazione.
Il punto di non ritorno
Marco si chinò verso il mio orecchio, la voce bassa e complice.
«Senti… e se facessimo provare Davide a prendercelo in bocca? Tanto lo considerano tutti lo sfigato della classe. Potremmo dirgli che se lo fa lo terremo di più in considerazione…»
L’idea mi fece quasi tremare dall’eccitazione. Ripetei il suggerimento a Davide, aggiungendo che poi avremmo ricambiato il favore.
Lui esitò. «Farei qualsiasi cosa per essere accettato di più… ma questo no, non ci riesco.»
Insistemmo, ma lui continuò a rifiutare. A quel punto la mia pazienza finì.
Senza preavviso gli mollai una manata violentissima sulle palle. Davide urlò e crollò a terra tenendosi l’inguine, il viso contratto dal dolore. Corsi nello sgabuzzino, presi una corda robusta e tornai di corsa. Marco aveva già capito tutto: insieme legammo Davide mani e piedi, immobilizzandolo completamente sul pavimento.
Quando rinvenne dal dolore ci guardò terrorizzato.
«Che cazzo volete fare?»
«Siccome non hai voluto collaborare,» risposi freddamente «adesso verrai punito.»
La punizione
Iniziai a schiaffeggiare con forza il suo culo nudo. Colpi secchi, ripetuti, finché la pelle non divenne di un viola scuro e dolorante. Poi lo girai a pancia in su e, con un altro pezzo di corda, legai strettissimi i testicoli. In pochi minuti anche quelli presero lo stesso colore livido del sedere.
«Per le prossime due ore non verrà nessuno,» gli dissi. «Quindi per tutto questo tempo sarai il nostro oggetto. Potremo farti qualsiasi cosa ci venga in mente.»
Andai in cucina e tornai con un arsenale improvvisato: cotton fioc, due zucchine di misure diverse, la spazzola di mia madre con il manico spesso e cilindrico, lacca spray, olio e quattro guanti in lattice.
Lo rimettemmo a pecora, gli versai olio sul culo e lo avvertii: «Tra poco il tuo buchetto riceverà parecchie visite.»
Con un guanto infilato cominciai a massaggiare l’apertura, spingendo piano un dito, poi due, poi tre. Marco intanto si divertiva a torcere e piegare il piccolo cazzo di Davide, che ormai piangeva apertamente. Su mio suggerimento prese un cotton fioc, lo bagnò d’olio e iniziò a forzarlo direttamente dentro l’uretra. Davide singhiozzava, ma noi continuavamo.
«Smetti di frignare,» gli dissi. «Questo è solo l’inizio.»
Estrassi di colpo le dita: il buco era già notevolmente allargato. Presi la zucchina più piccola e la spinsi dentro senza quasi resistenza. Poi provai con la seconda, più grossa. Nonostante le urla strazianti, entrambe entrarono. Iniziai a stantuffarlo con violenza, dentro e fuori, mentre lui si contorceva.
Dopo cinque minuti le tolsi e passammo al manico della spazzola. Era enorme rispetto a quello che aveva già preso, ma con l’aiuto di Marco lo infilammo lo stesso. Marco prese il mio posto e pompò il manico avanti e indietro a ritmo forsennato, facendo sobbalzare tutto il corpo di Davide che urlava senza sosta.
Quando provammo a toglierlo, il manico rimase incastrato, come risucchiato. Tirammo insieme con forza e alla fine uscì, portando con sé striature di sangue. Il culo era rotto.
L’atto finale
Passammo alla bomboletta di lacca. Oliammo di nuovo tutto, ma non entrava. Cambiammo posizione: lo facemmo sedere con la punta cilindrica puntata verso l’alto e gli ordinai di calarsi da solo. Non ci riusciva. Alla fine mi appesi letteralmente a lui con tutto il mio peso: 50 chili in più fecero cedere il suo sfintere. La bomboletta entrò. La spingemmo ancora un po’, poi la estraemmo. Il buco era ormai una voragine rossa e sfondata.
Marco rise: «Guarda Davide, il tuo culo è così aperto che ci passerebbe pure la mia mano.»
Io lo presi in parola.
Mi oliiai la mano fino al polso. Ordinai a Marco di slegare i testicoli e di masturbare Davide per attenuare il dolore con un po’ di piacere. Mentre lui lo spompinava, io spinsi tre dita, poi quattro. Quando arrivai al pollice Davide ricominciò a urlare nonostante la sega. Spinsi con forza: le nocche entrarono a fatica, poi con un ultimo colpo l’intera mano scivolò dentro fino al polso.
Davide gridò come un animale e svenne quasi subito. Io non mi fermai: continuai a stantuffare la mano dentro e fuori, godendomi la sensazione di completo dominio. Quando fui stanco la estrassi. Il buco era irriconoscibile: enorme, sanguinante, con tagli netti e carne esposta.
Lo slegammo, lo pulimmo alla meglio, gli disinfettammo il retto. Dopo circa un’ora rinvenne. Disse solo che il culo gli faceva un male terribile.
Gli rispondemmo che se avesse obbedito dall’inizio non sarebbe successo niente. Da quel momento in poi sarebbe stato il nostro oggetto sessuale: se non voleva soffrire ancora di più, avrebbe dovuto eseguire ogni nostro ordine all’istante.
Davide, spezzato, annuì in silenzio.
Finimmo la ricerca in fretta. Poco dopo arrivarono le madri di Marco e Davide a riprenderli.
Quella non fu l’ultima volta che giocammo con lui. Ma questa è un’altra storia.
Categoria: Dominazione e ruoli
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