Passione estrema con mio fratello
Erano trascorsi molti anni da quei nostri “giochi zozzi”, come li chiamavamo allora. Li facevamo di nascosto, approfittando delle notti quando mamma e papà dormivano, oppure chiusi in bagno, io e mio fratello maggiore. Nonostante nel frattempo avessi scoperto il piacere anche con le ragazze e mi fossi abituato alla “patatina”, non avevo mai smesso di desiderare di riprendere quei giochi, questa volta andando fino in fondo, provando davvero tutto.
I nostri incontri si erano interrotti bruscamente quando lui, deciso a non continuare gli studi, era stato spedito da nostro padre dai parenti in Germania. Lì avrebbe lavorato in una fabbrica di birra e imparato il mestiere, con la promessa di un posto fisso al rientro in Italia. Io aspettavo con impazienza il suo ritorno, ma quando finalmente tornò non era più solo: portava con sé una ragazza tedesca, la sua “crukka”, e i soldi per prendersi un piccolo appartamento in città dove aveva iniziato subito a lavorare. Le mie fantasie sembravano destinate a svanire per sempre.
La lite che ha cambiato tutto
Poi però è arrivata l’occasione che non mi aspettavo. Lui e la fidanzata avevano litigato furiosamente; lei era ripartita per la Germania per un po’, lasciandolo solo. Ho preso il primo treno e sono andato da lui, deciso a tentare di riaccendere quel fuoco antico. All’inizio ogni mio approccio è stato respinto con decisione: «No, ormai siamo grandi», «A me piace la figa, e tanto», «Non rompermi i coglioni, accontentati della tua ragazzina», e via dicendo. Stavo quasi per arrendermi.
Mi sono chiuso in bagno, frustrato per quello che sembrava un viaggio a vuoto. Incazzato, ho dato un calcio al cesto della biancheria sporca: si è rovesciato e tra i vari indumenti è saltato fuori un perizoma minuscolo, nero e supersexy, sicuramente della sua ragazza. È stato in quel momento che ho deciso di giocarmi l’ultima carta.
Mi sono spogliato completamente, ho infilato quel perizoma che mi stringeva appena, ho recuperato un paio di tacchi altissimi sempre della crukka – rischiando di rompermi le caviglie – e sono uscito dal bagno ancheggiando, sculettando senza ritegno davanti a lui.
La resa
È rimasto pietrificato. Prima che potesse urlarmi di andare immediatamente a rivestirmi, ho continuato a muovermi lentamente, provocandolo con lo sguardo. Ho visto accendersi nei suoi occhi quella stessa luce eccitata di quando, da ragazzi, facevamo le nostre porcate illuminati solo dalla lucetta del comodino, attenti a non fare rumore. Ha provato a resistere ancora per qualche secondo, poi ha ceduto.
Si è tolto le scarpe, ha cominciato a slacciarsi i pantaloni e con voce rauca mi ha detto: «Vieni qui, cagnolino… ho un bell’osso da farti rosicchiare».
Finalmente ho potuto riavvicinarmi a quell’uccello grande e spesso che avevo desiderato per anni. Mentre lo accarezzavo e lo succhiavo con devozione, le sue mani grandi mi cercavano il culo, lo palpavano, lo aprivano. A un certo punto si è fermato e mi ha chiesto, con un misto di sorpresa e curiosità: «Ehi, fratellino… qualche anno fa non lo avevi mica così aperto. Ti sei già fatto trombare da qualcuno?»
Offeso, gli ho risposto di no. In piscina, nelle docce, avevo capito più volte chi sarebbe stato disposto a prendermi lì per lì, ma avevo sempre rifiutato. Avevo deciso di aspettare lui. Era il suo cazzo che volevo dentro di me. E siccome lui è davvero molto dotato – non lo dico per compiacerlo – mi ero preparato da solo, dilatandomi il buco con dita, oggetti vari, ortaggi, bottiglie strette… tutto pur di essere pronto per accoglierlo senza problemi.
«Ma davvero vuoi che ti inculi?» mi ha chiesto, quasi incredulo.
«Sì» ho risposto senza esitazione.
La prima volta
Mi ha fatto mettere a pecorina sul divano. Ha preso un barattolo di crema Nivea dal comodino, me ne ha spalmato una quantità generosa sul buco e poi, lentamente, ha iniziato a spingere. Nonostante le mie preparazioni, la grossa cappella mi ha fatto perdere il fiato. Il mio cazzo, durissimo fino a un attimo prima, si è ammosciato di colpo per lo shock. Ma lui ha avuto pazienza: è rimasto fermo dentro di me, accarezzandomi la schiena, aspettando che il mio corpo si abituasse.
Poi ha cominciato a muoversi, prima piano, quindi sempre più deciso. E il piacere è arrivato, forte, travolgente. Il mio uccello si è rimesso in tiro a scatti, pulsando. Mio fratello era fuori di testa: era la prima volta che scopava un culo – la crukka non glielo dava mai – e il fatto che fossi io, e che mi piacesse così tanto, lo mandava in estasi.
Abbiamo goduto come animali. È stato solo l’inizio. Il sesso tra uomini, per me, è il massimo: niente pippe mentali, niente «pensi solo a quello», «sei un maniaco», «devi rispettare i miei tempi». Solo desiderio puro, diretto, animalesco.
Mi ha scopato per ore, in tutte le posizioni. Quando sono ripartito in treno avevo il culo così indolenzito che ho fatto tutto il viaggio in piedi. Per diversi giorni ho potuto dormire solo di fianco o a pancia in giù. Ma non mi sono pentito nemmeno per un secondo.
Da allora, ogni volta che la crukka torna in Germania per qualche giorno, io prendo il treno e vado da lui. Ci diamo alla pazza gioia, senza limiti. È il nostro segreto, e per me è perfetto così.