Culi rotti di campagna
Il Ragazzo di Città e il Contadino: Amore e Desiderio in Fattoria
Un giovane di città costretto a un anno in campagna per espiare i propri errori incontra un cugino affascinante e innocente. Tra lavori manuali, bagni segreti al ruscello e confidenze sempre più intime, nasce un’attrazione irresistibile che trasforma l’amicizia in qualcosa di profondo e appassionato.
“Ma che vadano tutti a farsi fottere!” pensò Samuele uscendo dall’aula del tribunale. Quegli stronzi lo avevano umiliato pubblicamente, tirando fuori accuse di prostituzione e droga. Per fortuna non avevano scoperto tutto. E invece di una condanna normale, gli avevano appioppato una misura alternativa: un anno intero in una fattoria. Come se fosse una specie di Katia Ricciarelli.
Samuele vide sua madre che lo superava a passo svelto diretta verso l’automobile. Non era più la stessa da quando aveva scoperto cosa faceva davvero suo figlio quando diceva di andare a studiare. Da quando era andata a prenderlo al carcere minorile, gli rivolgeva la parola solo per lo stretto necessario. Gli sembrava che non avesse nemmeno provato a difenderlo dal giudice. Eppure, doveva ammetterlo, le grinfie di quel magistrato non erano state così terribili. Un anno in fattoria era comunque meglio che passare tutto quel tempo dietro le sbarre. Il biglietto era già pronto: sarebbe partito il giorno dopo.
Appena arrivati a casa, la madre gli sibilò un secco “testa di cazzo” e si chiuse nella sua camera. Anche Samuele si rifugiò nella propria stanza. Trovò il borsone più capiente e cominciò a riempirlo di vestiti. Poi prese lo zaino e ci infilò il lettore CD insieme a tutti i dischi che ci stavano. Non riusciva a immaginare esattamente come sarebbe stato quell’anno in mezzo ai campi, ma forse non sarebbe stato brutto come gli era sembrato all’inizio. Chissà, magari si sarebbe persino divertito.
L’arrivo dell’ospite
Cesare aveva appena finito i suoi lavori quando la madre lo chiamò. A diciotto anni era già un ragazzo in ottima forma, grazie al duro lavoro nella fattoria di famiglia.
«Ciao mamma, che volevi dirmi?»
«Volevo parlarti di un ospite che verrà a stare da noi» rispose Matilde. «Ho fatto domanda per un programma statale che aiuta ragazzi finiti nei guai con la giustizia. Quest’anno il raccolto non sarà granché e abbiamo bisogno di soldi. Lo Stato paga bene per questo tipo di accoglienza, e la domanda è stata accettata.»
«Aspetta… quindi ospiteremo un ex detenuto?»
«Che paroloni! È un ragazzo della tua età che ha avuto qualche difficoltà. E guarda caso è tuo cugino.»
«Io avrei un cugino? E come mai non l’ho mai visto?»
«È il figlio della sorella del mio primo marito. Con quella parte della famiglia abbiamo perso i contatti da tempo. Comunque arriverà domani e resterà qui per un anno.»
«Sembra un’idea divertente!»
«Un’ultima cosa, amore. Dividerà la camera con te.»
Vedendo l’espressione del figlio rabbuiarsi, Matilde lo lasciò solo a riflettere. A Cesare non dispiaceva avere un coetaneo in casa, ma condividere la stanza era tutta un’altra storia. Come avrebbe fatto con quella cosa che aveva scoperto da poco più di un anno? Tutti dicevano che era sbagliata e peccaminosa: quel ragazzo avrebbe potuto denunciarlo alla madre.
Dopo aver soppesato pro e contro – soprattutto i contro – Cesare decise di chiedere: «Ma è proprio necessario che divida la camera con me?»
«Sì, amore. Sai quanto costa riscaldare tutta la casa d’inverno. Non possiamo certo metterlo in una stanza che d’inverno resta al freddo. Dai, non sarà terribile come immagini.»
L’incontro alla stazione
Samuele scese dal treno e si guardò intorno. Il borsone e lo zaino pesavano molto più di quanto avesse previsto. Si diresse verso una panchina per riposare un momento. Mentre si sedeva, notò una donna con una folta chioma castana e un ragazzo della sua età che si guardavano intorno.
Il ragazzo era un gran bel pezzo di ragazzo. I capelli biondo-scuro, lisci e piacevolmente spettinati, e quegli occhi verdi tranquilli ma intelligenti catturarono subito l’attenzione di Samuele. Si stupì di riuscire a notare tanti dettagli da oltre due metri di distanza: evidentemente quel tipo lo aveva colpito sul serio.
Il giovane biondo lo osservò meglio e chiese: «Scusa, tu sei Samuele?»
«Yes» rispose Samuele con diffidenza, cercando invano di sorridere. «E voi siete la signora Matilde e Cesare…»
Cesare gli porse la mano. Mentre la stringeva, Samuele pensò: “Mi stanno accogliendo solo per i soldi del giudice. Mi aspetta un anno d’inferno.” La stretta era decisa, ma la voce di Cesare suonò timida: «Ciao. Sono tuo cugino Cesare. Pare che per il prossimo anno divideremo la camera.»
“Divideremo la camera?” pensò Samuele. “Ma che cazzo dice? Non avrò nemmeno una stanza mia? Meglio la galera allora!” Ma tenne per sé quei pensieri e mormorò soltanto: «Benissimo, amico.»
Notò un piccolo cambiamento nell’espressione di Cesare. Di solito capiva le persone al primo sguardo, ma questo ragazzo di campagna sembrava più complesso del previsto.
Intanto Cesare pensava: “Speriamo che la mamma sappia cosa sta facendo…” Eppure non disse nulla e chiese invece: «Vuoi che ti aiuti con le valigie?»
«Yes sir, grazie» rispose Samuele, sorpreso da tanta gentilezza.
«Benissimo, ragazzi» sorrise Matilde. «Ho parcheggiato il furgoncino qui vicino.»
Samuele rimase a bocca aperta quando vide Cesare sollevare senza sforzo i bagagli pesanti. Sentì anche un principio di erezione osservando i muscoli del giovane contadino tendersi sotto la maglietta.
Durante il tragitto fino alla fattoria, Samuele studiò Cesare senza riuscire a capire cosa lo rendesse così diverso dagli altri ragazzi che aveva conosciuto.
Quando il furgoncino si fermò, Cesare disse: «Dai, Samuele, ti mostro la nostra stanza. Poi ti faccio fare un giro della fattoria. Ti hanno detto che dovrai dare una mano con qualche lavoretto, vero?»
“Credevo fosse una vacanza premio…” pensò Samuele, ma ammise tra sé che lavorare accanto a Cesare non sarebbe stato male. «Ok, ma prima posso disfare le valigie e cambiarmi?»
«Certo! Vieni, ti faccio vedere la camera.»
Al piano superiore Cesare gli indicò dove sistemare le sue cose. Aveva notato gli sguardi strani del cugino, ma per il momento preferì non commentare. Gli chiese invece se avesse bisogno di qualcosa.
«Sì, non trovo il mio deodorante» rispose Samuele, osservando con desiderio Cesare che si muoveva per la stanza.
«Deodorante… ah, quella roba profumata che papà usa la domenica! Puoi prenderne un po’ del suo, ma… per chi vuoi profumare? Per le mucche?»
Samuele sorrise per lo stereotipo e disse: «Non importa. Ho qualche soldo, chiederò un passaggio alla signora Matilde la prossima volta che va in paese.»
Mentre Cesare stava in piedi, Samuele posò il borsone sul letto libero e cominciò a tirare fuori i vestiti per riempire la cassapanca. I cassetti erano vuoti, pronti per lui. Scelse una vecchia maglietta e un paio di jeans consumati, poi si sfilò quelli che indossava, lanciando occhiate al cugino.
A Cesare non interessava guardare, stava per chiedergli se voleva restare solo, ma quando Samuele si tolse la maglietta cambiò tutto. La pelle liscia del ragazzo di città lo colpì. Senza rendersene conto si accarezzò il pacco.
“Santo cielo!” pensò Samuele. “Mi sta guardando! Buone prospettive per quest’anno… ma cosa dirà quando scoprirà perché sono finito dentro?”
Si rivestì lentamente, mettendo in mostra il petto scolpito che in città gli aveva fruttato tanti soldi. Poi guardò Cesare dritto negli occhi.
«Bene Cesare, cos’hai da farmi vedere?» chiese con un sorriso sincero.
«Eh… possiamo iniziare dalla stalla» balbettò il contadino.
Confessioni nella stalla
Mentre camminavano verso la stalla, Cesare si chiese perché si fosse sentito così strano nel vedere Samuele cambiarsi. A scuola gli amici si spogliavano senza problemi durante l’ora di educazione fisica, eppure con lui era diverso. Decise di non pensarci più.
«Come mai sei finito nei guai, Samuele?» chiese d’impulso.
Samuele si sentì a disagio. «Per cose che non avrei dovuto fare… Mi hanno beccato con dell’erba. C’erano anche i miei amici. Qui non ne fanno un dramma, ma in città la polizia ti pedina ovunque.»
«Beh, non proprio. Però quando ti beccano te la fanno pagare cara, soprattutto se succede più volte. Tu hai mai fumato? Io fumavo, ma dopo questi casini è meglio che smetta» rispose Samuele con un ghigno, cercando di sviare il discorso. Si sentiva nervoso: perdeva il controllo della situazione, cosa che odiava.
Cesare confessò di non averla mai provata e raccontò di un amico punito con lavori socialmente utili. Poi cambiò argomento: «Comunque anch’io faccio cose brutte.»
«Cioè?» chiese Samuele incuriosito.
Cesare arrossì. «Quella cosa… giocare con il pisello finché diventa duro. Dicono che è sbagliato, ma io lo faccio lo stesso.»
Samuele sorrise. «Amico, lo fanno tutti, anche se nessuno lo ammette. Non preoccuparti, lo faccio anch’io.»
Il viso di Cesare si illuminò. «Davvero? Pensavo di non poterlo più fare la notte a letto. Mi dà sensazioni bellissime.»
Accorgendosi del gonfiore nei propri pantaloni, Cesare stava per cambiare discorso, ma vide che anche Samuele era eccitato. Allora chiese: «Tu hai mai fatto cose del genere?»
Samuele esitò, poi confessò con gli occhi lucidi: «Sono finito nei guai proprio per qualcosa di simile. Lo facevo per soldi… Ti prego, non spaventarti. Non ho malattie.»
Cesare lo rassicurò abbracciandolo. «Non capisco perché qualcuno ti pagasse per giocare con il tuo pisello. E poi si prendono davvero malattie?»
Samuele singhiozzò: «Non facevo solo quello… permettevo altre cose che possono trasmettere malattie.»
Chiuse gli occhi aspettando il disgusto del cugino.
Cesare era confuso. Poi capì e chiese con ammirazione: «Intendi che hai avuto rapporti con ragazze che ti pagavano?»
Samuele ricacciò indietro le lacrime. «No, Cesare. Non mi piacciono le ragazze. Ho fatto sesso con… dei maschi.»
Cesare rimase sconvolto. A scuola parlavano di certe persone come mostri, eppure Samuele non sembrava affatto un mostro. Era carino, e lui non sopportava l’idea che gli succedesse qualcosa di male.
Lo strinse più forte. «Va tutto bene, cugino. Per me non ci sono problemi. Mi dispiace di averti turbato. Possiamo restare amici?»
Samuele, commosso, rispose: «Sei davvero forte. Continuiamo il giro?»
Nessuno lo aveva mai accettato così. Cesare lo aveva abbracciato e fatto sentire bene. Il contadino lo prese per mano e gli mostrò ogni angolo della fattoria, fino al ruscello. Aveva mille domande, ma per ora voleva solo godersi la compagnia del nuovo ospite.
Il bagno nudo al ruscello
Il giro terminò sulle rive del ruscello che segnava il confine della proprietà.
«Gesù, è stupendo qui, Cesare!» esclamò Samuele. «Non ci vieni mai a nuotare?»
«Il punto più profondo è a duecento metri da qui, in una piccola ansa che forma una piscina naturale. È molto isolato… A volte ci faccio il bagno nudo» confessò Cesare con un sorriso colpevole.
«Capisco, è molto meglio nudi. Potremmo andarci insieme qualche volta, no?»
«Certo! Siamo cugini, non c’è nulla di male. Mi piace la tua compagnia, Samuele.»
A Cesare piaceva davvero stare con lui, nonostante le confessioni precedenti. Non avrebbe rivelato il segreto a nessuno. «Abbiamo ancora tempo prima dei lavori serali. Ti va di andare adesso?»
«Of course, di corsa!» rispose Samuele, impaziente di vedere il bel fattore nudo.
Al laghetto Cesare si spogliò senza esitazione. Samuele rimase senza fiato, poi cominciò a togliersi i vestiti senza staccargli gli occhi di dosso.
Cesare notò gli sguardi e ricordò la confessione di Samuele sul sesso con altri maschi. Intanto Samuele lottava contro un’erezione crescente e propose di entrare in acqua.
«Va bene, ma non vorrai nuotare coi pantaloni?» ridacchiò Cesare.
Samuele si tolse i pantaloni ma tenne i boxer aderenti, attraverso i quali si vedeva chiaramente il profilo del suo membro eretto di diciassette centimetri.
«Dai Sam, quelle mutande sono strepitose, ma toglile!» disse Cesare, mordendosi subito la lingua.
Samuele apprezzò il complimento. Si abbassò i boxer e il suo cazzo balzò su, colpendo la pancia con un rumore secco. Temeva che Cesare si spaventasse.
Invece Cesare scoppiò a ridere: anche il suo membro si era ingrossato fino a diciannove centimetri. «Mi sa che abbiamo lo stesso problema, Sam!» esclamò girandosi orgoglioso.
Samuele era già durissimo alla vista del corpo perfetto del cugino e quasi gocciolava. Solo un barlume di lucidità gli impedì di inginocchiarsi.
«Cesare, sei sicuro di voler nuotare così?» chiese nervoso.
«Certo! Qui non è strano vedere ragazzi nudi. Non mi interessa cosa hai fatto in passato.»
Samuele confessò di essere gay e temeva di metterlo a disagio o di avere voglia di fare qualcosa con lui.
Cesare gli mise un braccio sulle spalle. «Ti tratto come mi va di trattarti, perché mi piaci. E ora, in acqua!» Lo spinse scherzosamente nel laghetto freddo.
«Faccia da culo!» urlò Samuele emergendo, poi rise: «Magari l’acqua fredda ti risolve quel problemino!»
Cesare saltò vicino a lui schizzando acqua, poi diede una pacca scherzosa sul sedere del cugino gridando: «Ce l’hai!»
Samuele lo placcò. Nella lotta corpo a corpo i loro cazzi duri si sfregarono contro la pancia dell’altro. Samuele balzò indietro, rosso d’imbarazzo.
«Cesare, scusami, non volevo!» disse tremante.
Cesare si pentì della pacca. «Stavamo solo giocando. Possiamo mettere una pietra sopra e restare amici?»
«Non sei tu il problema, sono io. Mi piaci più di un amico normale. Credo di essermi innamorato di te» confessò Samuele, temendo di spaventarlo.
Cesare era confuso ma sollevato. «Tu mi piaci tantissimo. Non so cosa dire sull’innamoramento… ma se ti sei innamorato di me, lo affronteremo insieme.»
Samuele accettò qualsiasi decisione di Cesare. Poi Cesare notò le loro erezioni persistenti: «Non possiamo tornare così! L’unico modo che conosco per farle scendere è giocarci finché non sputano.»
«Vuoi una mano?» chiese Samuele speranzoso.
Dopo un momento di esitazione, Cesare accettò: «Se lo desideri veramente…»
Samuele si inginocchiò e avvolse il cazzo di Cesare nel pugno, facendolo gemere. Fece scivolare lentamente il prepuzio, poi leccò la goccia di liquido prespermatico sulla cappella.
«Santo cielo, è bellissimo!» gemette Cesare, che non aveva mai provato nulla di simile.
Samuele propose di stendersi sull’erba in posizione 69. Ingoiò il membro del cugino fino alle palle. Cesare gemette forte e cominciò a masturbarlo, ipnotizzato dalla cappella che si apriva e chiudeva.
Samuele si leccò un dito e lo infilò piano tra le chiappe di Cesare, prima metà, poi fino alla nocca, scopandolo con il dito mentre succhiava con foga.
Cesare sentì qualcosa dentro di sé che gli fece girare la testa. Samuele avvertì l’orgasmo arrivare, si tolse il cazzo di bocca per avvisarlo, poi riprese con furia. Pochi secondi dopo esplose, schizzando sborra in grossi fiotti mentre gemeva intorno al membro di Cesare.
Cesare, ipnotizzato, si ritrovò il seme caldo in faccia e perse il controllo: «Schizzo… schizzo… schizzo!»
Samuele succhiò più forte e bevve ogni goccia della sborrata bollente del cugino, coccolandolo finché non si ammosciò.
«Cè, ti amo, cazzo! Non ho mai provato niente del genere» esclamò Samuele girandosi faccia a faccia. Rimase a bocca aperta vedendo lo sperma sul viso del cugino.
«Ho la tua roba in faccia» ansimò Cesare.
Samuele si scusò, temendo sensi di colpa, ma Cesare rispose tranquillo: «Non ti ho sentito. Però mia mamma mi ammazza se torno così!»
Sollevato, Samuele leccò via ogni goccia dal viso di Cesare, poi lo baciò sulle labbra facendogli assaggiare il proprio sapore. Cesare aprì leggermente la bocca e lasciò che la lingua di Samuele entrasse. La testa gli girava.
Samuele lo guardò con gli occhi lucidi di felicità: «Cè, ti amo!»
Cesare era spaventato ed emozionato: «Questo significa che sono gay come te? Che finiremo all’inferno?»
«No, non finiremo all’inferno. Ti amo troppo perché accada. Non preoccuparti.»
Decisero di tenere tutto segreto finché Cesare non si fosse sentito pronto. Cesare confessò che era stato bellissimo, eccitante, e che anche lui credeva di amarlo. Samuele si sentì felice come non mai: per la prima volta provava qualcosa di più del semplice desiderio. Era amore, e si sarebbe impegnato perché durasse.
Ritorno alla fattoria e nuovi gesti
Tornarono insieme alla fattoria godendosi la reciproca compagnia. Mentre salivano per cambiarsi, incrociarono Matilde.
«Visto? Avevo ragione, avete fatto amicizia subito. Ti stai prendendo cura del mio tesoro, Samuele?»
«Sì, signora. Mi ha mostrato il ruscello e ci siamo divertiti a nuotare. Grazie per avermi accolto.»
«Vieni, Sam, ti insegno come si munge una mucca» disse Cesare entusiasta. Era convinto che sarebbe stato un anno fantastico.
Dopo essersi cambiati lentamente, osservandosi con desiderio, andarono nella stalla.
«Non ho mai munto una mucca, non so se sono capace» ammise Samuele.
«È facile!» Cesare preparò le mucche, posizionò uno sgabello e spiegò i passaggi. Notando Samuele fissargli l’inguine, scherzò: «Non appena finisci di fissarmi, prendi i secchi…»
Samuele arrossì. Cesare rise: «Mi piace quando mi guardi così. Ricordi prima come mi tenevi? Prova a far sentire bene anche la mucca!»
Samuele ci riprovò e questa volta uscì il latte. Era raggiante.
«Bravissimo, signor mungitore! Ti ho appena insegnato come si masturba una mucca!» rise Cesare a crepapelle.
Dopo aver finito con le mucche, andarono a dare da mangiare alle galline. Poi entrambi avevano bisogno di una doccia prima di cena.
«Abbiamo finito per oggi?» chiese Samuele.
Mentre chiudeva tutto, Cesare gli diede un bacetto sulle labbra e ridacchiò: «Sì, abbiamo finito! Andiamo a farci la doccia, signor mungitore!»
«Non è che tu profumi come una rosa, signor cowboy!» rispose Samuele ridendo, chiedendosi se Cesare avesse gli stessi progetti per la doccia.