Quando gli Amici ti sfogano addosso
C’era un patto tra noi. Una volta al mese ci riunivamo per dare sfogo alle nostre voglie più crude, senza etichette. Nessuno parlava di gay o omosessuali. Ognuno di noi aveva la fidanzata e ci piaceva raccontarci nei dettagli le scopate con loro.
Quel rito tra noi era iniziato per gioco sei mesi prima. Giovanni possedeva una villa con piscina circondata da alberi e siepi fitte. La strada era isolata: nessuno poteva vedere cosa succedeva in giardino, tantomeno dentro la vasca. Quando i suoi genitori erano via, ci invitava nei pomeriggi più caldi per un bagno rilassante.
Il pomeriggio che cambiò tutto
Quel giorno Alessio saltò fuori all’improvviso: «Ieri sera ho visto un video pazzesco su internet. C’era una ragazza bellissima circondata da otto ragazzi. Li succhiava uno dopo l’altro e alla fine ognuno le è venuto in faccia e in bocca. Una roba da urlo».
«Dai Alessio, non cominciare con queste cose che poi ci si alza a tutti» rispose qualcuno. «A me è già venuto duro» ribatté lui, sdraiandosi supino sull’acqua per mostrarci il suo cazzo teso e duro come marmo.
«Non eccitarci» disse Silvano. «L’età delle pompe ce la siamo lasciata alle spalle. Ormai abbiamo ventidue anni». Eravamo amici d’infanzia. Verso i diciotto anni c’era stato un periodo in cui, di sera, andavamo in un boschetto e ci facevamo le seghe a vicenda. Lo avevamo fatto cinque o sei volte. Poi era finita lì. Avevamo cominciato a frequentare le ragazze e non avevamo più bisogno di sfogarci tra noi.
«Invece io voglio eccitarvi» continuò Alessio. «E voglio proprio vedere come va a finire».
Salì le scale della piscina e si diresse verso il trampolino, ma non per tuffarsi. Rimase in piedi, con il cazzo duro stretto in mano, e cominciò a masturbarsi lentamente davanti a tutti noi.
«Stiamogli alla larga» esclamò Lorenzo, «quando viene ci schizza ovunque». «Sì, però che figata» commentò Antonio. «Io non sono mai riuscito a sparare così lontano».
Piero, nuotando piano, si stava già avvicinando al trampolino. Voleva vedere meglio la sega di Alessio. Sul suo viso si leggevano espressioni intense, anche se non emetteva alcun suono. Fu Alex a parlare per primo: «Adesso vengo lì e ti faccio una pompa. Mi è venuta voglia».
«Alex» intervenni io, «hai sentito cosa ha detto Silvano? Non siamo più i ragazzini che si spompinavano nel bosco».
«Sentiamo cosa dice Alessio» propose Sergio.
«Se qualcuno vuole approfittarne, non dico certo di no» rispose Alessio con un ghigno.
Alex uscì dall’acqua e salì sul trampolino. Alessio si girò verso di lui e gli offrì il cazzo. Alex si chinò e lo prese in bocca senza esitare.
«Mmmm… fantastico» gemette Alessio. «La mia ragazza non me lo succhia così bene».
Noi eravamo ancora in acqua e non vedevamo bene perché Alessio ci dava le spalle. La curiosità però fu più forte. Uno dopo l’altro uscimmo dalla piscina e ci avvicinammo. Ci disponemmo tutti intorno per osservare Alex mentre succhiava con impegno Alessio. Era sempre stato uno dei migliori.
Il turno di tutti
«Mi è venuta voglia di farglielo anch’io» disse Sergio, facendo segno ad Alex di spostarsi. «E poi scendiamo dal trampolino, cerchiamo una posizione più comoda».
Alessio, continuando a masturbarsi con una mano, si allontanò dal trampolino e si distese su uno sdraio. Sergio gli si avvicinò e cominciò a leccargli la cappella, il contorno, il buco, per poi prenderlo tutto in bocca in un solo movimento.
«Piano… piano» mormorò Alessio. «Non vorrai farmi venire subito. Devono succhiarmelo anche gli altri prima».
«Non contare su di me» dissi io.
«Ci conto eccome» replicò Alessio. «Eri uno dei migliori».
«Ne è passato di tempo. Adesso succhio solo figa».
Gli altri, un po’ innervositi dalla mia risposta e spinti da una sorta di sadismo giocoso, mi presero di forza e mi fecero inginocchiare tra le gambe di Alessio. Sergio si spostò per lasciarmi il posto. Mi dimenai quando Alessio stava per infilarmelo in bocca, ma gli altri mi immobilizzarono il viso. Il suo cazzo entrò tra le mie labbra.
«Wooow» fece Alessio. «Più le labbra sono grandi e più si gode quando ti succhiano». Io avevo davvero due bei labbroni carnosi, era un complimento che mi facevano spesso.
Superata la prima ondata di repulsione, feci mente locale a quando lo facevamo nel bosco. Ero sempre stato uno di quelli che preferiva succhiare piuttosto che essere succhiato. Non lo facevo da quattro anni, ma mi dissi: facciamo finta di tornare indietro nel tempo. Gli altri non mi tenevano più fermo. Continuai da solo.
Finché Lorenzo mi spostò per prendere il mio posto. Aveva la sua tecnica particolare: amava andare su e giù con la mano per scoprire completamente la cappella, poi succhiava forte mentre continuava a segarlo. Gli piaceva anche guardare le espressioni di Alessio mentre lo stava pompando.
Dopo i suoi cinque minuti toccò a Giovanni. Lui aveva un’altra fissazione: era ossessionato dal buco del cazzo. Cominciava leccandolo, lo apriva con le dita per studiarlo, stringeva forte l’asta per far uscire il liquido. Dopo tutte le succhiate che Alessio aveva già ricevuto, il precum usciva abbondante. Giovanni scostò la lingua e si formò un lungo filo trasparente tra la sua bocca e la punta del cazzo. Lo ruppe con le dita e poi lo prese in gola con foga.
Immaginate i versi e le facce che faceva Alessio. Silvano lo interruppe: «Un po’ a me adesso!».
«Te lo hanno lavato bene» commentò, «non ha nemmeno odore di cazzo». E partì con una pompa velocissima, a mille giri. Il viso di Alessio era in estasi, si contorceva sotto i colpi rapidi della bocca di Silvano.
«Fermati, fermati!» implorò Alessio.
«Devi resistere» disse Piero. «Tocca a me».
Con la mano tolse il cazzo dalla bocca di Silvano e prese il suo posto. Anche lui aveva la fissa del precum. Lo segò per un minuto, vide uscire altre gocce e cominciò a succhiargli solo la cappella con movimenti corti e decisi: dentro e fuori, ripetutamente.
Il momento del bukkake
Andò avanti così per qualche minuto finché Alessio, esausto, si alzò in piedi. Con il cazzo ancora in mano ci ordinò: «Dai, tutti qui intorno a me. Voglio sborrarvi in faccia!».
Ubbidimmo come in trance e ci inginocchiammo intorno a lui. Si masturbava con movimenti sempre più forti. Poi, ansimando e quasi urlando, rallentò. Scoprì completamente la cappella e cominciò a eruttare.
Inondò per primo il viso di Lorenzo, colpendolo sugli occhi e sulle labbra. Poi diresse il getto verso Piero, che aveva la bocca aperta e lo centrò in pieno. Si spostò su Silvano: un’altra colata potente sul viso. Alex fu investito da un getto violentissimo sulla fronte che colò subito sulle guance e sulle labbra.
Giovanni sperava che Alessio si fosse già svuotato, ma si sbagliava di grosso. Sulla sua faccia arrivò la sborrata più copiosa: mento, bocca, fronte, capelli. Quando indirizzò il cazzo verso di me chiusi gli occhi e serrai le labbra. Probabilmente lo fece apposta: mi centrò il naso, così che dovetti aprire la bocca per respirare e mi prese in pieno.
Quando arrivò a Sergio la potenza si era ridotta, ma riuscì comunque a ricoprirgli completamente il viso. Ogni schizzo fu accompagnato da un verso, un urlo, un singhiozzo di piacere.
Alessio, ormai completamente sudato, passò con il suo cazzo ancora gocciolante sulle labbra di tutti noi per completare l’opera. Qualcuno tirò fuori la lingua, qualcuno lo prese di nuovo in bocca finché lui, stremato, crollò sullo sdraio.
Noi ci alzammo lentamente, con i visi completamente impiastricciati di sperma, l’odore intenso che saliva fino al cervello. Andammo verso le docce per lavare via il segno del suo piacere.
Quando tornammo, Alessio si era addormentato. Lo prendemmo per braccia e gambe e lo lanciammo in piscina. Poi lo seguimmo tutti. Un altro bagno fresco in quel pomeriggio di fuoco.
Da quel giorno il rito continuò, una o due volte al mese. E ogni volta era uno solo a essere succhiato da tutti e a venire sulle facce degli altri. Non erano più i semplici pompini del bosco. Ci eravamo evoluti. Eravamo passati al bukkake.
Categoria: Amicizia e sesso
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