Caricare
Accedere Iscrizione

Gay in Belgio

23
12 ore fa
Immagine Gay in Belgio

Ero giovanissimo quando, per il diploma di maturità, ricevetti in regalo la mia prima automobile: una fiammante spider che mi faceva toccare il cielo con un dito. Il pacchetto comprendeva anche una breve vacanza in Svezia, meta che desideravo da tempo. Quell’estate del 1959 doveva essere indimenticabile, e lo fu, ma non per i motivi che avevo immaginato. Non arrivai mai in Svezia.

Partii che era ancora notte fonda. All’epoca non esistevano autostrade né trafori alpini, e il viaggio si rivelò interminabile. Feci la prima tappa ad Anversa, che sarebbe stata anche l’ultima. Chiesi in giro, con un francese scolastico che faceva sorridere tutti, dove potessi trovare una pensione. Alla fine mi indicarono una casa gestita da una madre e suo figlio.

Suonai il campanello. La signora che venne ad aprire era di aspetto gradevole, ma ciò che mi colpì di più fu che fosse italiana. Mi fece accomodare in un comodo salottino mentre riordinava la stanza per me. Poco dopo si affacciò dalle scale e mi invitò a salire.

L’Arrivo nella Stanza

La camera era immersa in una fresca penombra serale. L’arredamento era essenziale: un armadio, un comodino integrato nella testiera del letto e una poltrona. La prima cosa che feci fu cercare una doccia per lavarmi via la stanchezza e il sudore accumulato durante il lungo viaggio.

La salle de bain si trovava in fondo al corridoio. Mentre percorrevo quei pochi passi, sentivo chiaramente lo scroscio dell’acqua. Pensai che il bagno fosse occupato, ma ruotai comunque la maniglia ed entrai.

Ciò che vidi mi lasciò senza fiato.

Simone

Davanti a me c’era un angelo. Simone, il figlio della proprietaria, si era premurato di pulire il bagno prima del mio arrivo. Rimasi interdetto, paralizzato da tanta bellezza concentrata in un solo essere umano. Non oso descriverlo del tutto: il suo corpo giovane, armonioso, la pelle chiara, i lineamenti delicati. Mi salutò con un sorriso luminoso e uscì, lasciandomi solo con il cuore che batteva forte.

La doccia non bastò a calmarmi. L’ossessione per Simone mi aveva già preso completamente. Uscii dal bagno e mi allungai seminudo sulla poltrona nella mia stanza, cercando di rilassarmi.

Il Risveglio

Dovevo essermi assopito. Nel dormiveglia avvertii una sensazione di piacere struggente, come se qualcuno si fosse impadronito del mio cazzo e mi stesse facendo un pompino incredibile. Dischiusi gli occhi lentamente e la realtà superò ogni fantasia: Simone era accoccolato tra le mie gambe, completamente nudo, con il mio glande dentro la sua bocca calda e avida.

Lo accarezzai sui capelli morbidi. Lui alzò i suoi occhi azzurri, sbatté le lunghe ciglia e riprese con ancora più entusiasmo il lavoro interrotto. Se quello era uno dei suoi “servizi” di casa, era davvero bravissimo.

Teneva l’asta con una mano, segandola lentamente, mentre il glande sprofondava nella sua bocca vorace. La lingua roteava intorno alla cappella, tentando persino di infilarsi nell’orifizio urinario. Con l’altra mano mi massaggiava i testicoli con delicatezza esperta.

Il lungo e sapiente lavoro manuale e orale giunse al culmine. Eiaculai una quantità infinita di sborra nella sua bocca avida. Simone inghiottì tutto prontamente, senza perdere una goccia, e aspirò anche le ultime perle che ancora affioravano.

Il Contatto Intimo

Si alzò da terra con grazia e si sedette sulle mie gambe, facendo attenzione ad appoggiare il suo culo perfetto il più vicino possibile al mio cazzo ancora sensibile. Rimase così per qualche istante, facendo lenti movimenti circolari con il bacino, strofinandosi contro di me in modo provocante.

Poi si alzò, raggiunse l’interruttore della filodiffusione e accese una musica soft che si diffuse dolcemente nella stanza, creando un’atmosfera ancora più intima e sensuale.

Un delicato bussare alla porta interruppe quell’incantesimo. Da dietro il battente, sua madre annunciò che la cena era pronta. Simone rispose con voce tranquilla: «Arriviamo subito».

Non avevo ancora sentito il suono della sua voce. Era soave, vellutata, quasi femminile, tipica degli adolescenti in quella fase delicata di passaggio. Tornò da me, prese di nuovo il mio cazzo in bocca per ripulirlo con cura, poi si allontanò di due passi.

Assunse alcune pose studiate, mettendo in mostra il suo corpo nudo e il suo culo straordinario, e mi chiese con un sorriso malizioso: «Ti piaccio?».