Faccio pompini a mio cognato
Roberto non era solo il marito di mia sorella Gemma: era un vero maschio, un muratore di quarant’anni con un fisico scolpito dal lavoro pesante e dalle ore in palestra. Due figli piccoli, una casa che dall’esterno sembrava perfetta, la classica famiglia da spot pubblicitario. Eppure, dietro quella facciata, le cose non andavano affatto bene.
Gemma mi confidava spesso le sue preoccupazioni: i soldi non bastavano mai. Con due bambini piccoli, i costi crescevano e lei stava pensando di cercarsi un lavoro per dare una mano. Io, che conoscevo bene il titolare dell’impresa edile dove lavorava mio cognato, mi informai discretamente sul suo stipendio. Scoprii che Roberto guadagnava bene, a volte addirittura arrotondava con lavoretti nel fine settimana. Il problema era un altro: non portava a casa tutto quello che prendeva.
Grazie alle mie conoscenze e a qualche indagine discreta, non ci misi molto a capire dove finivano quei soldi: prostitute e video poker. Quando Gemma mi disse che stava seriamente valutando di mettersi a lavorare, decisi che era arrivato il momento di intervenire.
Il Confronto
Una sera chiamai Roberto a casa mia. Appena arrivò, andai dritto al punto.
«Senti, Roberto, so tutto.»
«Tutto cosa?» rispose lui, irrigidendosi.
«Tutto e basta. So che vai con le puttane e che ti stai mangiando un patrimonio con le slot machine. Gemma mi ha detto che vuole trovarsi un lavoro perché non riesce più a mandare avanti la famiglia. Devi smetterla, altrimenti sarò costretto a raccontarle ogni cosa.»
Lui mi guardò per qualche secondo, poi passò al contrattacco con un sorriso cattivo.
«Ok, tu dici a tua sorella che vado a puttane… e io dico alla tua sorellina che te lo prendi in culo, che sei un frocio.»
Restai gelato. Nessuno della mia famiglia sapeva della mia omosessualità. Non capivo come Roberto l’avesse scoperto, ma era chiaro che non bluffava. La paura mi strinse lo stomaco.
«Allora caro cognato, vuoi ricattarmi?» risposi cercando di mantenere la calma. «Va bene, non dirò niente a Gemma. Ma se vuoi salvare il tuo matrimonio e far crescere i tuoi figli in una famiglia serena, ti faccio io una proposta. Ogni tanto vieni da me, con la scusa di qualche lavoretto in casa, e invece il lavoretto vero lo fai a me.»
Roberto mi mandò affanculo, mi diede del frocio e del culattone, poi se ne andò sbattendo la porta.
La Resa
Passarono due settimane. Nel frattempo Gemma trovò un impiego part-time e Roberto continuò a fare i suoi comodi. Poi, una sera, suonò alla mia porta.
«Dai… dimmi cosa devo fare» borbottò entrando, senza neanche guardarmi negli occhi.
Gli dissi di accomodarsi sul divano e di stare tranquillo. Infilai un DVD porno nel lettore, poi andai in bagno a prepararmi. Quando uscii dopo una decina di minuti, lo trovai con il cazzo già fuori dai pantaloni, che si segava lentamente guardando lo schermo.
Mi avvicinai senza dire una parola, mi inginocchiai tra le sue gambe e gli presi il membro in bocca. Era grosso, molto più di quanto immaginassi, e duro come il marmo. Iniziai a succhiarlo con impegno, sentendo la sua carne calda e pulsante riempirmi la gola. Dopo qualche minuto di quel pompino intenso, Roberto emise un lungo gemito animalesco e mi venne in bocca, scaricando un fiume abbondante di sperma denso e caldo. Lo ingoiai tutto.
Si pulì alla meglio, si rivestì e se ne andò senza dire niente. Ma quella fu solo l’inizio.
L’Abitudine
Nei giorni successivi Roberto tornò più volte. Ormai ci aveva preso gusto. Ogni visita era più vogliosa e arrapata della precedente. Mi trattava esattamente come una delle puttane che frequentava di solito: volgare, diretto, senza troppi complimenti. Una sera, mentre mi scopava la bocca con forza, mi annunciò con voce roca:
«Ormai voglio incularti.»
Lo portai in camera da letto. Roberto si rivelò un vero toro. Mi fece mettere a quattro zampe e mi penetrò con decisione. Il suo cazzo grosso mi aprì senza pietà, spingendo sempre più a fondo. Mi scopò il culo per più di mezz’ora senza sosta, martellandomi con colpi potenti e profondi. Il mio sedere bruciava, ma il piacere era intenso. Alla fine mi costrinse a girarmi, mi venne di nuovo in bocca e mi fece bere ogni goccia del suo sperma. Poi uscì di corsa, ancora sudato e senza lavarsi.
La Discesa nei Desideri
Con il passare del tempo le sue visite si fecero sempre più frequenti e intense. Roberto cominciò a pretendere di tutto: voleva che gli leccassi i piedi, mi sputava in faccia mentre mi inculava, mi faceva bere non solo la sua sborra ma anche il suo piscio. Mi usava con sempre maggiore prepotenza, ma io non mi tiravo indietro.
Poi, una sera, mentre ero inginocchiato a succhiarglielo con passione, accadde qualcosa di nuovo. Roberto si chinò, mi afferrò il cazzo e cominciò a segarmelo con la mano callosa. Poco dopo si abbassò e mi prese in bocca, facendomi un pompino inesperto ma vorace. Mi fece venire tra le sue labbra, ingoiando il mio sperma senza esitazione.
Da quel momento il nostro rapporto cambiò. Qualche tempo dopo fu lui a chiedermi di incularlo. Finalmente facemmo del sesso completo, reciproco, senza ruoli fissi. Ci divertivamo, esploravamo, ridevamo anche. Roberto diventò meno stronzo con me, più sorridente, quasi affettuoso a modo suo.
Un Matrimonio Salvato
Una mattina mia sorella mi telefonò tutta contenta.
«Sai, Roberto da qualche tempo è più tranquillo e mi porta a casa tanti soldi. Non so cosa gli sia successo, ma sembra un altro uomo!»
Io sorrisi tra me e me. Aveva smesso di andare con le prostitute e di buttare soldi al video poker. Ora sfogava i suoi istinti con me.
Ero felice di aver salvato quel matrimonio e, soprattutto, di aver fatto scoprire a Roberto il piacere di stare con un uomo. Io, dal canto mio, avevo finalmente un amante vero, potente, capace di soddisfarmi come nessuno prima.
Il nostro era un segreto che sarebbe durato a lungo.
Una sera, mentre stava uscendo da casa mia dopo l’ennesimo incontro bollente, Roberto si voltò sulla soglia e mi disse con un ghigno:
«Sai, sei meglio tu delle puttane a succhiarmi il cazzo. Ho ancora voglia… Dai puttanella, fammi una pompa veloce che devo svuotarmi le palle.»
Chiusi la porta dietro di lui, già pronto per la prossima volta.
Categoria: Relazioni proibite
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