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Una baracca per dare il culo

14
4 ore fa
Immagine Una baracca per dare il culo

La vecchia baracca di legno, sperduta in mezzo alla campagna, era diventata il nostro tempio segreto. All’inizio ci andavamo solo per bere qualche birra fresca e guardare video porno sul telefono, ma l’aria tra noi tre — io, Sergio e Damiano — si caricava ogni volta di una tensione sempre più palpabile. La prima volta che ci masturbammo a vicenda fu quasi un incidente: un gioco rapido di mani tra jeans abbassati. Capimmo subito, però, che non ci sarebbe bastato.

Il compleanno di Damiano

Tutto cambiò il giorno del compleanno di Damiano. Lui era il più massiccio dei tre, quello che emanava un’autorità naturale. Ci guardò dritti negli occhi e dichiarò che per il suo regalo voleva scopare uno di noi. Sergio, con le mani che gli tremavano per l’eccitazione, tirò fuori una moneta da due euro.

«Testa io, croce lui.»

Uscì croce.

Damiano mi fece appoggiare al vecchio tavolo di legno, mi abbassò i pantaloni e mi spalmò sul buchino la mia stessa crema. Quando entrò, lo fece con una spinta secca, senza alcun preavviso. Sentii la sua mole aprirmi con una violenza che mi tolse il respiro. Il suo cazzo era largo e imponente; percepivo ogni venatura premere contro le mie pareti interne mentre mi martellava con colpi sordi e potenti. Le sue mani grandi mi afferravano le natiche, spalancandole per affondare ancora più a fondo, finché non venne dentro di me con un urlo soffocato, riempiendomi il sedere di sborra calda mentre Sergio ci guardava seduto, eccitato.

Una settimana dopo: il turno di Sergio

Una settimana più tardi toccò a Sergio. Il ghiaccio era ormai rotto e la baracca ci attendeva come un complice silenzioso. Sergio decise di alzare la posta. Si mise carponi sul tavolo e io mi posizionai davanti a lui. Mentre lui mi prendeva avidamente in bocca, sentii Damiano sistemarsi alle sue spalle. Fu un momento di intensità devastante: io venivo succhiato con foga da Sergio mentre Damiano lo penetrava con colpi brutali e profondi.

L’eccitazione fu tale che venni quasi subito nella bocca di Sergio, ma il desiderio non si placò. Mi voltai, appoggiando il mio sedere contro il bacino di Sergio mentre lui era ancora infilzato dal cazzo di Damiano. Sergio iniziò a leccarmi e a infilare le dita dentro di me, preparandomi con cura, finché non spinse il suo cazzo ancora scivoloso della mia sborra e della sua saliva. Eravamo un trenino perfetto: Damiano spingeva dentro Sergio, e Sergio spingeva dentro di me. Il tavolo di legno scricchiolava sotto il peso dei nostri corpi sudati. I colpi potenti di Damiano si trasmettevano attraverso il corpo di Sergio fino a raggiungermi, in un incastro di carne calda e piacere assoluto.

Il mio compleanno: piegare Damiano

Passarono tre mesi. Damiano continuava a essere il motore del gruppo, ma manteneva i suoi tabù: non prendeva cazzi e non usava la bocca. Quando arrivò il mio compleanno, decisi che era arrivato il momento di piegare la sua volontà usando lo stesso codice della moneta.

«Testa mi fai un pompino, croce mi dai il culo.»

Lanciai la moneta davanti ai loro sguardi bramosi. Uscì testa.

Damiano serrò la mascella, ma non si tirò indietro. Si inginocchiò lentamente sul pavimento polveroso della baracca. Mi afferrò il cazzo con le sue mani callose e iniziò a succhiarmelo con una foga rabbiosa, quasi volesse punirmi per averlo costretto. Usava la lingua con ruvidezza e spingeva fino in gola, portandomi rapidamente al limite. Proprio quando stavo per esplodere, si staccò con un sorriso di sfida e finì di mungerlo con la mano, stringendo forte finché non schizzai violentemente sul suo petto e sul suo viso.

L’incastro finale

Ma non avevo ancora finito. Mi inginocchiai a mia volta, volevo sentirli entrambi. Leccai i loro cazzi con avidità, passando dall’uno all’altro, assaporando l’odore muschiato del loro sesso e della nostra complicità crescente. Poi tornai a prendere in bocca il cazzo immenso di Damiano. Mentre lo succhiavo con devozione, Sergio si posizionò dietro di me. Mi afferrò per i fianchi, piantando le dita nella pelle, e mi penetrò con una spinta brutale. Sentivo la gola completamente riempita dalla verga di Damiano e il culo squarciato dalla foga di Sergio. Ogni spinta di Sergio dentro di me mi faceva affondare ancora più a fondo sul cazzo di Damiano.

Quando Sergio venne dentro di me, lasciandomi traboccante del suo sperma, si sfilò e lasciò il posto a Damiano. Lui mi sbatté contro il tavolo con una forza sovrumana. Entrò con un colpo solo, aprendomi al limite estremo. La sua penetrazione era totale e profonda; sentivo il suo bacino sbattere ritmicamente contro le mie natiche con un rumore sordo di carne contro carne. Mi possedette come se volesse marchiarmi per sempre, finché non si svuotò completamente nelle mie viscere, mentre Sergio rimaneva lì a guardare, eccitato dallo spettacolo del mio corpo piegato e tremante sotto la potenza del nostro amico.

Restammo lì per ore, immersi nel buio della baracca, tre amici legati da un segreto fatto di carne, sudore e legno antico che nessuno avrebbe mai potuto comprendere.