In una volta ne ho presi tanti (di cazzi)
Finita la scuola, avevamo deciso di incontrarci con alcuni compagni di classe per ripassare e prepararci alla maturità. Quel pomeriggio ci eravamo dati appuntamento a casa mia. Dovevano essere in cinque o sei, invece si presentarono solo in tre: Armando, Marco e Quirino.
In casa non c’era nessuno, così ci sistemammo in cucina con i libri aperti sul tavolo per studiare filosofia. Dopo una mezz’ora di chiacchiere e ripassi, suonò il campanello. Pensando fossero gli altri in ritardo, aprii senza nemmeno chiedere chi fosse.
Quando salì le scale, scoprii che era Alberto, un mio amico di vent’anni, un gran pezzo di ragazzo. Ci salutammo calorosamente, poi lo presentai ai miei compagni. Notai subito che li guardava con grande interesse, quasi se li stesse mangiando con gli occhi.
Ripensando a quanto era successo durante la gita a Berlino con Marco e Armando, capii che quel pomeriggio avrebbe potuto prendere una piega interessante. Misi da parte i libri e iniziai a raccontare della nostra esperienza berlinese, entrando piano piano nei dettagli di quella sera di pioggia in cui ci eravamo divertiti parecchio.
Il gioco comincia
Marco e Armando cominciarono a imbarazzarsi, mentre Quirino chiedeva incuriosito di cosa stessimo parlando. «Se vuoi, te lo faccio vedere» risposi io, alzandomi in piedi.
Marco e Armando non sapevano più dove guardare. Alberto invece mi fissava con intensità, avendo già capito cosa stava per succedere. Mi avvicinai a Quirino e gli posai una mano sul pacco, sentendo il suo cazzo ancora morbido sotto i jeans. Era diventato tutto rosso e rimaneva immobile.
Visto che non mi fermava, gli sbottonai i pantaloni e glieli abbassai. Cominciai a odorargli il membro: aveva un profumo buono, invitante. Intanto Alberto si era già tolto i pantaloni e si stava toccando mentre fissava Armando, che gli si avvicinò sfilandosi la maglia e mettendo in mostra i suoi muscoli scolpiti.
Alberto era in estasi. Io, nel frattempo, avevo tolto le mutande a Quirino e gli stavo facendo un pompino lento e profondo. Il suo cazzo non era enorme, ma era molto gustoso. Lui gemeva e mi spingeva la testa verso il basso, facendomelo arrivare in gola. Con le mani risalii sul suo petto, accarezzandogli i capezzoli. Sentii che era leggermente peloso, proprio come piaceva a me.
Marco, che fino a quel momento aveva solo guardato, non volle restare escluso. Si avvicinò ad Alberto e tirò fuori il suo cazzo. Alberto non esitò un secondo e se lo infilò in bocca, succhiandolo con avidità, mentre con una mano faceva una sega ad Armando.
Trasferimento in cameretta
Mi spogliai completamente, rimasi nudo e lasciai per un momento il cazzo di Quirino. Mi alzai e mi diressi verso la mia cameretta. Quirino e Armando mi seguirono con i membri già duri, mentre Marco rimase in cucina a farsi succhiare da Alberto, che continuava con gusto.
Mi sedetti sul letto. Armando e Quirino si piazzarono davanti a me, sbattendomi i loro cazzi in faccia. Presi in bocca quello grosso di Armando e cominciai a segare quello di Quirino con la mano. Dopo qualche minuto sentii dei passi: Alberto e Marco ci avevano raggiunti.
Alberto si spogliò completamente e rimase nudo come me. Lasciai Armando e Quirino per un attimo e mi avvicinai a lui per iniziare un bel 69. Gli altri tre ci osservavano, sperando di poterci scopare, ma io non avevo intenzione di concedere il culo senza ricevere qualcosa in cambio.
Alberto invece non la pensava allo stesso modo. Appena Armando si avvicinò, si staccò da me e si mise a pecora, pronto a prenderlo. Armando gli entrò dentro mentre Alberto gemeva di piacere.
Marco voleva scopare me, ma lo fermai. «Non sarà come l’ultima volta» gli dissi. Lui non capiva, così gli presi la mano e la portai sul mio cazzo, chiedendogli di farmi una sega. Acconsentì e cominciò a toccarmi. Ero eccitatissimo.
Dissi a Quirino di avvicinarsi e gli infilai la lingua in bocca, assaporando la sua saliva. Poi, non resistendo più alla voglia di essere preso, mi misi a pecora e gli offrii il culo. Marco si posizionò dietro di me, appoggiò il glande sul mio buco e entrò piano. Cominciò a scoparmi con spinte prima lente, poi sempre più intense e profonde.
L’orgia si scatena
Sentivo il suo cazzo entrare e uscire, le sue palle che sbattevano ritmicamente contro il mio sedere. Quirino mi rimise il membro in bocca e io ripresi a succhiarlo con passione. Capii che stava per venire perché i suoi gemiti si facevano sempre più forti. Mi fermai e chiesi a Marco di uscire: volevo che anche Quirino provasse il mio culo.
Quirino mi penetrò subito dopo e cominciò a scoparmi con foga. Marco si masturbava sopra di me, pronto a venire. Davanti ai miei occhi Armando stava sbattendo Alberto con forza. Godendo come animali, la scena mi eccitava da morire.
All’improvviso Armando sfilò il cazzo dal culo di Alberto e glielo mise in faccia, svuotandosi sulle sue guance. Alberto leccò tutto con avidità. Armando si sdraiò a guardare, mentre Alberto si spostò da Marco per prendere anche la sua sborra.
Nel frattempo Quirino continuava a fottermi con energia. Alberto mi avvicinò il suo cazzo alla bocca e mi fece ingoiare tutta la sua sperma quando venne. Poco dopo anche Quirino raggiunse l’orgasmo: tolse il cazzo dal mio culo e mi schizzò addosso. Anch’io venni poco dopo, spargendo il mio piacere sul letto.
Alberto si chinò su di me e leccò tutta la sborra dal mio corpo, poi mi baciò profondamente, facendomi assaggiare il sapore misto del nostro piacere.
Armando, Marco e Quirino fecero la doccia uno alla volta, mentre io e Alberto la facemmo insieme, continuando a baciarci e toccarci sotto l’acqua. Ci vestimmo, Alberto salutò e se ne andò. Noi riprendemmo i libri per ripassare. Prima di andare via, Armando chiese il numero di Alberto «per divertirsi nei momenti di noia», disse sorridendo.
Categoria: Incontri casuali
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