L'estate in cui il mio amico Nicola mi fece il culo
Durante le estati della mia infanzia e della mia prima adolescenza, le vacanze si svolgevano sempre sul lago. I miei parenti avevano una piazzola con roulotte e veranda in un grande campeggio da molti anni. Ogni estate si ritrovavano gli stessi amici arrivati da varie parti del Nord Italia. Con il passare degli anni, i giochi, le chiacchiere e le amicizie crescevano insieme ai nostri corpi e alle nostre menti in piena trasformazione.
Essendo il più piccolo del gruppo, solo uno o due anni più giovane degli altri, venivo ancora trattato come il bambino. A quattordici anni guardare i cartoni animati era normale per me, ma nel gruppo no, così spesso venivo preso in giro e lasciato un po’ in disparte.
L’unico che mi trattava in modo normale era Nicola, il mio amico di due anni più grande. Con lui trascorrevo il tempo fino a metà settembre, quando restavamo gli unici due ragazzi della nostra età ancora al campeggio.
Quell’anno, verso la fine di agosto
Quell’anno, verso la fine di agosto, durante una delle ultime bravate di gruppo, Nicola si ruppe il braccio destro. All’ospedale gli misero un bel gesso. Quando rimanemmo soli, le possibilità di divertirci insieme si ridussero notevolmente.
Nel bungalow deserto
Un pomeriggio, mentre esploravamo i bungalow ormai deserti, mi disse che gli scappava la pipì. Entrammo di nascosto in uno di essi. Nel bagno mi chiese aiuto per slacciare la cintura e abbassare pantaloncini e slip. Non era strano: avevamo fatto pipì insieme tante volte e avevamo anche confrontato i nostri piselli.
Quando abbassai tutto, però, mi ritrovai davanti al suo pisello completamente duro. Mi spiegò che si era eccitato pensando a un’avventura estiva con una nostra amica in comune. Io rimasi lì, in ginocchio di fronte a lui, a fissarlo più del dovuto. Quel rosa intenso, quell’odore particolare… nell’aria si respirava qualcosa di diverso.
Sentivo il desiderio di toccarlo, di avvicinarmi e inspirare quell’odore direttamente dalla sua pelle. Nicola notò il mio smarrimento e mi chiese se avessi mai baciato una ragazza. Al mio «no», volle sapere cosa stessi aspettando. Impacciato, gli confessai che nessuna mi filava perché ero l’ultimo del gruppo, ma che avevo una voglia enorme di provare.
Allora lui mi disse: «Posso insegnartelo io, se vuoi». Non capii subito e gli chiesi se fosse normale baciare un ragazzo. Mi fece promettere di non dirlo a nessuno e mi rivelò che baciava così bene perché era stato suo zio a insegnarglielo. Lo zio che alle cene di famiglia sembrava sempre così tranquillo e che conoscevo bene anch’io.
Titubante, gli domandai cosa dovessimo fare. «Spogliami completamente», rispose, «e poi spogliati anche tu». Iniziai a sentire un caldo improvviso e a tremare leggermente. Il mio pisellino era durissimo e mi pulsava, mentre le guance mi bruciavano.
Lui si avvicinò e mormorò: «Abbracciami». Mi strinsi forte a lui, cercando di trasmettergli con quel gesto tutto l’affetto che provavo. I nostri piselli si toccarono. Nicola cominciò a ondeggiare piano il bacino, facendo strusciare i nostri cazzetti l’uno contro l’altro in un movimento ipnotico.
Mentre io lo tenevo stretto con le braccia intorno alla schiena, lui fece scivolare la mano sinistra sul mio culetto e iniziò a palparlo con dolcezza. Era una situazione surreale eppure perfettamente naturale. Sudavamo entrambi, ero eccitatissimo e sentivo ogni inibizione svanire.
Quando spostò la mano per afferrarmi il cazzo, io feci lo stesso con il suo. Fu allora che mi baciò.
Avevo sentito che bisognava aprire la bocca, tirare fuori la lingua e farla girare. Nicola sorrise, apprezzando il mio entusiasmo, e cominciò a muovere anche la sua. La saliva colò abbondante sui nostri petti nudi.
Ero completamente perso. Un’altra persona mi desiderava, mi apprezzava. Mi aveva fatto eccitare in un modo sconosciuto e avrei fatto qualsiasi cosa mi avesse chiesto.
La Mia Prima Estate con i Maschi: Bungalow e Desideri Segreti
Continuazione intensa di un’estate di scoperte: chiuso in un bungalow deserto, tra baci proibiti e giochi sempre più audaci, un ragazzo vive la sua prima vera esperienza con un amico. Un racconto erotico gay crudo e coinvolgente su amicizia, curiosità e piacere condiviso.
Mi ritrovai così chiuso dentro un bungalow, in un campeggio ormai quasi deserto dopo la partenza delle orde di vacanzieri. Ero completamente nudo e limonavo con passione con il mio migliore amico.
I nostri cazzi si sfregavano senza sosta perché muovevo il bacino in un ritmo sensuale, come in un ballo latinoamericano. Avevo completamente perso la testa. Nicola si staccò dal bacio, mi guardò negli occhi e mi chiese con voce bassa:
«Allora, ti è piaciuto?»
Io non riuscii a rispondere a parole: feci solo un cenno affermativo con il capo. Lui sorrise.
«Bene, Ale,» disse chiamandomi con il mio nome, «ora dobbiamo tornare per cena. Ti va se ci rivediamo stasera?»
«Sì, Nico, ti prego!»
«Ti insegnerò altre cose stasera…» aggiunse con un sorriso malizioso.
Ancora nudo, fece finalmente pipì davanti a me, mostrandomi tutto senza imbarazzo. Poi ci rivestimmo in fretta e tornammo dalle rispettive famiglie.
A Tavola con la Mente Altrove
A cena i discorsi erano i soliti: il tempo, la bravura di mia cugina che aveva già finito i compiti estivi. Io però pensavo ad altro. Avevo il terrore che si notasse il gonfiore evidente sotto il costume da bagno.
Appena finito di mangiare, mi diressi a passo spedito verso il bungalow. Entrai per primo dalla finestra per aprire la porta a Nicola. Lui arrivò proprio in quel momento e scivolò dentro con passi felpati, silenzioso come un gatto.
Appena la porta si chiuse, nella penombra ci guardammo intensamente. Nicola sussurrò:
«Ale, stasera ti va di fare tante cose porche?»
«Sì, Nico… ma basta, non dirlo a nessuno!»
«Va bene. Allora voglio insegnarti quello che mi ha insegnato mio zio. Vieni qui.»
Si spostò nel piccolo bagnetto del bungalow.
«Ora baciamoci come prima. Mentre lo facciamo, fai la pipì.»
«Così, vestito?» chiesi sorpreso.
«Sì, tanto siamo in costume. Dopo andiamo a farci il bagno nel lago.»
Finita la frase tirò fuori la lingua e cominciò a insinuarla nella mia bocca. Di nuovo persi completamente il controllo. Il mio pisello era duro, schiacciato contro il pube, mentre una lingua calda e bagnata mi invadeva la bocca. Poi sentii un calore improvviso su di me: il suo liquido caldo che ci bagnava entrambi.
Anche io mi liberai. Fu una sensazione stranissima, un misto di appagamento e libertà condivisa. La testa mi vorticava e tremavo di voglia. Dovevo toccarlo. Spostai le mani dalla sua schiena fino al suo pacco, sentendo la durezza che il costume ancora tratteneva e il calore del piscio che lo bagnava.
A lui piacque. Con il braccio ingessato appoggiato sulla mia spalla, usò l’altra mano per tirare giù i suoi boxer.
«Questo lo faccio sempre con mio zio per eccitarci. Ora toccalo bene. Prendi il mio cazzo in mano e inginocchiati.»
Mi abbassai, riluttante a smettere di baciarlo ma curioso di vedere da vicino l’arnese di Nicola.
«Bene, Ale. Ora prendi il sapone e lavamelo per bene. Lava tutto con calma e cura, senza farmi male.»
«Scusami, Nico… sono impacciato.»
«Lavami anche dietro, con attenzione.»
«Come mai?»
«Perché ci daremo i bacini anche lì. Ora che hai finito, lavati anche tu.»
Mi spogliai e mi lavai con lo stesso scrupolo con cui avevo lavato lui. Eravamo di nuovo nudi, nella penombra del bagnetto illuminato solo dalla luce fioca di un lampione che filtrava dalla finestra. Ero in estasi.
Lezioni di Piacere
Una volta puliti, bagnati e ancora eccitati, mi insegnò altre cose.
«Ale, ora metti il mio coso in bocca. Leccalo e succhialo come facevi con la mia lingua.»
«Ump… così?»
«Sì. Fai uscire tanta saliva e cerca di farlo entrare più che puoi, ma senza che ti dia fastidio.»
Cosa posso dire di quel momento? Il suo cazzo duro e pulsante sul palato e sulla lingua, il profumo fresco di sapone, un ragazzo che mi voleva bene e che mi piaceva da impazzire. Mi piaceva terribilmente.
«Bravo, Ale. Ora, mentre lo fai, guarda verso di me se non ti fa male il collo. Anzi, aspetta: aiutami a sedermi sul gabinetto, così è più comodo.»
«Ok, ora continua.»
Vedevo che chiudeva gli occhi ogni volta che cercavo di infilarmelo il più possibile in gola. Gemeva quando muovevo anche la lingua a destra e a sinistra. Questo mi piaceva ancora più del bacio.
«Ale, tu sai cos’è la sborra?»
«Sì. Non l’ho mai detto a nessuno, ma una volta ho trovato un fumetto erotico. Guardandolo mi sono toccato e mi è uscita!»
«Oh, bene. Allora aspetta, facciamo altro se no mi esce subito.»
Mi disse di alzarmi e di girarmi. Sentivo la sua mano sul mio culetto, le dita che sfioravano il buco. Ogni tanto mi prendeva il pisello in mano per poi tornare a giocare lì dietro.
«Piegati un po’ e con le mani allargati le natiche.»
Non mi rifiutai: ogni gesto che facevamo mi piaceva e desideravo solo continuare.
Poi sentii la sua lingua. Leccava come un cane affamato. Il mio culo sobbalzava per quella nuova, inaspettata sensazione di puro desiderio.
Mentre spingeva la lingua dentro, la sua mano calda mi teneva le palle e mi spingeva contro di sé. Mi fece questo trattamento per qualche minuto. Dentro di me pensavo che ogni cosa fino a quel momento era stata meglio della precedente. Volevo che mi facesse di tutto.
Il Momento Culminante
«Ale, ma hai visto che ore sono? Sono già le dieci! Dobbiamo sbrigarci se vogliamo andare anche al lago!»
«Ok, cosa facciamo allora?»
«Finisci quello che mi stavi facendo prima. Finiscimi il pompino.»
Mi abbassai di nuovo e ricominciai il lavoro con più entusiasmo. Sentivo che dalla punta cominciava a uscire un liquido denso, come saliva. Questo mi fece desiderare ancora di più di vedere come gli usciva la sborra.
Con la mano mi teneva per la nuca e mi guidava in un movimento veloce ma rilassante.
«Ale, sto per farla. Fai così: metti due dita sul mio buco e spingile dentro quando vuoi.»
«Ma non ti farà male?»
«Non preoccuparti, è una sensazione bellissima.»
Se lo diceva lui, ci credevo. E la volevo provare anch’io.
«Ecco, ora Ale, spingile.»
Contrariamente a quanto pensavo, le mie dita non trovarono resistenza ed entrarono subito. La sua mano mi teneva fermo, anche se non ce n’era bisogno: volevo restare lì. Volevo sentire il sapore della sua eccitazione.
E arrivò. Tre getti di liquido caldo che mi riempirono la bocca. Insapore, neutro, ma terribilmente eccitante. Rimasi fermo con la bocca piena. Lui mi fece alzare.
«Ce l’hai ancora in bocca?»
Feci segno di sì con la testa.
«Falla uscire ora. Falla colare su di te.»
Buttai fuori il suo sperma: mi passò sul mento, sul collo e scese fino al petto. Lui si avvicinò e mi diede un bacio a stampo, dolce e affettuoso, sulle labbra.
Fu meraviglioso. Mi ero divertito tantissimo. Anche se ero ancora eccitato, ci ripulimmo alla meglio e corremmo al lago per lavare i costumi.