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Notte selvaggia con la Trans in pineta

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14 ore fa
Immagine Notte selvaggia con la Trans in pineta

Diana e Giulia stavano tornando da una passeggiata serale in centro città. Erano da poco passate le venti e trenta quando attraversarono la zona tra lo stadio e la pineta. Giulia notò quattro o cinque prostitute ferme sul ciglio della strada e, con un sorriso carico di malizia, disse: «Una di queste sere ti metto lì sul marciapiede a battere. Voglio proprio vedere quanto riesci a guadagnare in una sola serata».

Diana sentì subito quel familiare brivido di eccitazione pervaderla. Come sempre, quando la figlia – la sua Padrona – le prospettava uno dei suoi giochi perversi, il suo corpo reagiva all’istante. «Sì, Signora,» rispose con voce tremante di desiderio, «quando vuoi lo facciamo. Anche subito, se vuoi...».

Tra madre e figlia la tensione era sempre altissima. Si sfidavano, si odiavano e si amavano con una follia che le univa in modo indissolubile.

L’arrivo della trans brasiliana

Proprio in quel momento di carica erotica, una prostituta nera, alta e slanciata, si avvicinò alla loro auto. Aprì con decisione il vestito e mostrò un cazzo davvero enorme. Diana fissò quel grosso bastone nero e non riuscì a trattenere un’esclamazione: «Oh cazzo, ma è una transessuale... accidenti, che mazza!».

Giulia osservò la trans, poi guardò la madre. La donna, senza perdersi in preamboli, chiese: «Che volete? Che fate qua? Chi vuole questo mezzo metro di nerchia?».

Giulia non esitò nemmeno un secondo. «Sali, dai, vieni su... Ora vediamo cosa fare con quella mazza nera. Sali!».

La trans salì sul sedile posteriore e, rivolgendosi direttamente a Giulia, chiarì le sue condizioni: «Guarda che se volete tutte e due il cazzo, mi devi dare 200 euro, cara. Per meno di 200 non faccio niente io!».

Diana intervenne, incuriosita: «Parli benissimo l’italiano. Dove hai imparato?». Intanto non riusciva a staccare gli occhi da quel grosso cazzo nero e sentiva l’umidità crescere tra le gambe.

La trans rispose con tono fiero: «Sono in Italia da vent’anni. Ho studiato e lavorato, non ho fatto solo la puttana, sai?».

Giulia prese subito in mano la situazione. «Ascolta, bella, facciamo così: ci mettiamo dietro a quel muretto, tu chiami un paio di tue “amiche” colleghe e la mia schiava vi dà 100 euro ciascuna per farle il culo e altre cose che vi dirò io. Ok?».

Diana guardò Giulia, poi di nuovo la mazza nera, e si sentì arrapare come una cagna in calore. Ogni porcheria che la figlia Padrona inventava la eccitava fino a farla impazzire.

L’orgia sul cofano

Giulia fermò l’auto, fece scendere Diana – che era già mezza nuda, come al solito – e mise in mano alla trans due banconote da cinquanta euro. «Ora questa zoccolaccia ti fa un pompino, ti lecca le palle e il buco del culo. E intanto tu chiama un paio di amiche!».

Diana si mise immediatamente in ginocchio e prese in bocca il grande cazzo nero. Lo leccò con avidità e lo succhiò con passione. La trans, soddisfatta, fece due rapide telefonate nella sua lingua. Dopo appena cinque minuti arrivarono due “colleghe”.

A quel punto Diana aveva già il cazzo in bocca che si stava indurendo. Giulia la afferrò, la posizionò a novanta gradi sul cofano della macchina e ordinò alla trans: «Falle il culo, sbattila forte. E voi due, metteteglielo in bocca. Poi la inculerete anche voi!».

La trans non se lo fece ripetere due volte. Spinse subito il suo grosso cazzo dritto nel culo di Diana, che gemette forte come una cagna in calore: «Oooohhh... che cazzone... porca puttana!». Giulia le sputò in bocca e con le mani le allargò le natiche, permettendo al cazzo della trans di sfondarle il sedere fino in fondo.

Le altre due trans infilarono i loro membri in bocca a Diana, che li leccava e succhiava con avidità mentre veniva selvaggiamente inculata. I colpi potenti la facevano tremare. Presto Diana raggiunse l’orgasmo insieme alla prima trans, che le riempì il buco del culo con il suo sperma caldo.

Giulia, che aveva già allungato 100 euro a ciascuna delle altre due, diede nuove istruzioni: «Adesso fatele il culo anche voi due. E tu, fatti pulire il cazzo con la lingua dalla mia serva. Vieni!».

Diana leccò e succhiò con cura il cazzone che le era appena uscito dall’ano, pulendolo per bene, mentre il secondo cazzo le penetrava il culo fino in fondo.

Il piacere condiviso e il finale bagnato

Giulia, eccitata come una bestia alla vista della scena, sentì il desiderio di cazzo montarle dentro. La terza trans era libera, con il membro già dritto – probabilmente grazie al viagra che molte “ragazze” usavano per lavorare. Giulia si mise in ginocchio e prese in bocca anche lei la sua dose di minchia nera.

Diana, vedendo la figlia che pompava con gusto la trans, venne immediatamente un’altra volta. La seconda trans le sborrò nel culo e godettero insieme in un’ondata di piacere.

Giulia non aveva mai provato un cazzo così grande, nero e bello. Lo leccava, lo succhiava e lo baciava con devozione. Poi ordinò a Diana: «Vieni qua, troia puttana. Leccami la fregna e fammi venire mentre questo cazzo meraviglioso mi riempie la bocca. Leccami la figa e il culo!».

Diana obbedì all’istante, mettendosi a leccare la figlia con passione. Giulia godeva a bocca piena e presto raggiunse l’orgasmo, venendo sulla lingua della mamma ubbidiente. Poi la trans sborrò in bocca a Giulia, che subito fece aprire la bocca di Diana e le sputò dentro tutta la densa sborra della trans.

Diana aprì la bocca e bevve tutto, ingoiando avidamente mentre Giulia continuava a sputarle in bocca il resto e lei deglutiva ogni goccia.

Le tre trans, concluso il loro lavoro, si allontanarono. Diana era a terra, nuda e sfatta. Giulia, che aveva goduto più del previsto, si alzò in piedi sopra la madre e cominciò a pisciarle addosso. Le trans, incuriosite, tornarono indietro e osservarono la scena. Tirarono fuori i cazzi e si unirono, pisciando addosso e in bocca a Diana.

Diana si toccava il clitoride e godeva ancora, in un orgasmo prolungato. Dopo cinque minuti di pisciate continue e di piacere estremo, rimase a terra abbandonata come uno straccio usato.

Il gioco era finito. Giulia disse a Diana: «Alzati, troia. Andiamo a casa a lavarci. E poi ti frusto e ti meno come meriti... Sei una cagna e devo punirti!».

Diana, ancora stesa a terra, pensò che in effetti non aveva ancora preso nemmeno uno schiaffo in faccia o una frustata. Ecco cosa le mancava per completare la serata.


Categoria: Dominazione e ruoli

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