Ho una vera passione per i pompini
Mentre lui si allacciava i pantaloni e spariva tra gli alberi, io rimanevo ancora in ginocchio, con la bocca impastata dal sapore aspro dello sperma. Anche se non avevo ingoiato, sentivo i residui di quel liquido caldo scivolarmi in gola dopo l’ultimo affondo esplosivo.
Sputavo ripetutamente, cercando invano di liberarmi da ogni traccia di sborra. Arrivato a casa, passata la scarica di eccitazione, continuai a sputare e fare gargarismi per superare il disgusto. Per alcuni giorni l’idea di essermi lasciato andare in un ambiente così squallido mi tormentò.
Ma ripensando a quell’episodio a mente fredda, con il desiderio che tornava prepotente, mi compiacqui con me stesso per essere finalmente riuscito nell’impresa. Una nuova carica erotica mi invase, insieme alla voglia di trasgressione. Decisi così di ripetere l’esperienza.
Il parco e i suoi codici segreti
Ripresi a frequentare quel parco con assiduità. Presto notai che esistevano comportamenti e atteggiamenti quasi codificati. Gli attivi si vedevano in penombra, con il cazzo esibito in attesa di qualcuno che se ne prendesse cura. I passivi, invece, si offrivano mostrando le chiappe scoperte, spesso in posizione prona.
C’erano poi quelli dagli atteggiamenti inconfondibili: i gay mimavano movenze femminili, mentre gli stalloni, a volte palestrati, esibivano vistosi pacchi compressi sotto pantaloni di pelle o jeans strettissimi.
Frequentando quell’ambiente incontrai persone e cazzi di ogni tipo: dal timido impacciato, forse anche lui alle prime esperienze, fino agli uomini più autoritari e sicuri delle proprie scelte.
Doppio pompino nel parco
Un giorno, mentre ero inginocchiato a succhiare un bel cazzo duro, intravidi a poca distanza un uomo che ci guardava e si masturbava il membro ancora moscio. Interruppi per un attimo il pompino e, con un cenno della mano, lo invitai ad avvicinarsi.
Glielo presi subito in bocca. Dopo qualche minuto di intensa suzione lo sentii finalmente duro e pulsante. Ero felicissimo di essere riuscito, con la mia bocca, a ridargli vitalità. Li succhiai entrambi contemporaneamente.
L’ultimo arrivato, evidentemente molto emozionato, venne quasi subito. Mentre sborrava cercò di sottrarsi alle mie labbra, ma io glielo impedii e lo feci godere nella mia bocca, come piaceva a me.
Non feci in tempo a sputare che l’altro, stringendomi forte la testa contro di sé, cominciò a liberare potenti fiotti di sborra nella mia bocca già satura. Veniva a raffica. Dopo il terzo o quarto getto, che non riuscii più a contenere, violenti spruzzi fuoriuscirono dai lati delle mie labbra ancora serrate sul suo nerbo pulsante.
Mentre il maschio rantolava «Succhia troia… succhiami il cazzo…», io continuavo a succhiarlo, spruzzando sborra come una fontana impazzita.
L’incontro a casa con l’uomo peloso
In un’altra occasione, un tizio molto peloso e con una folta barba nera mi invitò a casa sua. Ci spogliammo e cominciammo a giocare sul tappeto del salotto.
Per un po’ gli succhiai il cazzo duro. Ricoperto com’era di peli scuri, sembrava meno grosso di quanto non fosse in realtà. Solo quando me lo spingeva in gola potevo apprezzarne la vera, notevole consistenza.
Quando fu ben duro e lubrificato, volle montarmi. Mi fece sdraiare a pancia in su con le gambe incrociate sulle sue spalle: una posizione ideale per offrirmi alla massima penetrazione.
Dopo avermi lubrificato con la saliva, puntò la cappella e con una spinta energica entrò dentro di me. Mi chiavò con grande maestria, facendomi gustare ogni centimetro del suo nerbo duro e vibrante nella mia cavità anale. A ogni affondo sentivo lo schiocco dei nostri coglioni che si scontravano.
Quando il suo respiro si fece pesante e roco, e le mani serrarono con più forza le mie natiche, capii che stava per venire. Lo strinsi anch’io più forte, sollevai il bacino per offrirmi meglio e un grido liberatorio accompagnò la scarica di lava bollente che mi riempì e scaldò tutto il corpo.
Mentre pulsava dentro di me, cercò di baciarmi sulla bocca. Glielo impedii, spiegandogli poi che del maschio mi interessava solo il cazzo. Per compensare la delusione, gli ripulii il membro con un lungo e morbido bidet fatto con le mie labbra.
Lo stallone fisso autoritario
Dopo alcuni mesi di frequentazione settimanale di quel parchetto e di altri simili, mi sentivo pronto per esperienze diverse. Avevo scoperto l’esistenza di riviste specializzate in incontri erotici e attraverso quelle ebbi diversi appuntamenti. Uno di questi mi portò da un uomo di bassa statura, tutto nervi, poco in carne ma molto deciso e autoritario.
Aveva un cazzo sotto la media rispetto a quelli che avevo visto e assaggiato fino ad allora, ma era sempre durissimo e incredibilmente carico di sborra. Ci frequentammo con assiduità e per un periodo divenne praticamente il mio stallone fisso.
Mi trattava con energica rudezza, cosa che mi piaceva moltissimo perché faceva emergere il lato sottomesso della mia sessualità. Di solito si faceva succhiare, poi mi montava. Spesso mi apriva con vibratori o enormi plug neri mentre continuavo a succhiarglielo, e alla fine mi godeva sempre in bocca.
Non mi eiaculò mai nel culo, solo in bocca, in tutte le maniere possibili. Frequentandolo capii di essere diventato per lui una semplice bocca in cui riversare tutto il suo piacere. Nelle sue mani diventavo una vera troia, una cagna da monta, come amava chiamarmi mentre lo succhiavo o mi montava.
Nonostante il suo autoritarismo, mi permetteva sempre di andare in bagno a sputare. Questa concessione, che a lui non sembrava pesare, in realtà tormentava più me. Mi rendevo conto della mia incompletezza: avevo succhiato e ricevuto sborra in bocca decine, forse centinaia di volte, senza riuscire a superare il tabù dell’ingoio.
La frustrazione era aggravata dal fatto che, da maschio, sapevo benissimo il piacere che provavo quando una partner mi faceva un pompino e ingoiava il mio sperma.
Il giorno in cui finalmente ingoiai
Un giorno, dopo una lunga seduta di autoconvinzione, andai da lui con la ferma intenzione di bere finalmente il frutto del suo piacere. Ero agitato e non lo avevo avvisato della novità.
Tutto procedette come al solito: lo succhiai, mi montò, mi impalò con un enorme plug nero che aveva comprato a New York. Mentre ce l’avevo ancora dentro, ricominciai a sbocchinarlo.
«Troia, succhiami il cazzo che voglio inondarti di sborra come una cagna in calore… succhia rottinculo… mungimi il cazzo…» mi diceva con voce roca, mentre il suo membro mi chiavava la bocca e il mio cervello, travolto dalla libidine, era concentrato solo sul progetto imminente.
Mi stringeva la testa tra le mani, muovendola a ritmo con il cazzo che stantuffava tra le mie labbra. All’arrivo dell’orgasmo mi strinse forte a sé ed emise un grugnito animale, scaricandomi in gola tutta la sua libidine calda.
Ero disteso sotto di lui, con la testa sul cuscino e il cazzo ancora in bocca che rilasciava piccoli residui di sperma. Quando cercò di sfilarsi, serrai le labbra e, con le mani strette ai suoi fianchi, gli impedii di muoversi.
Dopo qualche secondo di stupore mi guardò negli occhi e gridò: «Troia! Hai finalmente deciso di bere tutta la mia sborra!? Da oggi in poi te ne darò quanta ne vorrai… sarai il mio sborratoio personale… e ora succhiami come una cagna e fammi il bidet con la lingua…».
Da quel giorno nemmeno una goccia di sperma andò più perduta. Quello fu davvero lo svezzamento che aprì la strada a tanti altri traguardi importanti.
L’incontro con il magnifico cazzo da 20 cm
Avevo preso un altro appuntamento, sempre attraverso le riviste specializzate (all’epoca internet non esisteva ancora). Il tizio mi aveva chiesto di indossare perizoma e calze velate nere. Superato il primo momento di stupore, mi adeguai e andai all’incontro.
Come d’accordo, salii sulla sua macchina. Senza nemmeno salutarlo o guardarlo in viso, mi diressi subito verso il suo cazzo già duro, nascosto sotto la giacca. Cominciai a succhiarlo e continuai per tutto il tragitto fino a casa sua, anche mentre guidava.
La situazione insolita mi aveva eccitato moltissimo, e anche lui era molto arrapato. Appena arrivati mi fece spogliare. Quando vide che avevo rispettato la richiesta dell’intimo nero, mi fece inginocchiare e riprendere il pompino.
In ginocchio davanti a lui potei finalmente apprezzarlo in tutta la sua imponenza: era il più bel cazzo che avessi mai visto o toccato. Lungo oltre venti centimetri, grosso, di colore bruno, tempestato di gonfie vene violacee. La cappella grossa e livida svettava come un trofeo su quel tronco maestoso.
Una peluria chiara e rada esaltava ulteriormente quell’arnese di piacere che vibrava rigoglioso sopra uno scroto grosso e gonfio, carico di succo bianco e gustoso.
Lo succhiavo come un invasato mentre lui, tra gemiti e gridolini di stupore compiaciuto, si liberava dei vestiti. Quando fu completamente nudo mi sollevò, mi appoggiò una gamba sul divano, spinse il mio torace e il viso contro il cuscino, offrendogli le chiappe.
Indossò un preservativo, mi lubrificò il buchetto con la saliva e appoggiò la cappella. Poi iniziò una lenta avanzata dentro il mio corpo cedevole: prima superò lo stretto sfintere, poi scivolò come una lama calda nel burro fino a entrarmi completamente.
Rimase fermo dentro di me per qualche istante, dandomi il tempo di assaporarlo. Mi sentivo bene, felice, come una giumenta in attesa del suo cavallo, come una cagna che solleva la coda al maschio.
La tempesta arrivò improvvisa. Cominciò a chiavarmi con colpi rapidi e profondi. Le sue mani mi mordevano i fianchi mentre il cazzo scavava sempre più a fondo. Le penetrazioni sempre più veloci mi scuotevano il corpo e la mente, portandomi al limite dello svenimento.
Mentre mi montava sentii il mio cazzo sciogliersi. Per la prima volta venni contemporaneamente: il cazzo che sborrava e il culo che si contraeva convulsamente intorno al suo nerbo. Con una mano raccolsi la mia stessa sborra e la leccai mentre venivo inculato. Una libidine immensa.
Poi arrivò la quiete. Lo sentii pulsare profondamente dentro di me mentre un rantolo soffocato accompagnava il suo orgasmo. Quando, ormai svuotato, si abbandonò con il petto sulla mia schiena, lo trattenni ancora qualche minuto dentro di me.
Mi sollevai estraendolo ancora duro, gli sfilai il preservativo e con la lingua gli ripulii il cazzo, succhiando via le ultime gocce di sperma caldo.
Poi, ricordando una scena di Moana Pozzi vista anni prima al cinema, rimasi in ginocchio davanti a lui. Sollevai la testa, incrociai il suo sguardo appagato e, mentre ci scambiavamo un’occhiata tra il languido e l’osceno, alzai il goldone e strizzai tutto il suo abbondante contenuto direttamente nella mia bocca ingorda e golosa.
Categoria: Prime volte
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