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Il Mio Barbiere e l'Incontro Proibito a Casa Dopo Anni di Desiderio

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6 giorni fa
Immagine Il Mio Barbiere e l'Incontro Proibito a Casa Dopo Anni di Desiderio

Era una mattina di primavera come tante altre: l'aria profumata di fiori, il cielo sereno, le rondini che sfrecciavano libere e gli ormoni in subbuglio. Quel giorno segnò il mio primo incontro con Gianni, il barbiere che sarebbe diventato il fulcro dei miei desideri più nascosti.

Avevo bisogno di un nuovo parrucchiere perché il mio precedente si era trasferito altrove. Un amico mi suggerì: "Daniele, prova il mio, è davvero bravo". Accettai il consiglio e entrai per la prima volta nel suo salone, ignaro di cosa mi aspettasse.

Il Primo Incontro

Mi ritrovai di fronte a un ragazzone attraente: capelli ricci, occhi chiari, pelle pallida, barba non troppo folta, magro con un accenno di pancetta. Indossava jeans attillati che lasciavano poco all'immaginazione. Mi accolse con un sorriso caloroso: "Ciao, sono Gianni. Accomodati, finisco con questo cliente e arrivo da te". Riuscii a malapena a sostenerne lo sguardo e a rispondere. Seduto in attesa, lo osservavo al lavoro: mani grandi, espressione seria, movimenti rapidi e precisi. Sentii già un fremito interiore.

Mi accomodai alla postazione e iniziammo a chiacchierare: presentazioni, il motivo della mia visita. Da quel momento, per abitudine e per il piacere di ammirarlo, presi a frequentarlo regolarmente. Adoravo il suo profumo, le sue mani tra i miei capelli, il contatto casuale del suo inguine contro il mio braccio durante il taglio.

La Confidenza Crescente

Passarono gli anni e la familiarità aumentò. Una sera, si trattenne oltre l'orario di chiusura apposta per me, per sistemarmi barba e capelli. Parlammo di tutto: della mia giornata lavorativa appena conclusa, del più e del meno. Quella sera scoprii un lato di Gianni: era un vero porco. Presi il telefono e, per caso, apparve l'immagine di una donna con un sedere prorompente a bordo piscina. Il suo sguardo cadde lì: "Chi è questa porcona? Guarda che culo, mamma mia". Descrisse nei minimi dettagli come l'avrebbe posseduta. Non credevo alle mie orecchie; avrei voluto abbassarmi i pantaloni e offrirgli il mio: "Usa questo, sfogati". Cambiai discorso perché la situazione stava sfuggendo di mano.

Dopo un po', tornò sull'argomento: "Prima, vedendo quel culo, mi è venuta una voglia matta. Sono arrapatissimo, giuro". Non replicai, feci un sorrisetto e dissi: "Eh, queste donne ci confondono". Fingendomi etero, in una piccola provincia dove nessuno sapeva della mia omosessualità.

I giorni successivi non smisi di ripensare a quel momento, masturbandomi immaginando di scoparlo lì, con la porta chiusa e il silenzio fuori.

I Discorsi Audaci

Passarono mesi e la confidenza si consolidò: attualità, sport, cronaca, pettegolezzi e, inevitabilmente, sesso. Mi raccontava dettagli su cosa gli piacesse fare, incluse le misure del suo membro. Ero talmente preso che, col tempo, gli feci capire il mio interesse, almeno per vederlo.

Gli anni volarono, i discorsi si fecero sempre più spinti: guardavamo porno insieme, facevamo battute a doppio senso. Non immaginate quante masturbazioni su frasi come "Non piegarti, sai come va a finire" o "Il mio si alza quando voglio, te lo metto anche a te".

La Sera Decisiva

Una sera d'inverno, ero in panico: il giorno dopo iniziavo un nuovo lavoro, ma capelli e barba erano un disastro. Lo chiamai e lui si offrì di venire a casa mia per sistemarmi.

Entrò guardandosi intorno: "Bella casetta, che relax vivere da solo, immagino". Lo disse con una mano nei pantaloni, toccandosi le palle. Rimasi interdetto, ma procedetti. Gli mostrai dove sistemarci, ma prima mi chiese: "Dov'è il bagno? Devo pisciare". Gli indicai la direzione. Dopo qualche minuto, mi chiamò per lavarmi i capelli.

Aprii la porta aspettandomi di trovarlo al lavandino. Invece, eccolo in piedi vicino alla vasca, con il membro eretto, venoso, palle gonfie. Mi guardò intensamente: "È questo che volevi, vero?".

L'Esplosione di Passione

Senza esitare, mi avvicinai, mi inginocchiai e lo presi in bocca, lasciandomi scopare la gola. Con una mano gli massaggiavo le palle, con l'altra lo masturbavo vigorosamente.

"Che troia, lo sapevo da tempo che lo volevi".

"Porco, ci hai messo tanto a realizzarlo".

"Volevo essere sicuro, che puttana sei. Tutti quei discorsi fingendo che ti piacesse la figa".

"Esatto, non sai quan...".

Con un gesto deciso, mi infilò il membro in gola: "Stai zitta puttana! Lo volevi, ora lavoralo per bene".

Lo afferrai con due mani, succhiandolo con tale intensità che mi disse di rallentare perché gli serviva. Dopo pochi minuti, mi girai pregandolo di penetrarmi. Lo guidai in camera tenendolo per il membro. Mi scopò con ferocia animale, scambiandoci parole sporche. Mentre affondava, ripeteva quanto fossi troia e meritassi litri di sborra. Verso la fine, lo implorai di venire dietro, ma rifiutò: "Ingoia". Obbedii. Fu estatico.

Dopo quella sera, continuai a frequentarlo per tagli e rapporti occasionali, rari. Mi diverte provocarlo quando siamo soli: toccargli il membro, strusciarmici contro con il culo.