La Notte Proibita con Zio Claudio in Vacanza dai Nonni
Non sono sempre stato bisessuale. All'inizio, quando cominciai a masturbarmi, dedicavo le mie fantasie a Jen di Dawson's Creek: bionda, capelli corti da ribelle, sexy da morire. Ero piccolo e ingenuo. Poi, chissà come, nacque la curiosità per il corpo maschile. Guardando Dragon Ball su Italia 1, mi ritrovavo a fissare i fisici scolpiti, e l'eccitazione cresceva. Finché arrivò la prima polluzione notturna: un sogno innocente in cui limonavo di nascosto con Alberto, il fratello maggiore di una mia amica.
Gli anni passarono e il desiderio si intensificò. Seghe infinite dedicate a ogni uomo che mi attraeva, fisicamente o mentalmente. Fino ai diciotto anni, però, non provai nulla di concreto: conducevo una vita da etero convinto.
Con i miei genitori partimmo per visitare i nonni in un paesino isolato. Arrivati, notai subito zio Claudio: 34 anni, fratello di mia madre, fidanzato da sempre con la stessa donna. La sua presenza possente, maschia, mi colpì. Quando lo osservai meglio, pensieri torbidi invasero la mia mente.
Ci sistemammo a casa dei nonni e, per una fortunata coincidenza, finii a dormire nella stessa camera con zio Claudio. La sera, dopo cena, andai a letto. Misi le cuffie per ascoltare musica. Lui era uscito con la fidanzata. Eccitato, aprii i cassetti e trovai un suo paio di boxer. Li annusai profondamente, poi decisi di indossarli. Appena li infilai, il mio sesso si indurì all'istante. Iniziai a toccarmi.
Frugando tra le sue cose, scoprii un fumetto porno etero. Alla vista di quei cazzi disegnati, l'erezione aumentò. Mi masturbavo con foga quando sentii un rumore: la porta si aprì. Zio Claudio entrò e mi vide. Sorrise. Tolsi le cuffie, rimisi il membro nei boxer e arrossii violentemente.
Mi guardò ridendo: «Vedo che ti stai divertendo».
Non risposi. Ribatté: «Non preoccuparti, è normale alla tua età».
Lo guardai e mi scusai. Mentre si cambiava, mi osservò meglio: «Ma quelli sono i miei boxer…».
Mi avvicinai. Lui era seduto sul letto, io in piedi davanti. «Sì, sono proprio i miei, quelli che uso per dormire».
Lo guardai e mi scusai di nuovo. Avevo un'erezione impossibile da nascondere. Zio Claudio chiese: «Vorrei riaverli, così posso usarli stanotte».
Mi sfilai i boxer: il mio sesso uscì duro come marmo. Lui fece finta di non notarlo. Poi si alzò, si tolse i jeans e gli slip. Il suo membro enorme, duro e scoperto, mi lasciò senza fiato. Alzai subito lo sguardo, fingendo indifferenza, e gli porsi i boxer.
Mi guardò: «Non so se in questo momento possano servirmi».
Lo guardai in faccia, abbassai gli occhi e ridacchiai: «Beh, secondo me non ce n'è bisogno».
Mi osservò: «Vuoi toccarlo?».
Annuii. Non riuscivo a staccare gli occhi. Lui lo muoveva su e giù. Pian piano allungai la mano e lo accarezzai. Zio Claudio mi chiese: «Hai mai provato ad assaggiarlo?».
Risposi: «No, ma ora ho proprio voglia di un bel gelato».
Sorrise: «Gustalo, se vuoi».
Mi chinai e iniziai a leccarlo lentamente. Claudio mi disse: «Alzati».
Lo guardai, avvicinai le labbra alle sue mentre la mia mano restava sul suo sesso. Ci baciammo, sospirammo. Lo desideravamo entrambi. Mi staccai: «Posso leccarlo di nuovo?».
Annuì. Dopo averlo preso in bocca più volte, mi rialzai e lo ribaciai. Ci spogliammo completamente. Lo sdraiai sul letto e iniziai a succhiarlo con avidità. Mi guardò: «Sei bravo, cazzo!».
Mentre lo leccavo: «Voglio provare anche altro».
Sorrise. Mi infilai tutto in gola, presi la sua mano e la posai sulla mia nuca perché spingesse più forte. Ansimava, soffocavo, godevamo. Ad un tratto mi staccò, mi baciò: «Ora tocca a me».
Mi fece stare in piedi davanti a lui e iniziò a succhiarmi. Poi mi girò. Si alzò, mi fece piegare leggermente. Sentii la sua lingua bagnare il mio ano eccitato. Dilatò piano: un dito, due dita, dolore. Continuò a leccare, prese la vaselina, tre dita. «Ci siamo!».
Lo sentii entrare: dolore intenso che divenne piacere. Provavo estasi tale che, quando mise la mano sul mio sesso, venni sul comodino davanti a me. Sporcai tutto, il muro, la lampada. La sua mano era piena del mio seme. Uscì, mi fece girare e mi mostrò la mano colma. La leccò, ci baciammo, leccai anch'io il mio sperma dalla sua mano.
Mi prese: la mia schiena sul letto, le mie gambe sulle sue spalle. Iniziò a penetrarmi con forza: uno, due, tre, quattro… sempre più veloce e selvaggio. Uscì di colpo, si masturbò e mi inondò del suo seme caldo. Leccò tutto. Ci baciammo, sporchi ovunque ma eccitati. Ci abbracciammo e sospirammo.
Prendemmo i fazzoletti e ci pulimmo. Claudio disse: «Vedi Luca, anche tra maschi ci si può divertire, e in certi momenti è meglio che con una donna».
Guardai il suo membro: «Beh, con certi arnesi sì che ci si diverte».
Rise. Ci addormentammo abbracciati, in silenzio, consapevoli di ciò che avevamo fatto e impazienti di rifarlo, anche se le occasioni sarebbero state sempre più difficili.