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Chatscha Alva: La Caccia Bianca e i Segreti dell'Iniziazione Maschile

14
5 ore fa
Immagine Chatscha Alva: La Caccia Bianca e i Segreti dell'Iniziazione Maschile

«Sei agitato?» mi ha chiesto mio padre di punto in bianco.

Ho staccato gli occhi dal paesaggio alpino che scorreva oltre il finestrino e l’ho guardato. Era seduto accanto a me sul pullman.

«No… cioè sì, un po’. Però mi sento pronto. Ma non dovresti iniziare a spiegarmi come funziona ’sta cosa? Siamo quasi arrivati. In tutti questi anni che sei venuto da solo non hai mai detto una parola. Nemmeno alla mamma.»

«Ne hai parlato con tua madre?» La voce gli si è incrinata, anche se cercava di tenerla bassa. «Ti avevo vietato espressamente di farlo.»

«No, no, figurati. Non tradirei mai la tua fiducia.»

Mi ha fissato a lungo, inquisitore. Quando ho sostenuto lo sguardo senza abbassare gli occhi ha annuito piano.

«Quella a cui parteciperai è un’antica cerimonia» ha detto alla fine, girando lo sguardo verso il finestrino. «Solo i discendenti delle vecchie famiglie della valle possono conoscerne i riti e i segreti. Si chiama Chatscha alva.»

«Ca… cacialva?»

«È romancio, la lingua di tuo padre. Tu non l’hai mai imparata.»

Ha fatto una pausa.

«La Caccia Bianca.»

«Tipo lo Pschuuri?»

Lo Pschuuri lo conoscevo: la festa di fine inverno a Spluga, quando gli scapoli mascherati rincorrono le ragazze e gli dipingono la faccia di nero. Un vecchio rito di fertilità.

«La Chatscha alva è molto più antica» ha risposto lui. «I nostri antenati la facevano già prima che arrivassero i romani con le loro strade e le loro leggi. Ai tempi in cui in Gallia i druidi ancora sgozzavano uomini per le divinità.»

«Sacrifici umani?» Un brivido mi ha attraversato la schiena.

Ha riso piano. «Tranquillo. È un’iniziazione. Diventare adulti. Per questo puoi farla solo adesso che hai compiuto diciotto anni.»

«E come funziona esattamente?»

«Ogni cosa a suo tempo. Per ora accontentati.»

Stavo per insistere, ma la voce metallica del pullman ha annunciato la fermata.

Mio padre ha preso il borsone, io lo zaino. Siamo scesi.

Che la caccia abbia inizio

«LIVIO!»

Un ragazzo della mia età mi è corso incontro agitando le braccia.

«Marino!» Ci siamo abbracciati forte.

Marino è stato il mio migliore amico d’estate fin da bambini. Anche adesso che vengo di rado ci sentiamo quasi ogni giorno online.

«Benvenuto, Livio.» Alle sue spalle è comparso Valerio, il padre di Marino, tendendomi la mano con fare solenne.

Sono rimasto spiazzato. Valerio era sempre stato come un secondo padre. Mi ha ospitato infinite volte. Eppure quel saluto formale mi ha messo una strana distanza.

Poco prima di mezzogiorno abbiamo iniziato a salire a piedi dietro il paese, dentro il bosco. Faceva caldo, anche in quota. Era il giorno prima del solstizio.

Mentre salivamo incrociavamo altri uomini e ragazzi della mia età. Marino li salutava tutti.

«Manca ancora molto?» ho chiesto, col sudore che mi colava negli occhi.

Ha indicato più in alto. Davanti a una caverna c’era un vecchio con tunica bianca e barba grigia corta.

«Decano» ha mormorato mio padre inchinando appena la testa.

«Marcello. Bentornato a casa.»

Quando si è formata una piccola folla il vecchio ha aperto le braccia.

«Per varcare questa soglia dovete abbandonare tutto ciò che siete. Ogni credenza, ogni tabù. Qui dentro non esiste tempo.»

Dall’ombra sono usciti due uomini in tunica grigia.

«Gli iniziati con me» ha detto uno.

Ho guardato mio padre. Ha annuito.

Li ho seguiti.

Dopo qualche inciampo nel buio sono apparse torce. Il cunicolo si è aperto in una sala illuminata da centinaia di candele.

«Spogliatevi e mettete quelli» ha ordinato l’uomo indicando mucchi di pellicce.

Io e Marino ci siamo guardati, ridacchiando nervosi mentre ci toglievamo tutto. Eravamo a culo nudo in mezzo a sconosciuti. Ci squadravamo di nascosto, confrontando cazzi e muscoli, come si fa tra maschi quando si è imbarazzati.

Le pellicce erano gonnellini corti che coprivano a malapena le cosce.

Ci hanno portati in un antro ancora più grande. Al centro un braciere. Intorno, seduti a gambe incrociate sugli altri tappeti, c’erano tutti gli uomini, mio padre e Valerio inclusi. Anche loro a torso nudo e gonnellino. Il petto peloso di Valerio sembrava scolpito. Mio padre, che pensavo fosse “normale”, invece era un toro pure lui.

Ci hanno fatto sedere di fronte.

«Sembra un LARP del cazzo» mi ha sussurrato Marino.

Non ho fatto in tempo a rispondere. È entrato il Decano. Silenzio totale.

Un assistente ha porto una coppa a mio padre. Ha bevuto. Poi Valerio. Poi tutti gli altri uomini.

A noi non l’hanno data.

«Questa non è per voi» ha detto l’assistente passandoci davanti.

Solo dopo avremmo capito cos’era quel liquido.

«La natura si divide in prede e cacciatori» ha iniziato il Decano. «L’uomo è un cacciatore.»

«AHY!» Hanno urlato tutti gli uomini in coro.

«L’uomo è un cacciatore, ma nasce preda. Da mezzogiorno a mezzogiorno, nella notte più breve, nel giorno più lungo, le prede fuggiranno e i cacciatori le braccheranno. Da ogni morte nascerà un nuovo cacciatore.»

Poi è partita una cantilena in una lingua morta. Gli uomini hanno chiuso gli occhi e hanno cominciato a dondolare.

Ci hanno fatto alzare e ci hanno riportati nella sala precedente. Lì c’erano maschere di animali appese.

Ho preso quella del cervo. Marino quella del camoscio.

«Andate» ci hanno detto. «La caccia inizia. Restate nel perimetro sacro.»

«Ma quali sono le prede?» ha chiesto un ragazzo.

«Siete voi le prede.»

«Che cazzo dici?»

«Fuggite. La cantilena sta finendo.»

Siamo schizzati fuori come lepri.

Appena nel bosco ci siamo sparpagliati.

«Dove cazzo andiamo?» ho chiesto a Marino ansimando.

«Troppo casino. Secondo me è solo una messinscena.»

«Ho promesso a mio padre che non l’avrei deluso.»

«Allora conosco un buco dove non ci trovano.»

Mi ha portato in una grottina minuscola. Abbiamo aspettato lì fino al tramonto.

«Ho sete» ho detto.

«C’è un riale poco sotto. L’acqua è buona.»

Ho lasciato la maschera e sono sceso a bere.

Tornando ho sentito rumori.

Mi sono avvicinato piano.

Tra i cespugli ho visto una maschera di coniglio per terra.

Poi ho visto il ragazzo che l’aveva scelta.

Era in ginocchio.

Davanti a lui un uomo con maschera di cinghiale. Cazzo dritto, grosso, circondato da peli neri. Lo stava scopando in bocca. Dentro-fuori, dentro-fuori. Le guance del ragazzo si gonfiavano. Lacrime e bava gli colavano sul mento.

Il cuore mi martellava nelle orecchie. Non riuscivo a staccare gli occhi da quel cazzo lucido che andava e veniva.

Poi due ombre dietro di loro.

«C’è qualcuno?»

Sono caduto all’indietro. Mi sono rialzato e ho corso.

Ho visto la luce della grotta di Marino.

Quando sono arrivato lui stava accendendo un fuoco.

«Che cazzo fai?!» ho urlato buttandomi sulle fiamme.

«Sei impazzito?»

Ho spento tutto con la terra.

«Così ci vedono, coglione!»

«Ma chi?»

«I cacciatori!»

«Livio, calmati. È solo una stronzata folkloristica.»

«No. Li ho visti. Ho visto cosa fanno. Dobbiamo andarcene.»

Troppo tardi.

«Avevo sentito giusto» ha detto una voce.

Marino ha urlato.

Mi sono nascosto dietro una roccia.

«Bel nascondiglio, ragazzo.»

«No! Lasciatemi! Che cazzo fate?!»

«Non scappi più. Quando un cacciatore prende la preda, la tiene finché non vede sangue.»

Ho sentito un urlo strozzato.

«No! NO! AAAAH!»

«Niente di meglio che piantare un coltello nella carne fresca.»

Pensavo l’avessero sgozzato.

Poi ho guardato.

Marino era nudo. In piedi dietro di lui un uomo con maschera d’orso gli stava dando il culo con un cazzo mostruoso. Dentro-fuori, senza mai uscire del tutto. Marino sussultava a ogni colpo, faccia stravolta dal dolore.

Un altro, maschera di tasso, gli stava scopando la bocca. I peli del pube gli sbattevano sul naso.

«Attento ai denti, puttanello. I morsi non fanno parte del rito.»

L’uomo dell’orso gli ha accarezzato i capelli.

Era Valerio. Suo padre.

Valerio stava inculando suo figlio.

Ho vomitato bile in gola.

Marino non aveva più la maschera. Valerio lo sapeva. Eppure continuava a pompare, sempre più forte.

Alla fine ha grugnito come un animale, ha spinto fino in fondo e ha scaricato dentro il culo di Marino.

Poco dopo anche l’altro è venuto in bocca.

Un rivolo di sborra è colato dalle labbra di Marino.

«Non farla uscire» ha ordinato Valerio. «Hai ricevuto il seme della creazione davanti e dietro. Sei fortunato.»

Marino ha scosso la testa, guance gonfie.

«Ingoia» ha detto il Tasso stringendogli la mascella.

Alla fine ha deglutito.

Poi Valerio si è messo davanti, ha preso il cazzo mezzo moscio e ha pisciato in faccia a suo figlio.

«Così gli altri sapranno che una bestia è già passata di qui.»

Marino è crollato.

Sono rimasto nascosto finché non se ne sono andati.

Poi sono uscito.

Marino mi ha visto e mi si è aggrappato addosso, nudo, puzzolente di piscio e sperma.

Ha pianto finché non si è addormentato.

Anch’io.

Farò di te un uomo

Mi sono svegliato prima dell’alba. Marino era in un angolo, rannicchiato.

«Dobbiamo andare» ho detto.

Non si muoveva.

«Almeno lavati al riale. Puzzi da fare schifo.»

Mi ha seguito in silenzio.

Mentre bevevo sono tornato a prendere la sua maschera.

«Mi era sembrato di vedere qualcuno…»

Mi sono girato.

Maschera di toro. Grosso, a torso nudo.

Sono scappato.

E sono andato a sbattere contro un altro.

Maschera di leone.

Mi ha preso per un braccio, me l’ha torto dietro la schiena e mi ha fatto cadere in ginocchio.

«Bel bocconcino» ha detto il Toro.

Mi hanno messo a pecorina.

«Lasciatemi… non sono di qui… vi prego…»

«Aspettiamo tutto l’anno per sfogarci. Non ti molliamo finché non siamo soddisfatti.»

Il Leone si è abbassato il gonnellino. Cazzo dritto.

«FERMI.»

È apparso un lupo.

I due si sono immobilizzati.

Il Lupo mi ha teso la mano.

«Stai bene?»

Quella voce…

«Pa—»

Mi ha tappato la bocca.

«Qui non ci sono legami. Qui siamo solo cacciatori. Qui io sono il Lupo.»

Mi ha girato, mi ha piegato.

Ha sputato.

Le dita mi hanno spalancato il culo.

«No… che fai…»

«Al cacciatore più forte spetta il pezzo migliore.»

Ha spinto.

Pensavo fosse un coltello.

Invece era il suo cazzo.

Enorme.

Mi ha sfondato.

Ho urlato.

«Sssst. Tua madre ti ha fatto nascere. Io ti faccio diventare cacciatore.»

Ha iniziato a pompare.

Prima solo dolore.

Poi, lentamente, anche piacere.

Il mio cazzo si è drizzato.

Mi vergognavo da morire.

Mi ha fatto girare.

In ginocchio.

Mi ha preso la testa.

«Guardalo. Tu vieni da qui.»

Me l’ha infilato in bocca.

Ha scopato anche lì.

Fino in gola.

«Il latte di tua madre ti ha cresciuto. Il mio ti farà uomo.»

È venuto.

Fiotti densi, caldi.

Ho ingoiato.

Poi mi ha lasciato lì.

Il Toro e il Leone si sono avvicinati.

«Credevi di cavartela così?»

Mi hanno scopato in due.

Uno in bocca, uno nel culo.

Il Leone mi è venuto dentro.

Il Toro in faccia.

Sborra ovunque.

Sono crollato.

C’è molto di più del solo sesso

Mi sono rialzato dopo un tempo infinito.

Cazzo ancora duro.

Sono andato in una radura.

Ho iniziato a segarmi guardando l’alba.

Mio padre è comparso alle mie spalle.

«Tranquillo. Sono io.»

Ho provato a coprirmi.

«Ti ho visto» ha detto ridendo.

«Non sono gay.»

«Neanch’io. Quasi nessuno qui lo è. Ma non sarebbe un problema.»

Si è seduto accanto.

«Finisci. Altrimenti alla fine dovrai segarti davanti ai decani.»

Ho abbassato il gonnellino.

Mi sono masturbato sotto i suoi occhi.

Sono venuto forte.

Mi ha messo una mano sulla spalla.

«Sono orgoglioso di te.»

Ho guardato la mia sborra per terra.

«Che cazzo ho fatto?»

«Sei diventato un uomo.»

«Mi avete umiliato. Mi avete sfondato. Mi avete pisciato addosso.»

«Il ragazzino è morto. Ora c’è un adulto. Uno che sa cosa significa essere preda. Uno che userà quel sapere per non fare mai del male inutilmente.»

Ho capito.

«Quindi anche tu…»

«Certo. Me l’ha fatto mio zio.»

Siamo rimasti in silenzio a guardare il sole.

Poi si è alzato.

«Forza. A mezzogiorno dobbiamo essere tutti alla grotta.»

Mentre camminavamo ha aggiunto:

«L’anno prossimo saremo entrambi cacciatori. Magari ci troviamo una preda e la sfondiamo insieme. Mi piacerebbe vederti in azione.»

«Papà, cazzo, piantala.»

È scoppiato a ridere.

L’anno dopo sono tornato.

E nei boschi ho perso la verginità.

Ma questa è un’altra storia.

Vi ho raccontato tutto questo perché mi fido di voi.

So che manterrete il segreto.