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In punta di piedi: il passaggio in auto che ha scatenato la mia prima volta gay con uno sconosciuto maturo

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45 minuti fa
Immagine In punta di piedi: il passaggio in auto che ha scatenato la mia prima volta gay con uno sconosciuto maturo

In pieno giorno camminavo a bordo strada quando un’auto si è fermata accanto a me. Al volante c’era uno schianto di uomo che mi ha offerto un passaggio con un sorriso disarmante. Ho accettato. Durante il tragitto ha parlato senza sosta, con una cordialità che mi ha messo abbastanza a mio agio. Mi ha raccontato tante cose di sé, e fra le altre che gli piacevano i giovanotti come me.

Il momento della verità

Sulle prime mi sono sentito in trappola. Ho cercato di tirarmi indietro, gli ho detto che non ero gay, che non avevo nessuna esperienza. Niente da fare. Ha insistito con gentilezza ma con fermezza, e alla fine l’ho dovuto seguire fino a casa sua. Era un bravo cuoco e mi ha imbandito un pranzetto coi fiocchi. Mi sono offerto di lavare i piatti e lui ha accettato subito.

«Solo perché così ti mostri bene di culo», ha detto senza giri di parole. Ha cominciato a decantare la bellezza del mio sedere come se niente fosse. «Che sodo che ce l’hai. Quanto mi fa voglia. Te lo masturbi mai?». Non gli ho risposto, ma lui ha continuato a sparare apprezzamenti sempre più volgari che mi hanno messo in agitazione, tanto che rischiavo di far scivolare e rompere qualche stoviglia.

Il caffè e il congedo

Ho finito e ci siamo trasferiti in salotto per il caffè e un ultimo grappino. Abbiamo parlato di tutto tranne che di sesso. A un certo punto ho detto: «Si è fatto tardi, avrei un impegno». Lui mi ha guardato con dolcezza: «Sei proprio carino. Piacere di averti conosciuto». Mi sono congedato. «Tornerai vero?» ha chiesto. «Non lo so». «Ti faccio le fettuccine al ragù». «Urca».

La notte della tentazione

Quella sera la mia testa era in rivolta. La sua patta continuava a balenarmi in mente, sembrava un salvagente al quale aggrapparmi in mare aperto. Sul cellulare mi è arrivato un video molto sporcaccione: lui che si apriva la cerniera e tirava fuori tutto. «Quando sarà il momento lo sai come ti desidero». Gli ho risposto: «Lasciami in pace». Ma ero troppo confuso. Mi sono segato pensando a lui. Mi ha chiesto qualche foto intima se mi andava. Gli ho mandato il culo a nudo.

«Sei pronto per assaggiare le mie fettuccine?». «Quando?». «Domani a mezzogiorno». «E dopo?». «Dopo ti trombo».

L’inizio di tutto

È stato l’inizio di una lunga storia di notti sfrenate e consenzienti, alla scoperta di me stesso e di una voglia segreta, fino ad allora sconosciuta, di concedergli tutto e anche di più. Col fondoschiena e con la bocca, che con pazienza ha educato al suo servizio. Un passo dopo l’altro sono sprofondato nel suo inferno. Mi ha confessato che mi aveva capito al volo, anche se mi aveva lasciato il tempo di ambientarmi. Dentro il suo pube. Sopra il suo pube. A fare la parte del maialino.

«Mi faccio schifo sai». «Non dire così. Sei solo venuto alla luce». «E adesso come mi devo regolare?». «Entri in carriera da bravo troia». «Solo con te?». «Anche con altri che ti potrei presentare». «Sono tuoi amici?». «Carissimi e cazzutissimi». «Pensi che ci devo stare?». «Sta a te deciderlo». «Ti stramaledico». «D’ora in avanti sei nostro».

Proprio vero. In bilico da un uccellone all’altro. La loro cagna fatta e sfinita.