Lui ed io: da colleghi etero a amanti segreti nelle camere d’hotel durante le fiere
Siamo stati colleghi per anni, sempre in coppia, sempre mandati insieme alle fiere decisive per il fatturato aziendale. Per risparmiare alloggiavamo nella stessa camera, a volte addirittura con letto matrimoniale, ma non è mai successo nulla. Ci giravamo nudi senza imbarazzo, come fanno gli uomini dopo una giornata estenuante di trattative, ci facevamo un ultimo whisky e crollavamo addormentati come ghiri, magari completamente nudi se faceva caldo. Della sua vita privata sapevo pochissimo: scapolo come me, appassionato di calcio (anche se tifavamo squadre rivali, ma senza litigarci mai). In ufficio lo chiamavano “Il Bello” per il suo aspetto notevole, mentre a me toccava “Il Grosso” per la mia stazza da corazziere.
La sera che ha cambiato tutto
Quella sera eravamo particolarmente soddisfatti: avevamo chiuso ottimi affari. Non so esattamente cosa abbia fatto scattare la scintilla. Di sicuro avevamo bevuto più del solito. Tommy è uscito dalla doccia e ha notato che stavo navigando su una chat gay. Me l’ha fatto capire senza giri di parole.
«Ti piace quel sito?» ha chiesto. «Niente di che», ho risposto io. «Prova MALANDRIA, cliccalo». Aveva ragione: era molto meglio. È stata la classica puntura di spillo. In un attimo il palloncino è scoppiato. Nudi entrambi, ci siamo ritrovati con erezioni potenti come non era mai successo prima.
Il primo contatto
«Hai un bel coso, sai», mi ha detto. «Anche tu», ho replicato. Poi ha aggiunto con un filo di voce: «Sento un pizzicore sul culo… devo avere un brufolo. Me lo controlli?». Si è capovolto di schiena, mettendosi tra le mie gambe, a pochi centimetri dal mio sesso già teso e fremente. Le nostre voci ormai tremavano di desiderio.
«Non hai niente… solo tanta voglia di non so cosa». «E tu no?». Ho dato un colpetto con i fianchi e il mio cazzo è entrato nel suo ano. «Ohhh Tommy… continua, ti prego». Me lo sono preso esattamente in quella posizione provocante in cui si era offerto: il suo buchetto roseo, liscio, vibrante, stretto tra due natiche perfette, spalancato e implorante. L’ho martellato con forza e l’ho riempito fino in fondo. Poi ci siamo fatti un altro goccetto di whisky, ansimanti e sudati.
La nuova routine
«Da quanto ci frequentiamo e non ti sapevo così energumeno», ha commentato lui ridendo. «Hai il più bel sedere di tutta la contea», gli ho risposto io. In ufficio siamo rimasti discreti, sulle nostre. Ma quando partiamo per le trasferte, le serate in camera diventano impegnative. Me lo prendo senza badare alle sue proteste se dice di essere troppo stanco. Non è forse vero che anche a pancia piena c’è sempre posto per un buon dessert?
Dormiamo abbracciati, fiato contro fiato, con la mia mano premuta su quel culo che mi regala tanta goduria. In piena notte o al sorgere del sole ci scappa sempre il bis. L’unico vero cambiamento è nei nomignoli privati: ora io lo chiamo “La Pussy” e lui mi chiama “El Toro”.