Caricare
Accedere Iscrizione

Ugo: il mio sottoposto 25enne gay che mi ha confessato il desiderio in ufficio e si è travestito da donna per me

9
1 giorno fa

Sono Andrea, ho 45 anni e sono bisex versatile. Lavoro in un ufficio finanziario circondato da donne di tutte le età e da un paio di ragazzi giovani sui 25-26 anni. Uno di loro è Ugo, 25 anni, un bel ragazzo che è mio sottoposto diretto. Da tempo mi manda sguardi intensi, carichi di significato, che non potevo ignorare.

Un giorno rimasi in ufficio durante la pausa pranzo: niente mensa, solo silenzio. C’era anche Ugo. Si avvicinò lentamente, mi fissò dritto negli occhi e disse: «Forse hai già capito che mi piaci. Sono gay». Aggiunse: «Stamattina, mentre eravamo in bagno a pisciare, ho sbirciato il tuo cazzo. È bellissimo».

Rimasi un po’ spiazzato. «Ma con Sara?» chiesi. «Siamo solo amici. È l’unica che sa che sono gay». Mentre parlava allungò la mano e mi palpò il cazzo attraverso i pantaloni, poi scese sui testicoli. Non resistetti: «Vieni, andiamo in bagno».

Il primo incontro in ufficio

Appena entrammo mi baciò in bocca con la lingua, un bacio profondo che mi fece eccitare all’istante. Gli toccai il sesso: era già duro. Lo tirai fuori dai pantaloni: quindici centimetri perfetti. Lui fece lo stesso con il mio: diciotto centimetri tesi. Mi guardò ammirato: «Ohhh che meraviglia di cazzo. Adesso ti faccio un bel lavoro di lingua e bocca».

Iniziò un pompino meraviglioso. È vero: certi uomini succhiano meglio delle donne. Andava su e giù con la lingua, avvolgeva tutto il tronco, si fermava sulla cappella leccando il liquido preseminale. Mi fissò: «Ti piace vero? Sono bravo con l’uccello in bocca?». Non riuscivo quasi a parlare: «Mmmh… dai bravo così, non fermarti… lecca… arriva la sborra».

Schizzai un po’ in faccia, il resto tutto in bocca. Lui ingoiò ogni goccia. Ero completamente fuso: nessuno mi aveva mai fatto un pompino così intenso. Ugo si abbassò i pantaloni, si masturbò un attimo, poi si girò mostrandomi il buco del culo. Lo guardai: sembrava stretto, invitante. «Hai già sborrato, ma il mio buco freme per il tuo cazzo» disse.

Ero spompato. «Ascolta Ugo, adesso proprio non ce la faccio. Vieni stasera a casa mia alle otto».

La sera a casa mia

Arrivò puntuale, con una borsa in mano. «Sai, mi piace travestirmi. Stasera mi metto le tette finte, un coordinato intimo nero, calze autoreggenti a rete». Andò in bagno a cambiarsi. Quando uscì aveva una parrucca mora con capelli lunghi lisci, era truccato con cura. Il pisello gli usciva dalle mutandine di pizzo, come dal reggiseno coordinato. Si passò la lingua sulle labbra: «Allora ti piaccio? Mi ha insegnato Sara a vestirmi da donna arrapata. Ho ancora il buco del culo che ti aspetta, Andrea».

Devo ammettere che era meglio così che da uomo. Tirai fuori il cazzo dalla tuta: era durissimo. Lui si tolse il perizoma: zero peli, liscio come una pesca, piccolo e perfetto. Con le mani si aprì il buco: «Eccolo pronto per te Andrea. Ficcalo dentro, fammelo sentire bene fino in fondo. Scopami come sai fare con le donne».

La scopata selvaggia

Lo inculai per bene. Lui mugolava di piacere mentre io stantuffavo come un treno. «Oh mamma mia che goduria… spaccami, rompimi tutto il buco… sborra dentro!». Sempre più veloce, venni: «Ahhh che bello scoparti così… sei un troione».

Lui non era ancora venuto. Presi il suo cazzo in bocca, lo succhiai, giocai con la lingua sui testicoli. «Mmmh lo sapevo che sei bravo con la lingua… sborrooo Andrea sborro… troppo bello così».

«Vuoi fermarti a dormire? Magari ci scappa un altro giro nel culo» gli chiesi. Sorrise, annuendo.