X mio padre: la figlia che non ha mai avuto, la sua troia segreta da sverginare
Per lui non sono più il figlio gay.
Per lui rappresento quella figlia che non ha mai avuto.
Sono colei che avrebbe sverginato e scopato.
Quando mi guarda, nei suoi occhi vedo il rimpianto di non aver avuto una bambina da crescere, da proteggere, da educare… e da prendere. Nei suoi sguardi c’è la fame di una verginità femminile che non ha mai potuto reclamare. E io, con il mio corpo sottile, la voce morbida, i modi delicati, divento esattamente quello: la figlia immaginaria, la ragazzina che lui può finalmente sverginare come ha sempre sognato.
Mi chiama “piccola”, mi accarezza i capelli come farebbe con una figlia adolescente. Ma quando mi tira a sé, quando mi stringe contro il suo petto peloso, sento il suo cazzo indurirsi contro la mia pancia. Non è un padre che abbraccia il figlio. È un padre che stringe la figlia che non ha mai avuto… e che ora vuole possedere.
Mi fa spogliare lentamente, come se fossi una ragazzina timida che si prepara per la prima volta. Mi dice “brava piccola, fai vedere al papà quanto sei bella”. Mi fa mettere in ginocchio, mi accarezza il viso, mi sfiora le labbra con la cappella gonfia. “Apri la bocca, tesoro… è il tuo primo pompino, fallo piano… fai contento il papà”.
Quando entro in lui con la bocca, quando sento il suo sapore salato e maschile invadermi la gola, lui geme come se fosse la prima volta che una figlia gli succhia il cazzo. Mi tiene la testa con entrambe le mani, mi guida, mi dice “così piccola… succhia il cazzo del papà… sei bravissima… sei la mia bambina perfetta”.
Mi fa sdraiare sul letto, mi apre le gambe come se fossi una vergine spaventata. Mi bacia il collo, i capezzoli, mi sussurra “rilassati tesoro… il papà ti farà male solo un pochino… poi sarà tutto bello”. Mi lubrifica con la saliva, mi stuzzica il buco con la cappella grossa, mi dice “guarda come sei stretta… proprio come una fighetta giovane… il papà ti apre piano piano”.
Quando spinge dentro, quando sento la cappella allargarmi le pareti, urlo come una ragazzina sverginata. Lui rallenta, mi bacia, mi dice “brava piccola… stringi il papà… fai vedere quanto sei coraggiosa”. Spinge ancora, centimetro dopo centimetro, fino a riempirmi completamente. Mi scopa piano all’inizio, poi sempre più forte, sempre più profondo. Mi chiama “la mia bambina”, “la mia troietta”, “la fighetta del papà”.
Quando viene, quando mi riempie il culo con fiotti caldi e densi, mi stringe forte, mi bacia la fronte, mi dice “brava la mia piccola… hai fatto felice il papà… ora sei proprio la figlia che ho sempre voluto”.
E io, sdraiato sotto di lui, con il suo sperma che cola dal mio buco aperto, capisco che per lui non sono più il figlio gay. Sono la figlia che non ha mai avuto. Sono quella che ha sverginato. Sono quella che scopa ogni volta che vuole. Sono la sua bambina troia, e lui è il papà che mi possiede completamente.