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Una visita troppo profonda

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2 ore fa
Immagine Una visita troppo profonda

Avevo preso freddo la sera prima e quella mattina, durante le lezioni, la febbre aveva cominciato a salire in modo preoccupante. Era la terza ora e sentivo che non avrei resistito ancora a lungo in quelle condizioni. Anche se frequentavo una scuola privata con regole rigide, per ottenere il permesso di tornare a casa in caso di malessere era obbligatoria la visita del medico scolastico.

Chiesi di poter uscire dall’aula. L’insegnante quasi non alzò lo sguardo dalla cattedra: gli ultimi giorni di scuola avevano spento l’entusiasmo sia negli studenti che nei professori. Scesi al piano seminterrato, dove si trovava l’infermeria.

Ero un ragazzo considerato attraente: fisico sportivo, capelli lunghi e ben curati, lineamenti regolari. A quell’età passavo ore a masturbarmi guardando porno e riviste; da qualche mese però le mie fantasie si erano spostate verso scenari più femminili. Il mio pene piuttosto piccolo e un sedere rotondo e pieno mi avevano spinto a depilarmi completamente l’intimità. Mi immaginavo sempre più spesso nei panni di una lolita sottomessa, umiliata e posseduta da uomini molto più grandi e autoritari.

Bussai con una certa esitazione. Una voce profonda mi invitò a entrare.

Dietro la scrivania sedeva un uomo sulla sessantina, capelli bianchi, aspetto distinto, curato, con una barba corta e ben tenuta e occhiali da vista. Quando mi vide, posò i fogli che stava consultando e mi squadrò lentamente dalla testa ai piedi. Il suo sguardo mi fece sentire immediatamente esposto.

L’inizio della visita

«Vieni avanti. Cosa c’è?» chiese con tono poco cordiale.

«Non mi sento bene, dottore…» risposi a bassa voce.

Lui sbuffò, come se avessi interrotto qualcosa di importante. «Sempre le solite scuse per uscire prima. Siete tutti uguali» borbottò infastidito.

Rimasi spiazzato dalla sua rudezza.

«Che fai lì impalato? Chiudi la porta a chiave e vieni qui se vuoi che ti visiti» ordinò seccamente.

Obbedii, girai la chiave e mi avvicinai. Solo allora notai davvero la sua stazza imponente e le mani grandi, forti, da uomo abituato a comandare. Accanto alla scrivania c’era il lettino, ma nessun paravento. Non avevo alternative: cominciai a spogliarmi.

Mi tolsi i jeans, li piegai con cura e li posai sulla sedia. Sentivo i suoi occhi su di me, a tratti. Poi le calze. Infine, con il cuore che batteva forte, abbassai gli slip. La maglietta mi copriva appena il sesso. Quando ero completamente morbido arrivavo a malapena a sei centimetri; sembrava il pene di un ragazzino, piccolo, rosa, con il prepuzio che lo avvolgeva quasi del tutto. Ero perfettamente depilato. Me ne pentii all’istante: non avevo previsto una visita medica.

Il dottore lo notò. Nei suoi occhi passò un lampo rapido di interesse, subito mascherato da un’espressione fredda.

«Togliti tutto e sdraiati a pancia in giù» comandò senza giri di parole.

Mi sfilai anche la maglietta. Nudo, mi stesi sul lettino. Le mie natiche glabre sembravano quelle di una ragazza; sdraiato com’ero, il piccolo sesso spariva tra le cosce, lasciando visibile solo l’anellino roseo e liscio. Sentivo già l’eccitazione montare, ma cercai di controllarmi.

Si avvicinò. Le sue mani ruvide iniziarono a percorrermi la schiena, ma il tocco non era quello di una normale visita. Mi chiese dove sentissi dolore, ma le dita scesero presto verso il basso, fino alle natiche.

«Come mai ti depili?» domandò all’improvviso, pizzicandomi una chiappa con decisione.

«Così… mi piace…» mormorai imbarazzato, incapace di confessare la verità.

Le sue dita si insinuarono nel solco. «Nemmeno un pelo. Ti piace se ti tocco qui?» chiese con voce neutra, sfiorando l’apertura.

«S-sì…» ammisi con un filo di voce.

Non potei vederlo, ma sono certo che sorrise, un sorriso privo di calore.

Il massaggio che cambia tutto

«Hai bisogno di rilassarti. Ti faccio un massaggio che ti toglierà il dolore» disse con tono professionale, ma ordinandomi subito dopo: «Mettiti a novanta gradi».

Obbedii. Ora ero completamente esposto: il sesso ormai duro che dondolava tra le gambe, il sedere in alto, i piedi divaricati. Lui non poté non notare l’erezione.

Con una mano afferrò il mio piccolo membro e iniziò a masturbarlo con movimenti lenti e decisi, come se stesse mungendo. Ogni carezza mi faceva contrarre l’ano dal piacere. La cappella si bagnò rapidamente. Gemetti senza ritegno.

«Sei proprio una piccola troia» sentenziò con disprezzo.

«Scommetto che hai voglia di cazzo, vero?»

Annuii, incapace di parlare.

«Bene. Ma prima voglio immortalarti» disse, prendendo una macchina fotografica digitale dal cassetto. «È lo stesso trattamento che riservo alle tue compagnette quando vengono qui a fare le svogliate.»

Mi fece assumere pose sempre più volgari, da provino porno amatoriale. «Forza, puttanella, apri bene quella figa. Allargati il culo. Brava troia, fatti vedere quanto sei vogliosa di maschio.»

Mentre scattava, il suo inguine si gonfiava visibilmente sotto i pantaloni. Io mi esibivo, travolto dal piacere dell’umiliazione.

«Adesso però me lo devi succhiare.»

L’incontro diventa totale

Si avvicinò e abbassò la cerniera. Non avevo mai visto un pene così da vicino, nemmeno negli spogliatoi dopo ginnastica. La cappella grossa e lucida di liquido preseminale emerse per prima, seguita da un’asta lunga, spessa, coronata da testicoli pesanti. L’odore forte e maschio mi investì.

Rimasi immobile un istante, poi aprii la bocca, lingua ben in vista, proprio come nei video che guardavo di nascosto. Lo accolsi con un mugolio di pura estasi. Cominciai a succhiare con ritmo, guardandolo negli occhi di tanto in tanto. Leggevo il suo piacere e il suo disprezzo mentre mi usava come una femmina.

D’istinto mi infilai un dito nell’ano, mostrandogli quanto godevo a essere trattato così. Lui sorrise compiaciuto, poi estrasse il membro e iniziò a schiaffeggiarmi il viso con il sesso duro, ridendo sadicamente.

«Lurida troia… avevi proprio voglia di cazzo, eh? L’hai mai preso nel culo?»

«No… non ancora…» confessai ansimando.

«Bene. Ti sverginerò io. Ma non qui. A casa mia. Ti va?»

Annuii con foga mentre lui tornava a riempirmi la bocca.

«Ti trasformerò nella mia schiava personale. Ti farò fare le cose più sporche. Ti piacerebbe?»

Per risposta accelerai il ritmo della fellatio e spinsi più a fondo il dito nel mio ano, completamente perso nel piacere di quella sottomissione totale.