Come le puttane sotto il cavalcavia
Sapevo benissimo che sotto il cavalcavia vicino alla stazione, soprattutto di sera, i prostituti battevano e facevano marchette. Più di una volta mi ero fermato a osservarli, con un misto di curiosità bruciante e invidia profonda. Avrei voluto essere al loro posto, provare l’eccitazione di vendermi e farmi scopare da perfetti sconosciuti in cambio di soldi. Non avevo alcun bisogno di denaro, ma l’idea di mettere in vendita il mio culo mi eccitava da morire.
Così, una sera d’estate, decisi finalmente di provare. Ero consapevole dei rischi, ma il desiderio di sentirmi scelto, usato e pagato era troppo forte. Mi preparai con cura maniacale: feci una doccia lunghissima, mi depilai completamente il corpo, indossai un paio di pantaloni a vita bassissima che lasciavano scoperto metà delle natiche, senza niente sotto. Sopra, una canottiera crop top di rete trasparente, di quelle che usavo in discoteca. Pettinato con cura, sbarbato e profumato, dimostravo molto meno dei miei ventisei anni. Sarei stato appetibile, ne ero sicuro.
Infilai in tasca lubrificante e preservativi, anche se da tempo prendevo la PrEP e sognavo di fare tutto bareback. Uscii di casa intorno alle dieci di sera. Parcheggiai l’auto a qualche isolato di distanza e raggiunsi a piedi il punto di battitura, posizionandomi sotto la luce gialla dei lampioni.
Il camionista
Non passarono nemmeno dieci minuti che un camion si fermò davanti a me. Al volante c’era un uomo sulla cinquantina, faccia dura e sguardo diretto.
«Quanto vuoi?» mi chiese senza preamboli.
«Duecento» sparai io, cercando di sembrare sicuro.
Mi squadrò da capo a piedi, un po’ scettico. «Sei un po’ cara, ma mi piaci. Vediamo se li vali.»
Salii in cabina. Mi diede i duecento euro in contanti, poi guidò fino a una piazzola isolata e spense il motore. Si calò pantaloni e mutande senza dire una parola, infilò un preservativo e mi spinse sulla cuccetta dietro i sedili. Mi abbassò i pantaloni con uno strattone e mi penetrò da dietro con un’unica spinta brutale.
Lanciai un grido acuto: non ce l’aveva enorme, ma aveva sputato solo sul cazzo e il lubrificante era quasi inesistente. Il bruciore fu immediato.
«Sei bella stretta, puttana. Dev’essere una settimana che non batti» ringhiò mentre iniziava a scoparmi senza pietà.
Non riuscivo quasi a respirare. Mi limitai ad annuire, aggrappandomi alle lenzuola della cuccetta. Pompò dentro di me per una ventina di minuti buoni, il mio buco che cominciava a cedere e ad aprirsi sotto i suoi colpi violenti. Poi, con un grido rauco e improvviso, venne dentro il preservativo.
Rimase qualche secondo dentro di me, poi si ritrasse, tolse il condom e lo gettò dal finestrino. Si rivestì in fretta. Feci lo stesso con i miei pantaloni e gli chiesi di riportarmi al cavalcavia. Accennò un sorrisetto soddisfatto, mise in moto e pochi minuti dopo ero di nuovo al mio posto.
Avevo il culo dolorante e pulsante. Stavo per decidere di tornare a casa quando un’auto si fermò accanto a me. A bordo c’era una coppia di uomini sulla sessantina.
La coppia anziana
Quello dal lato passeggero abbassò il finestrino.
«Ti va di farlo in tre?»
Esitai un istante, poi risposi: «Sì, ma tariffa doppia.»
«Quanto sarebbe?»
«Quattrocento.»
Si consultarono brevemente. «Te ne diamo trecento, se ti va.»
Accettai. Salii sul sedile posteriore e mi portarono a casa loro, un appartamento spazioso non lontano dal centro.
Appena entrati mi fecero spogliare completamente. Uno dei due mi afferrò le gambe e me le spalancò senza tanti complimenti, mentre l’altro si infilò un preservativo, lubrificò per bene il cazzo e mi penetrò con decisione. Aveva una pancia grossa e pelosa che premeva contro di me e un uccello corto ma molto spesso.
«Ti apro in due, puttana!» grugniva a ogni colpo potente. «Ti scopiamo come una femmina, checca che non sei altro.»
Si diedero il cambio. Mentre uno mi fotteva il culo, l’altro mi infilò il cazzo in bocca. Non resistette molto: dopo pochi minuti mi venne direttamente in gola, con uno sperma denso dal sapore acre e intenso.
«Brava troia, manda giù tutto» ordinò.
L’altro, eccitato da quella scena, aumentò il ritmo e venne dentro di me, dentro il preservativo, con un gemito profondo. Andai in bagno, mi feci un bidet veloce e chiesi di essere riaccompagnato al cavalcavia. Ero ormai deciso a chiudere la serata e tornarmene a casa.
Il ragazzo biondo
Stavo per incamminarmi verso la macchina quando un’auto si fermò. Al volante c’era un ragazzo bellissimo, sui vent’anni, capelli biondi, occhi verdi, sguardo timido ma chiaramente eccitato.
«Ciao…» disse piano.
«Ciao» risposi sorridendo.
Mi fissava senza riuscire a parlare, visibilmente imbarazzato. Decisi di aiutarlo.
«Vuoi scoparmi?»
Annuì.
«Sono duecento euro.»
«Scusa… allora niente» fece per ripartire.
«Aspetta. Quanto hai con te?»
«Solo cinquanta…»
«Vanno bene» dissi senza esitare.
«Sul serio?» chiese incredulo.
«Sì. Hai un posto?»
«I miei sono in vacanza. Abito a pochi minuti da qui.»
Salii. Arrivammo al suo appartamento al terzo piano di un condominio popolare. Appena dentro mi spogliai completamente. Lui non riusciva a staccarmi gli occhi di dosso.
Mi avvicinai, gli aprii i jeans e glielo presi in bocca. Aveva un cazzo stupendo: lungo, grosso, con una nuvola di peli biondi fitti alla base. Lo succhiai con gusto finché non diventò di marmo.
Mi portò in camera da letto, infilò un preservativo e mi penetrò in posizione missionaria, guardandomi fisso negli occhi. Iniziò piano, quasi con dolcezza, poi aumentò il ritmo fino a scoparmi con passione crescente. Era bellissimo, dolce e animale allo stesso tempo. Il suo cazzo mi riempiva in modo perfetto, aprendo il mio buco con spinte profonde e regolari.
Quando lo vidi accelerare il respiro e i colpi, capii che stava per venire. Lo fermai con una mano sul petto.
Rimase interdetto. Tirai fuori il suo cazzo dal mio culo, gli sfilai il preservativo e gli dissi con voce roca:
«Vienimi dentro.»
Lo vidi sconvolto ed eccitatissimo allo stesso tempo.
«Posso davvero?»
«Devi.»
Mi penetrò a pelle nuda. Il calore della sua carne dentro di me fu incredibile. Cominciò a scoparmi selvaggiamente, con foga giovane e incontrollata. Pochi minuti dopo mi inondò il buco di sperma caldo, spesso e cremoso, spingendo fino in fondo mentre veniva.
Mi crollò addosso, il suo cazzo ancora pulsante dentro di me, la pelle madida di sudore che sapeva di sesso puro.
Più tardi mi riaccompagnò al cavalcavia.
«Posso rivederti?» mi chiese mentre spegneva il motore.
«Sì, certo… ma non mi trovi più qui.»
«Perché?»
«Oggi era solo un esperimento. Non batto, non sono una puttana.»
«Allora posso avere il tuo numero?»
«Certo… a proposito, mi devi cinquanta euro.»
Scoppiammo a ridere entrambi.
Quella notte segnò l’inizio di una storia diversa. Diventammo amanti.
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