Come le puttane sotto il cavalcavia
La sera decisi di realizzare una fantasia proibita: vestirmi da troia e vendermi. Quella notte scoprii quanto può essere eccitante trasformarsi in una puttana per qualche ora.
La sera decisi di realizzare una fantasia proibita: vestirmi da troia e vendermi. Quella notte scoprii quanto può essere eccitante trasformarsi in una puttana per qualche ora.
In una fredda notte di Carnevale a Bologna, mentre la mia ragazza era lontana, decisi di assecondare un desiderio represso da sempre. Vestito con i suoi abiti più sensuali, uscii in cerca di qualcosa di proibito… e lo trovai alla prima stazione di servizio.
Era una sera afosa d’estate in un piccolo paese deserto. Un giovane egiziano alto e bruno mi si avvicina sotto i portici. Tra sguardi carichi di desiderio e una sete dichiarata, lo invito a casa mia per un bicchiere d’acqua fresca. Pochi minuti dopo, sul divano, mi ritrovo il suo cazzo in bocca e poi nel culo: una sottomissione totale e inaspettata che mi lascia devastato e appagato
A metà luglio, con le ferie ancora lontane, decido di passare un weekend in Liguria da solo dopo che gli amici mi hanno dato buca. Prenoto un letto economico in un residence ex colonia. Arrivato, scopro che i balconi sono comunicanti. Sul terrazzo accanto c’è Aldo, un uomo sui 38 anni in accappatoio. Tra chiacchiere e sguardi, l’eccitazione sale. La sera in pizzeria ritrovo Aldo con i suoi tre amici. Finisce tutto in camera: una notte di sesso sfrenato a cinque, con Aldo che decide chi può scoparmi e quando.
Dopo una partita tra amici, resto indietro nello spogliatoio per stanchezza. Quando entro nelle docce, trovo un uomo di circa 58 anni che si masturba. Invece di andarmene, mi metto di fronte a lui. Ci masturbiamo a vicenda, poi lui mi allarga il culo con le dita. È la mia prima volta: succhio il suo cazzo, mi fa scopare la bocca e infine mi incula fino a venire dentro di me mentre io sborro.
Nel mio quartiere arriva un giovane operatore delle pulizie: alto, magro, di colore, riccio, con tuta arancione. Ha 25 anni, si chiama Mustaff, è del Gambia. Un pomeriggio mi invita a cena a casa sua. Dopo birra, vino e limoncello, mi prende con passione selvaggia. Da quel giorno, ogni settimana mi chiama: arriva con amici, sempre più numerosi, e io divento il loro sfogo collettivo.
Sono zia Niky, 64enne serio e riservato di giorno, ma troia ubbidiente e aspirante schiava di notte. In preda a un calore irrefrenabile, esco in macchina verso piazza Santa Caterina a Pescara, dove so di trovare giovani neri. Con un semplice gesto li invito a seguirmi: offro soldi per succhiare e farmi inculare. Otto stalloni mi accolgono in casa, mi sfondano bocca e culo per ore, mi riempiono di sborra densa e mi lasciano distrutta ma appagata come mai prima.
Un sabato al mercato quasi deserto, durante la pandemia, noto un giovane arabo dal movimento ipnotico delle natiche nei jeans bassi. Quella sera, in pizzeria con l’amica Elisa, lo ritroviamo dietro di noi. La serata prende una piega inaspettata: Elisa lo rimorchia, io resto con il suo amico nero, alto e secco. Da lì nasce un’intesa brutale e appassionata, tra rabbia, desiderio e una scoperta profonda di me stesso.
In chat ci scambiamo foto: io longilineo e magrissimo, lui francamente obeso con una mole rassicurante e deformante. Mi chiama “Carestia” per la mia magrezza estrema, io mi perdo nei suoi strati di lardo. Quello che inizia con uno scambio di immagini finisce in un amplesso ovattato e possente, dove il suo corpo immenso mi avvolge e il suo sesso grosso mi riempie completamente.
A 50 anni, bisex e appassionato di bei culi maschili, incontro Rudy, un cameriere di 20 anni dal fondoschiena sodo e invitante. Un biglietto infilato sotto il caffè annuncia la sua visita pomeridiana. Quello che segue è un incontro diretto, vorace e senza filtri, culminato in una proposta di amanti regolari.
In un boschetto isolato fuori città, un appassionato di funghi si abbandona a una ricerca ben più carnale. Tra alberi e sentieri nascosti, incontra un uomo che trasforma la passeggiata in un incontro di pura lussuria orale. Un'avventura cruda e diretta che promette di ripetersi.
I racconti di rimorchio mettono al centro il momento dell’iniziativa. Uno scambio di sguardi, una frase diretta, un gesto che chiarisce l’interesse. Non c’è attesa prolungata né ambiguità. L’approccio è esplicito, riconoscibile, accettato o respinto in tempi brevi.
La narrazione si concentra su questo passaggio iniziale, quando il contatto prende forma e orienta l’incontro.
Questi racconti erotici gay si ambientano in contesti frequentati. Locali, eventi, spazi condivisi, situazioni in cui l’interazione è possibile e visibile. Il rimorchio nasce dalla presenza reciproca, non da costruzioni artificiali.
Il contesto è funzionale. Serve a rendere credibile l’approccio e a definire tempi e modalità dell’incontro.
Il linguaggio è asciutto e adulto. I testi evitano romanticismi e sovrastrutture emotive. Il rimorchio viene trattato come pratica concreta, fatta di tentativi, risposte rapide e decisioni nette.
La scrittura mantiene una distanza editoriale chiara. L’attenzione resta sulla dinamica dell’approccio, non sull’esito spettacolare.
La categoria è pensata per lettori interessati a racconti in cui il desiderio passa dall’azione. Storie compatte, spesso focalizzate su un singolo approccio e sulle sue conseguenze immediate.
Il rimorchio viene raccontato come parte normale della vita adulta, senza giudizi e senza enfasi. Una lettura essenziale, coerente, che mette al centro il contatto diretto e la capacità di esporsi.