Farcito con forza dai muratori
Avevo bisogno di far sostituire la tazza del bagno e chiedevo in giro un muratore affidabile. Un giorno incrociai la donna delle pulizie delle scale e le domandai se conosceva qualcuno disposto a fare quel lavoro di mezza giornata. La tazza nuova era già arrivata.
«Mio marito può venire sabato pomeriggio», mi rispose. «Guarda lui e ti sistema tutto per settanta euro.» Accettai subito, l’importante era risolvere il problema del bagno.
Sabato alle quindici suonò il campanello. Aprii e mi trovai davanti un uomo massiccio, con un po’ di pancia, dall’aspetto solido e virile. Gli offrii da bere, gli mostrai il bagno e lui annuì: «Ok, vado a prendere il materiale e torno tra mezz’ora».
Quando rientrò portava con sé gli attrezzi: cazzuola, strumenti vari. Mentre lavorava lo osservavo e lui ogni tanto sorrideva. Gli chiesi se volesse qualcosa da bere. «Che hai di forte?» rispose. Gli mostrai la vetrinetta dei liquori. Prese una bottiglia di whisky e se ne versò un doppio bello carico con ghiaccio.
Smontò la vecchia tazza, montò la nuova e mi disse che dovevamo aspettare che il cemento asciugasse per verificare che non perdesse. Tornammo in cucina. Si sedette con le gambe larghe, mettendo in evidenza il pacco voluminoso, e chiese un altro liquore.
«Ma tu ce l’hai la ragazza?» mi domandò all’improvviso. Lo guardai sorpreso. «No.» «Tua moglie non ti ha detto niente?» continuai. «Io sono gay, le donne non mi piacciono.» Lui rise tranquillo: «Sì, mi aveva accennato qualcosa. Guarda che preferisce i maschi, stai attento, quello succhia tutto». Scoppiai a ridere insieme a lui.
«Tranquillo», disse. «Io ho amici gay e quando ho voglia mi faccio scaricare. Sono bravi, meglio delle donne.» Mentre parlava si toccava il cazzo che stava diventando duro. Lo tirò fuori dai pantaloni. Era una sberla impressionante: lungo almeno ventitré centimetri e molto spesso.
Mi avvicinai, lo accarezzai con la mano e poi lo presi in bocca. Lui mi spogliò rapidamente e si tolse i vestiti. Nudi, ci spostammo in camera da letto. Mi sdraiò sul materasso, mi baciò con passione, mi leccò il corpo e mi morse i capezzoli. «Dai troia, succhialo tutto e ingoialo», ordinò.
Ci provai con impegno. Piano piano riuscii a prenderlo sempre più in profondità fino in gola. Lui tremava, gemeva e mugolava di piacere. Poi passammo al sessantanove. Mi aprì le chiappe, ci sputò sopra e leccò il buco con avidità. Gli passai la crema lubrificante. «Spalmala bene», gli dissi. «Hai un cazzone bellissimo, lo voglio dentro.»
Mi prese in tutte le posizioni: prima sopra di me, poi a pecorina afferrandomi per il collo, baciandomi di lato mentre mi sussurrava che ero la sua puttana. Infine con le gambe aperte mi sfondò con colpi potenti. Venni schizzando violentemente mentre lui mi riempiva dentro con il suo sperma caldo.
La settimana di libertà
Dopo esserci fatti una doccia gli dissi che era stato fantastico e che avevo goduto tantissimo. Lui sorrise: «Anche tu hai un culo stretto, mi hai fatto impazzire. Lo voglio ancora. Sei caldo e puttana, ti piace proprio il cazzo. Ti va di provare qualcosa di più trasgressivo? Voglio vederti mentre ti fai scopare da altri.»
«Certo», risposi eccitato. «Ti accompagno volentieri.»
Una settimana dopo sua moglie doveva tornare in Romania dai genitori. Mi mandò un messaggio: «Casa libera per tutta la settimana. Mia moglie è partita oggi. Stasera porta da bere, invito due amici».
Arrivai con liquori, birra, vino e limoncello. I due amici erano giovani, tra i ventotto e i trentacinque anni, muratori muscolosi che indossavano pantaloni stretti che mettevano in evidenza i cazzi. Prepararono delle canne, fumammo insieme e presto la testa iniziò a girarmi. Sentivo un calore intenso e una voglia irrefrenabile.
Mi buttai addosso a uno di loro. Mi afferrò per il collo, mi spinse giù verso il suo cazzo. Gli leccai il tessuto dei pantaloni, poi glielo tirai fuori e lo portai in camera. Nudo aveva un cazzone da urlo. Lo succhiai con passione mentre lui me lo spingeva in gola. Mi dava schiaffi sulle guance per costringermi a prenderlo tutto. Infilò le dita nel culo, tutte insieme, allargandomi senza pietà.
Mi mise un cuscino sotto la schiena, mi aprì le gambe e sputò nel solco. Con un colpo secco mi penetrò completamente. Mi tappò la bocca mentre mugolavo di dolore e piacere. Mi scopò con spinte decise, facendomi sentire ogni centimetro. Poi mi fece salire sopra e scivolare su e giù. Mi schiaffeggiava il cazzo e mi segava, io cercavo di fermarlo ma lui mi bloccava. Alla fine esplosi nella sua mano. Mi costrinse a leccare tutto il mio sperma dalla sua mano mentre mi baciava.
Uscì dalla stanza e mentre mi stavo pulendo arrivò l’altro amico. Mi diede subito il cazzo da succhiare. Passammo al sessantanove: mi leccò il culo succhiando il seme del primo, infilò le dita e mi ordinò di spingere fuori lo sperma per leccarlo tutto. Mi baciò con passione e poi mi scopò a novanta gradi, tenendomi per i capelli e sbattendomi forte. Si girò e mi venne direttamente in bocca.
A quel punto entrarono anche gli altri. Uno si mise sotto di me, io sopra, spompato ma ancora eccitato. Mi presero a turno e alla fine mi infilarono due cazzi insieme nel culo. Mi riempirono completamente per due volte di seguito.
La festa di compleanno
Il giorno dopo, domenica, mi disse: «Vieni alle diciotto, ti aspetto». Tornai a casa, mi lavai con cura, scaricai e misi tanta crema sul culo ancora arrossato.
Il pomeriggio entrai in casa sua. Eravamo soli. «Che vuoi fare stasera?» gli chiesi. «Ieri mi avete spaccato il culo.» Lui rise: «Non sei contento? Hai schizzato e urlato come una cagna, volevi tanto cazzo. Stasera andiamo alla festa di compleanno di un mio amico. Tu sarai il mio regalo. Aspettiamo che se ne vadano parenti e amici, poi restiamo solo noi e tu ci farai godere tutti».
Arrivammo alla festa. Sul tappeto, sotto gli occhi di tutti, il festeggiato mi mise sopra di sé. Mi baciava e mi scopava in tutte le posizioni possibili. Quando lui venne, ci fu un grande applauso. Poi tutti mi saltarono addosso. Li presi uno dopo l’altro, anche due insieme. Mi scaricarono in culo, in bocca e addosso. Per tre volte mi riempirono completamente. Tornai a casa alle tre di notte, esausto ma soddisfatto.