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Nano e gigante: il mio incontro con un uomo obeso che mi ha travolto tra morbide pieghe e un cazzo enorme

18
8 ore fa

Ci scambiamo le foto in chat. Io sono longilineo, magro all’estremo. Lui è francamente obeso, con una mole così esagerata da deformargli quasi il corpo. C’è qualcosa di profondamente rassicurante in quella carne abbondante, in quelle pieghe che sembrano non finire mai. Lui mi dice che mi trova delizioso così sottopeso, e mi affibbia subito il soprannome di “Carestia”.

Ci spogliamo immediatamente, come ci eravamo promessi. Vengo avvolto dalla nuvola soffice dei suoi strati adiposi: mi sembra di sprofondare in un cuscino enorme e caldo. Sotto le salsicce pesanti della sua pancia, nascosto tra cascate di pieghe, si erge un cazzo che definirei senza esitazione grosso e duro. Sta cercando la strada del mio culetto minuto, che lui ribattezza all’istante “Tuo Piccolo Fuoco” e anche “Il Motivo” per cui mi ha invitato.

La penetrazione ovattata

Va in cerca del mio “Bocciolo” e lo infilza con decisione. Mi solleva in un paradiso di spinte calme, ovattate ma solide, potenti. Mi sembra di volare, cullato dalla sua massa.

«Lo senti bene?» chiede con voce bassa. «Orpo sì», riesco a rispondere tra un gemito e l’altro. Mi tiene così per un tempo lunghissimo. È un’esperienza davvero unica, fantastica. Viene con forza, mi inonda a fontana. Vado in cerca del suo sesso ancora pulsante e, soffocando tra le sue cicce, lo ripulisco con la lingua. Mi sorride. Gli sorrido anch’io.

Dopo l’orgasmo

«Caro ragazzo, sei bellino ma dovresti nutrirti di più». «E tu moderarti almeno un po’», ribatto ridendo. «Sai quante calorie mi hai fatto consumare?». «Cinquecento?». «Da lì in su». «Ti piace l’uomo grasso?». «Un casino». «Vieni qui dai che ti stritolo».

La nuova intimità

Da quel giorno siamo diventati inseparabili, pappa e ciccia. Mi imbocca con dolcetti di ogni tipo per “tirarmi su” e rendermi più presentabile, ma quello che preferisco infinitamente di più è il suo formidabile “Cannolo” alla crema pasticcera: a getti potenti mi feconda l’intestino. Quanta ne schizza dai suoi coglioni, grossi il doppio del normale. Ci naufrago dentro.

Mi addormento contro il suo corpo enorme, incurante e inebetito mentre mi massaggia, mi palpa, mi pizzica il collo, i capezzoli, i glutei, le cosce, le gambe fino ai piedi. Tutto suo: più ossa che carne. Il suo “Scheletro”, il suo “Bamboccio”, il suo “Ano da sforzo”. Una farfalla al cospetto di un pachiderma grandioso, voluttuoso, impulsivo e gigantesco.