Zia Niky e i ragazzi neri: la mia notte di sottomissione totale in un appartamento pieno di cazzi africani
Sono sempre io: zia Niky (Nicola), 64enne serio, educato, aspirante schiava sottomessa e troia ubbidiente. Mi piace da morire fare seghe e pompini con ingoio. Vivo a Pescara e per chi mi volesse usare e sburrare può scrivermi a billo.a.928@gmail.com.
Ero come sempre in calore. Mi stuzzicavo i capezzoli e li strizzavo forte, poi mi accarezzavo il buco del culo con le dita. Avevo una voglia matta di cazzi, di essere sburrato in bocca e nel culo. Non resistetti più: uscii e salii in macchina. Andai verso piazza Santa Caterina, dove ci sono negozi gestiti da neri – alimentari e altro.
Parcheggiai vicino a un gruppo di giovani neri, alti e magri. Li guardai e feci segno che volevo succhiare: mi misi un dito in bocca, lo succhiai e lo leccai lentamente. Un paio si avvicinarono subito. «Zio, cerchi qualcosa? Che vuoi?». Risposi senza giri di parole: «Volete fare qualche euro? Se mi fate succhiare vi do 20€ ciascuno. Poi chi mi incula ne prende 50!!!».
I due chiamarono altri due. Mi dissero: «Vieni zio, ti diamo quello che ti piace… bocca e culo come una vacca!!». Andammo a casa loro. Abitano tutti insieme. In casa c’erano altri 4 ragazzi: in tutto otto. Tirai fuori 100€ e mi misi in ginocchio in mezzo a loro. Tutti tirarono fuori il cazzo. Le dimensioni erano proprio da neri: mazze da urlo. Pensai che tra poco avrei urlato, di dolore e di piacere.
La sessione orale
Li presi in bocca uno dopo l’altro. Leccavo le palle e qualcuno si faceva leccare il buco del culo. Non erano affatto puliti né profumati, ma non potevo fare la schizzinosa: sono una troia, ero arrapata e solo una cagna in calore. Loro lo capirono subito e partirono a spogliarsi. Mi spogliarono nudo e mi spinsero i cazzi in fondo alla gola. Soffocavo, succhiavo e poi iniziò la serie delle sburrate in bocca. La loro sborra era buonissima, meravigliosa: densa e tanta. Ero strafelice.
La doppia penetrazione e il dolore-piacere
Poi fu la volta del mio culo. Iniziarono a incularmi con forza, senza pietà e senza tregua. Mi sfondavano e mi facevano un male cane. Urlavo, ma loro per zittirmi mi prendevano a schiaffi. Uno mi stringeva forte e mi tirava i coglioni e i capezzoli: porco boia che dolore. Piangevo per il dolore al buco del culo e alle palle, ma godevo e sborravo anch’io.
Ero disfatto, tritato, gonfio. Avevo goduto come non avrei mai immaginato. Che puttana che sono. Mi misi a leccare tutto quello che potevo: cazzi, coglioni, piedi. Ero grato a questi splendidi stalloni.
La fine e il ritorno a casa
Dopo un paio d’ore di sesso i giovani neri mi buttarono fuori di casa. Salutai e ringraziai. Tornai a casa dalla mia adorata e cornuta mogliettina. Le donne sono puttane, ma gli uomini…