Weekend con Walid: l’incontro afoso sotto i portici che è finito con una scopata selvaggia
Era una sera afosa. Sotto i portici del piccolo paese non c’era nessuno. Passò un giovane ragazzo, alto, bruno, capelli corti ricci neri, occhi neri profondi. Lo guardai, mi guardò. Quello sguardo… lo sguardo del desiderio puro, animale.
Infine si avvicinò. Si presentò: «Mi chiamo Walid». Disse di essere egiziano, che non parlava ancora benissimo l’italiano. Gli risposi che mi chiamo Luca, che non doveva preoccuparsi per la lingua, che amo l’accento caldo e passionale della lingua araba. Sorrise, un sorriso lento e malizioso.
Disse che aveva tanto caldo e tanta sete. Che non mi aveva mai visto prima. Mi chiese se abitassi lì vicino. Gli risposi di sì, che abitavo lì vicino. Lo invitai a seguirmi. Gli dissi che gli avrei offerto volentieri un bicchiere d’acqua fresca a casa mia. Sorrise, mi ringraziò e accettò.
Appena arrivati lo invitai a sedersi sul divano mentre andavo a prendere l’acqua. Si sedette e sorrise. Si toccò un po’ il cazzo sopra i pantaloncini e mi guardò fisso. Gli portai l’acqua e mi sedetti vicino a lui. Le nostre gambe scoperte si sfiorarono. Per il caldo indossavamo entrambi solo pantaloncini corti e canottiera.
Sentii la sua pelle liscia e calda contro la mia. Prese il bicchiere e buttò giù l’acqua tutta d’un colpo. Appoggiò il bicchiere per terra. Poi, di colpo, abbassò i pantaloncini e gli slip e mi mostrò il cazzo semiduro. Era un gran bel cazzo, ben fatto, spesso, con vene evidenti. Lo guardai negli occhi.
Lui inclinò la testa verso la mia. Con una mano mi prese la nuca, girò il mio viso verso il suo e iniziò a baciarmi. Mi slinguò in bocca con forza, passione, fame. Il mio cazzo, già duro, divenne durissimo. Smette di baciarmi. Si alzò e mi tolse di scatto pantaloncini e slip. Si risedette sul divano, inclinò il busto, appoggiò la testa sul mio cazzo duro, inghiottì la punta e iniziò a leccarla.
Poi iniziò a succhiarmi tutto il cazzo. Lo prese in bocca intero, lo leccò, lo slinguò, lo succhiò. Era davvero bravo. Mi succhiò per dieci minuti buoni. Ogni tanto gli accarezzavo i capelli ricci, gli spingevo la testa sul mio cazzo e gliela muovevo al ritmo che volevo.
«Non sapevo che gli arabi sapessero succhiare il cazzo così bene, Walid». «Arabi bravi a fare tante cose», rispose con un sorrisetto malizioso.
Walid sorrise ancora, mi afferrò le caviglie e mi alzò le gambe. «Ora io scopa te». «No, dai, Walid. Non mi piace prenderlo». «Tuo buco stretto?». «Sì, Walid». «Uhm… me lo hai fatto diventare ancora più duro, guarda!».
Guardai. Il suo cazzo, già notevole, ora sembrava addirittura enorme e durissimo, puntava diretto al mio buco. «No, Walid. Smetti, non voglio». Troppo tardi. La punta del suo cazzo entrò quasi subito nel mio buchetto. «Arghhhh!». «Entrato!». «Lo sento Walid». «Ora te lo spingo tutto dentro, Luca». «Arghhhh!». «No, Walid, non voglio, basta! Toglilo subito, brucia troppo».
«Mmm, bello buco, stretto e caldo. Ora io allarga tuo buco, Luca». «No, Walid, no, no!». Troppo tardi. Walid aveva già iniziato a muovere il suo cazzo con forza e profondità dentro il mio culo. «Arghhhhh!». «Mi piace tuo buco, ora ti scopo forte». «No, no!». Walid non ascoltò e iniziò a scoparmi con colpi violenti e veloci. «Basta Walid, mi fai male!». «Poi te piace, baciami!».
Lo baciai. E quello equivalse a una resa. Walid iniziò ad affondare il suo cazzo sempre più veloce e con forza nel mio culo che lentamente si stava abituando a ricevere i colpi. «Basta, Walid, basta!». «Mmm, sta buono, tu gridi ma si vede che ti piace». «Stronzo». «Ora io inculo te tutto». «No no, basta!». «Sì, sì, ohhh… mio cazzo duro tutto dentro tuo culo, Luca».
Iniziai a lasciarmi andare. Era la prima volta che venivo inculato in quella maniera, per di più da un giovane arabo conosciuto meno di un’ora prima. «Mmm mmm, tuo culo troppo buono, io ora sborro dentro». «No Walid, la sborra in culo, no». Walid mi guardò dritto negli occhi, sorrise malizioso. «Sborra in culo sì, Luca. Tuo culo mio culo ora». «Bastardo». «Sì, SBORRO! Ohhhh, ahhhhhh…».
Sentii i suoi fiotti caldi salire su per l’intestino (prima di sborrare Walid aveva spinto il suo cazzo ancora più a fondo di quanto aveva fatto fino ad allora). Infine Walid estrasse senza troppi riguardi il suo cazzo ancora mezzo duro e gocciolante e mi chiese dov’era la doccia. «La doccia è là in fondo a sinistra, Walid. Io però non ho ancora sborrato!».
Walid sorrise e mi invitò a fare la doccia con lui. Mentre Walid andava verso la doccia notai il suo culo: né piccolo né grande, sodo, liscio, perfetto. Il mio cazzo duro si indurì quasi fino a farmi male. Lo seguii in doccia…