Erano circa le dieci del mattino quando sentii bussare insistentemente alla finestra. Mi avvicinai con il cuore che già batteva forte: era Ahmed, accompagnato da altri due colleghi. Sapevo cosa sarebbe successo, eppure mi avvicinai lo stesso.
«Bella la puttana di oggi!» esclamò Ahmed con un ghigno. «Tirati su la gonna e facci vedere quel bel culo.»
Obbedii come in trance. Sollevai l’orlo dell’abito mentre loro mormoravano commenti in arabo, chiaramente soddisfatti. Uno dei due si sedette sul ponteggio, tirò fuori il cazzo già mezzo duro e ordinò:
«Ahmed ha detto che fai dei pompini da urlo. Vieni qui, voglio vedere.»
Mi avvicinai. Lui mi afferrò la testa con decisione e la avvicinò al suo membro. Cominciai a leccare la cappella gonfia, poi sentii la carne calda invadermi la bocca fino in gola. Mi arrivava quasi alle tonsille e faticavo a respirare. Dopo pochi minuti intensi mi riempì la bocca di sperma caldo. Lo sputai istintivamente.
Subito si fece avanti il secondo: «Adesso tocca a me, puttana.»
Il suo cazzo era più largo, una vera mazza. Mi prese la testa con entrambe le mani e me lo spinse in bocca senza pietà. Dovetti spalancare le mascelle al massimo per accoglierlo. Anche lui non durò molto e mi scaricò tutto il suo carico denso.
Poi arrivò il turno di Ahmed. «Dai porca, ora tocca a me. Oggi fai una bella colazione… ma non finisce qui.»
Presi anche il suo membro, ormai esausto. Non avevo mai ingoiato così tanto sperma in così poco tempo. Mi vennero le lacrime agli occhi. Quando anche Ahmed si svuotò, i tre si alzarono.
«Bene puttana, tra una settimana ce ne andiamo, ma prima facciamo una festa al tuo culo. Ci vediamo tra due giorni.»
Il Dopo e l’Attesa
Appena rimasero soli corsi in bagno e vomitai tutto. Mi sciacquai la bocca più volte, disperato. La cosa mi aveva fatto schifo, eppure una parte di me era già agitata. Chiusi la finestra e mi buttai sul letto, piangendo fino ad addormentarmi.
La sera arrivò la mia compagna. Ero ancora visibilmente sconvolto.
«Amore, che hai? Non stai bene?» mi chiese preoccupata.
«Niente, solo un forte mal di testa da stamattina.»
Cenammo quasi in silenzio. La mattina dopo, per evitare brutti incontri, uscii prestissimo e vagai per Milano senza meta. Le parole di Ahmed però mi martellavano in testa continuamente.
L’Appuntamento a Casa
Il giorno stabilito, alle otto del mattino, il telefono squillò.
«Ciao troia, stiamo arrivando. Preparati come si deve e lavati bene, non voglio fare brutta figura con gli amici.»
«Ahmed, ma sei serio? Vuoi davvero venire a casa mia con loro?»
«Certo, dobbiamo salutarti come si deve. È l’occasione perfetta.» Rise forte e chiuse la chiamata.
Dieci minuti dopo suonarono al citofono. Indossavo un abito lungo della mia compagna con uno spacco vertiginoso, calzamaglia nera, perizoma e reggiseno. Appena entrarono, Ahmed ordinò:
«Troia, vai a fare il caffè mentre noi ci spogliamo.»
Andai in cucina, preparai la moka e disposi le tazzine su un vassoio. Quando tornai in camera li trovai tutti e tre nudi sul letto, con tre cazzi eretti di misure diverse che puntavano verso l’alto.
«Vieni puttana, abbiamo voglia di divertirci.»
Ahmed si alzò, mi si strusciò addosso facendomi sentire la sua erezione tra le natiche e mi sfilò il vestito. Rimasi in perizoma e reggiseno. Mi spinse sul letto. Uno dei due mi strappò il perizoma, l’altro il reggiseno. Mi girarono a pancia in giù.
Cominciarono a toccarmi il culo avidamente. Ahmed mi sputò nel solco e mi infilò due dita dentro, mentre un altro mi avvicinò le palle alla bocca.
«Leccale bene, poi ti do il resto.»
Dopo qualche minuto Ahmed annunciò: «Bene, inizio io.»
Mi diede una forte sberla sulle natiche e con una spinta decisa mi penetrò completamente. Contemporaneamente l’altro mi ficcò il cazzo in bocca. Il terzo si masturbava davanti al mio viso già impegnato.
«Fammi spazio,» disse a un certo punto. «Voglio provare a entrare anch’io.»
Mi sentii straziare quando il secondo grosso membro cercò di farsi spazio accanto al primo. Non so come, ma entrambi riuscirono a penetrarmi insieme, muovendosi con un ritmo quasi sincronizzato. Uno in bocca, due nel culo.
Andarono avanti per circa dieci minuti intensi, mentre io mi sentivo completamente riempito e straziato. Alla fine urlarono quasi insieme e mi inondarono di sperma caldo dentro e fuori.
Dopo la prima umiliante sessione sul ponteggio, i tre operai marocchini tornano a casa mia per continuare il loro gioco di dominio. Tra doppia penetrazione, bocche riempite e umiliazioni continue, scivolo in un incubo erotico dal quale sembra impossibile sfuggire.
Nel giro di poche ore mi avevano devastato il culo. Lo sentivo in fiamme, non ne potevo più. Avevano addirittura provato a infilare tre cazzi insieme. Avevo sperma ovunque: sui capelli, sul viso, sul petto e tra le gambe. Sembravano inesauribili. I loro membri scuri restavano duri nonostante tutto.
Approfittai di un momento di tregua e corsi in bagno per farmi una doccia. Ero sfinito, le gambe mi tremavano e la testa girava. Mi infilai sotto il getto d’acqua calda, cercando di lavare via tutto quel liquido denso che mi copriva dal collo fino ai piedi. Non avrei mai immaginato di vivere momenti così umilianti.
Uscii dal bagno sperando che fosse finita, ma Ahmed mi chiamò immediatamente:
«Puttana, dove sei? Vieni qui, ti stiamo aspettando.»
Rientrai in camera e li trovai tutti e tre in piedi, ancora eccitati.
«Cosa volete ancora? Non siete sazi?» chiesi esausto.
Quello con il cazzo più grosso rispose con un ghigno: «Vieni puttana, succhia questo bel cazzone.»
Mi afferrò per i capelli e mi costrinse a inginocchiarmi. «Prendi il mio cazzo in bocca e succhialo bene.» Mentre gli altri due ridevano, aprii la bocca e lui me lo spinse dentro fino in gola. Cominciai a succhiare meccanicamente.
A un tratto si inginocchiò anche lui e mi ritrovai sdraiato sul letto. Ahmed stava per prendermi di nuovo.
«Basta, vi prego… non ne posso più.»
«Zitta puttana e facci godere.»
Con un colpo secco Ahmed mi penetrò di nuovo fino in fondo. Nello stesso istante il suo amico mi venne in bocca, tenendomi la testa ferma con la mano. Dovetti ingoiare tutto mentre Ahmed continuava a scoparmi con spinte profonde e violente. Le lacrime mi scendevano sulle guance per il dolore al culo ormai distrutto.
Il terzo si avvicinò e mi riempì nuovamente la bocca. Ahmed si svuotò dentro di me con un grugnito, inondandomi le viscere, mentre l’altro mi teneva per i capelli e mi obbligava a continuare a pompare.
A un certo punto non ce la feci più. Mi alzai di scatto e gridai:
«ADESSO BASTA! Se non ve ne andate chiamo la polizia!»
Scoppiarono in una risata fragorosa.
«E cosa gli racconti? Che la tua compagna ti infila cetrioli nel culo? Decidiamo noi quando finisce.»
Mi afferrarono di nuovo per i capelli e mi ficcarono ancora il cazzo in bocca, riempiendomi di un altro carico di sperma. Poi, come se nulla fosse successo, si rivestirono e se ne andarono, chiudendosi la porta alle spalle.
La Fine dell’Incubo
Per fortuna l’incubo era terminato. Appena rimasi solo scoppiai in un pianto disperato. Così si concluse quella terribile avventura. Da quel giorno non ho più indossato abiti da donna e sono tornato alla mia vita da etero, sperando che a nessuno capiti mai un’esperienza del genere.