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La Trans Mulatta che Mi Ha Lasciato il Segno

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2 mesi fa
Immagine La Trans Mulatta che Mi Ha Lasciato il Segno

Un sabato pomeriggio di novembre, mentre la pioggia sottile bagnava le strade, mi assalì all’improvviso una voglia irrefrenabile. Decisi di non resistere: salii in macchina e puntai verso il centro città. Parcheggiai vicino a un distributore di benzina e presi un giornalino di annunci. Sfogliandolo con dita impazienti, ne trovai uno che catturò subito la mia attenzione. Lessi il testo due volte, sentendo già il calore salire. Composi il numero.

La voce dall’altro lato era calda, sicura. Parlammo poco, giusto il tempo di accordarci su luogo e prezzo. Mi invitò nel suo appartamento, a pochi isolati da lì. Il cuore mi batteva forte mentre percorrevo la strada a piedi, l’aria fredda di novembre che mi sferzava il viso.

Quando bussai, la porta si aprì quasi subito. Davanti a me comparve uno spettacolo che mi tolse il fiato: un trans mulatto di una bellezza sfolgorante, con un fisico da urlo scolpito e curve perfette. La pelle color ebano brillava sotto la luce soffusa dell’ingresso. Si chiamava Giovanna, mi disse con un sorriso malizioso mentre mi faceva entrare.

Non perdemmo tempo in chiacchiere inutili. Ci spogliammo rapidamente, gettando i vestiti sul pavimento. Il mio sguardo scivolò subito sul suo corpo nudo: il seno sodo, i fianchi generosi e, soprattutto, quel cazzo d’ebano già duro come il marmo, grosso e venoso, che svettava imponente tra le sue gambe. Deglutii, ma non mi preoccupai più di tanto. Ormai ne avevo presi di cazzi, pensai tra me e me, cercando di mantenere un certo controllo.

L’incontro sul letto

Ci spostammo sul grande letto matrimoniale. Iniziammo con un 69 profondo e sugoso. La sua bocca calda avvolgeva il mio cazzo con abilità sorprendente, mentre io leccavo e succhiavo quel membro nero e possente, sentendone il sapore intenso e la durezza perfetta. I nostri corpi si muovevano in sincrono, gemiti soffocati che riempivano la stanza.

Dopo qualche minuto, mi sistemai a pecorina sul bordo del letto, le ginocchia piantate nel materasso, il culo offerto e pronto. Aspettavo che Giovanna mi prendesse con calma, come succedeva di solito.

Ma lei aveva altri piani.

D’improvviso mi montò sopra come un’amazzone che cavalca un cavallo selvaggio. Senza preavviso, con un colpo secco e deciso, mi infilò tutto il cazzo dentro in un’unica spinta violenta. Sobbalzai violentemente, un urlo mi sfuggì dalle labbra. Il dolore improvviso mi attraversò come una scarica elettrica, mescolato a una sensazione di pienezza assoluta.

Non mi diede il tempo di reagire né di abituarmi. Partì subito con una cavalcata selvaggia, implacabile, il bacino che sbatteva contro le mie natiche con forza brutale. Il ritmo era feroce, continuo, senza un attimo di tregua. Urlavo, ma le parole per chiederle di fermarsi mi morivano in gola. Ero completamente bloccato dalla sua irruenza.

Cercavo di aggrapparmi alle lenzuola, stringevo le chiappe con tutte le forze, tentando di scivolare in avanti per sfuggire a quell’assalto. Ma finivo solo contro la testiera del letto, peggiorando la situazione. Lei continuava imperterrita, ancora più forte, ancora più veloce. Ogni colpo mi apriva di più, mi sfondava senza pietà.

In quel minuto che sembrò interminabile, mi resi conto di essere diventato completamente succube. Ero sfatto, distrutto, il corpo che tremava sotto i suoi affondi potenti. Senza nemmeno toccarmi, sentii l’orgasmo montare in modo irrefrenabile e venni con violenza, schizzando sul lenzuolo mentre lei non rallentava nemmeno per un secondo.

Continuava a pomparmi come un’ossessa, il cazzo che entrava e usciva dal mio buco ormai spalancato. Volevo che smettesse, eppure una parte profonda di me stava godendo come non aveva mai goduto prima. I colpi violenti contro le mie natiche riecheggiavano nella stanza, insieme al suono osceno della carne che sbatteva e al mio respiro spezzato.

Ero inerme. Mi lasciai inculare senza più opporre resistenza, il corpo che si arrendeva completamente a quella dominazione selvaggia. Sentivo ogni centimetro di quel cazzo d’ebano che mi apriva, che mi possedeva.

Finalmente la sentii gemere più forte, il ritmo che diventava ancora più animalesco negli ultimi istanti. Con un ultimo affondo profondo mi allagò l’intestino con il suo sperma caldo e abbondante. Poi si fermò, il respiro affannato.

La resa finale

Estrasse lentamente il cazzo dal mio buco ormai rotto e sfondato, ancora pulsante e lucido. Senza dire una parola, me lo avvicinò alla bocca. Obbedii alla cieca, incapace ormai di dire no. Aprii le labbra e accolsi quel membro enorme, ancora caldo del mio stesso odore e del suo seme.

Mi affannai a ripulirlo con la lingua e con la bocca, succhiando avidamente, ingoiando ogni goccia, lucidando la cappella dura come il marmo con cura devota. Succhiavo con passione, come se fosse l’unica cosa che mi restava da fare.

Quando finalmente ci separammo e mi rivestii, le gambe mi tremavano così tanto che faticavo a reggermi in piedi. Il buco mi pulsava dolorante, ancora aperto e bagnato del suo sperma. Mentre mi avviavo verso la porta, le dissi con voce roca: «Nessuno mi aveva mai inculato così».

Giovanna sorrise con aria soddisfatta e rispose semplicemente: «Io il sesso lo faccio solo bene. Inculo per lasciare il segno».

Mi trascinai fino alla macchina, ogni passo una sofferenza dolce. Durante il tragitto verso casa mi accorsi con imbarazzo di essermi cagato addosso nei pantaloni, il corpo ancora scosso dagli spasmi. Ci vollero giorni interi per riprendermi fisicamente ed emotivamente.

Aveva ragione lei. Aveva lasciato il segno. Per sempre. Indimenticabile. Mi aveva violentato con una passione brutale e, purtroppo per me, una parte profonda di me aveva goduto immensamente.


Categoria: Incontri casuali

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