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Lui adesso è una ragazza

21
4 ore fa
Immagine Lui adesso è una ragazza

Matteo diede un’ultima occhiata alla valigia, controllò di non aver dimenticato nulla e uscì di casa. Stava per vivere un’esperienza che ancora gli lasciava qualche dubbio, ma ormai aveva pagato e non poteva tirarsi indietro. Da un po’ di tempo si sentiva stanco di essere single: al lavoro c’erano solo uomini e lui usciva raramente, quindi quando aveva scoperto quell’agenzia che organizzava weekend al buio si era interessato subito. Gli avevano spiegato che sarebbe stato abbinato a una ragazza che viveva il più vicino possibile a lui e che aveva più o meno la sua età. Dopo averci riflettuto qualche giorno si era iscritto e, due settimane dopo, era arrivato il momento di partire. Aveva scelto l’opzione più audace, quella nell’hotel con zona spa nudista.

Caricò i bagagli in macchina e si mise in viaggio. L’hotel distava circa mezz’ora da casa sua. Arrivò in poco tempo e restò piacevolmente sorpreso: la struttura era piccola, non più di una decina di camere, tutta in legno, con fioriere coloratissime sui balconi. Davanti c’era il parcheggio, ai lati e dietro si estendeva un giardino curato. Entrò, lasciò i bagagli alla reception come gli avevano indicato e si diresse nella saletta accanto per la cena, dove avrebbe conosciuto la ragazza.

Il riconoscimento

La saletta era intimista, tutta in legno, con una decina di tavoli e un bancone centrale che la mattina serviva da buffet per la colazione. Gli indicarono un tavolino. Aspettò circa cinque minuti, poi gli dissero che era arrivata. Si alzò, preferendo farsi trovare in piedi. Entrò una ragazza molto bella: occhi grandi e marroni, una frangetta che le scendeva fino alle sopracciglia, labbra piene sottolineate da un rossetto marrone caldo. Indossava un vestito nero e sorrideva con una punta di timidezza. A Matteo sembrò strano, come se avesse già visto quel viso da qualche parte.

La fece accomodare e si sedette a sua volta. Si presentò. Lei rispose che si chiamava Giulia. Continuava a sorridere un po’ imbarazzata, poi disse a bassa voce: «Non mi hai riconosciuto, ma io sì. Sono Giulio, delle superiori».

A Matteo si accese una lampadina. Si ricordò perfettamente di quel compagno di classe simpatico e gentile, sempre un po’ femminile nei modi. All’epoca aveva pensato che fosse gay; ora capiva di essersi sbagliato. «Stai benissimo», esclamò con genuino piacere. «Che bello rivederti». Era contento che fosse proprio lei: alle superiori si era sempre trovato bene insieme. Giulia sorrise e sembrò rilassarsi.

Durante la cena parlarono delle superiori e di come lei avesse iniziato la transizione due anni dopo la fine della scuola. Dopo mangiato uscirono per una passeggiata nel parco dell’hotel. Giulia aveva le spalle scoperte e cominciava a sentire freddo; Matteo le mise la propria giacca sulle spalle. Camminarono parlando di tutto e di niente, e senza accorgersene si ritrovarono lungo una ciclabile a una ventina di minuti di distanza. Decisero di tornare indietro. Matteo si sentiva a suo agio, in sintonia. Prima di rientrare nell’hotel camminavano già a braccetto: lui con le mani in tasca, lei con il braccio intrecciato al suo.

La prima notte

In camera si cambiarono ancora un po’ imbarazzati, ciascuno nel bagno. Lui indossò solo i pantaloni della pigiama, petto nudo; lei una vestaglia nera, spalline sottili, che arrivava appena sotto il sedere. Matteo avvertì un leggero calore: dalla scollatura riusciva a intravedere i capezzoli. Si infilò sotto le coperte, si diedero la buonanotte e spensero la luce.

Dopo qualche minuto Giulia, pensando che lui si fosse addormentato, gli sfiorò la guancia con un bacio leggero e sussurrò «Buonanotte». Con sua sorpresa Matteo rispose: «Anche a te». Se avessero potuto vedersi, avrebbero sorriso entrambi.

La mattina dopo

Quando Matteo si svegliò maledisse la sveglia che aveva dimenticato di disattivare: erano le otto. Sperò di non aver disturbato Giulia, ma quando si girò il posto accanto era vuoto. Sul comodino trovò un foglietto: «Sono giù in palestra, per le 8:30 massimo torno». «Capisco come fa ad avere quel fisico», pensò, un po’ invidioso, «se nemmeno in un weekend così si ferma».

Si alzò, andò in bagno, si sciacquò la faccia, si lavò i denti e si mise a leggere aspettandola. Verso le 8:20 sentì la chiave girare nella toppa. Entrò Giulia sudata, in canottiera e leggings. «Buongiorno», disse Matteo. Lei ricambiò. «Mi sono svegliata presto e volevo allenarmi, ma non volevo svegliarti. Mi hai aspettato tanto?». Lui spiegò che aveva letto solo dieci minuti e almeno si era fatto trovare un po’ sistemato. Lei sorrise: «Tu invece mi vedi così, tutta rossa e sudata. Ti dispiacerebbe aspettare ancora un quarto d’ora prima di scendere a colazione? Ho bisogno di una doccia». «Figurati, leggo ancora un po’».

Non riuscì a leggere neanche una riga. Continuava a immaginare Giulia dietro quella porta, nuda sotto il getto dell’acqua. In pochi minuti lei si lavò, si asciugò i capelli e scesero insieme.

A colazione parlarono delle loro vite e di cosa amassero fare. Giulia era molto attiva: palestra, piscina, lettura. «Era buona», commentò alla fine. «Ti va di fare due passi o preferisci la piscina?». Matteo immaginò che dopo l’allenamento lei avesse voglia di stare ferma, e infatti scelsero la piscina. «Secondo te dobbiamo scendere già nudi o c’è uno spogliatoio?». Nessuno dei due aveva mai frequentato una spa nudista. Decisero di cambiarsi giù.

Nella spa

Arrivati alla piscina si separarono negli spogliatoi. Poi scelsero due sdraio un po’ appartate. L’ambiente era soft, luci soffuse, profumi leggeri; non c’era nessuno. Giulia si tolse l’asciugamano. Matteo restò senza parole: corpo magro e tonico, seno piccolo ma proporzionato, il pene che ricadeva morbido tra le cosce con una forma che lo attrasse subito. Si rese conto di aver fissato troppo a lungo. «Perdonami», mormorò. «Non volevo, ma il tuo corpo è davvero attraente». Si tolse a sua volta l’asciugamano. Giulia, con un sorriso malizioso, abbassò lo sguardo tra le sue gambe. Risero e scesero in acqua.

L’acqua era calda e arrivava al petto. Bastò un passo per trovarsi vicini e baciarsi. Matteo pensò che baciasse benissimo. Lei lo abbracciò e con una mano gli scese lungo la schiena fino a posargli il palmo sul sedere. Lui le tenne una mano sul fianco e l’altra tra i capelli. Sentì il pene di Giulia indurirsi un poco contro di lui. Senza pensarci lo prese in mano e iniziò a muovere le dita, lentamente, quasi con tenerezza. Lei si staccò. «Se non ci fermiamo subito non riuscirò più a controllarmi, e non mi sembra il posto giusto». Matteo, un po’ spiazzato, si sedette sul bordo della piscina e si scusò. «Non è colpa tua», rispose lei. «Se dobbiamo fare l’amore voglio che sia speciale e più comodo». Lui si calmò. Giulia si avvicinò di nuovo; ora aveva il pene duro di Matteo davanti al viso. «Nulla ci impedisce però di divertirci un po’». Lo prese in bocca, muovendo le labbra su e giù, soffermandosi ogni tanto con la lingua sulla corona del glande. Dopo pochi minuti Matteo la avvertì che stava per venire. Lei non si fermò. Lui venne.

Tornarono a baciarsi, questa volta più dolcemente, accarezzandosi e abbracciandosi. Dopo una decina di minuti Giulia gli sussurrò all’orecchio: «Saliamo in camera. Non resisto più». Non pensarono nemmeno a recuperare i vestiti. Con gli asciugamani intorno al corpo presero l’ascensore.

In camera

Appena le porte si chiusero Matteo premette il bottone del loro piano e si inginocchiò. Sollevò l’asciugamano di Giulia quanto bastava, prese il suo pene in bocca. Aveva perso un po’ di erezione rispetto alla piscina, ma era ancora sodo e reagiva. Tirò indietro la pelle, scoprì la cappella, sentì una goccia di liquido e si accese ancora di più. Arrivarono al piano, quasi corsero fino alla porta, entrarono. Matteo non la lasciò neanche sedere: la spinse con la schiena al muro e riprese a succhiarla. Ora era completamente dura. Le accarezzava le cosce e l’inguine, fino alle palle.

Dopo un minuto o due lei lo fermò. «Ti voglio». Prese il lubrificante dal comodino e lo porse a Matteo. Lui ne stese un po’ sul dito, la preparò con uno e poi con due, infine si mise sopra di lei, appoggiò la punta contro di lei, la baciò e entrò lentamente, fino in fondo. Fu un piacere che Matteo non aveva mai provato: fisico e mentale insieme, un’affinità erotica e romantica allo stesso tempo. Prese in mano il pene di Giulia e la stimolò finché lei non venne sulla pancia. Subito dopo venne anche lui.

Si sciacquarono in fretta e si addormentarono abbracciati.