Mi chiamo Franco. All’epoca di questa storia avevo intorno ai cinquant’anni. Un sabato sera, insieme a mia moglie Laura, che ne aveva quarantacinque, decidemmo di cenare in un ristorante di pesce fresco sulla costa, a circa cinquanta chilometri dalla nostra città. Verso le ventuno arrivammo sul posto. Entrati nel locale, un signore ci accolse e chiese in quanti fossimo. Risposi che eravamo in due e ci fece accomodare a un tavolo in un angolo della sala, lontano dal chiasso.
Lo stesso uomo tornò poco dopo per prendere l’ordine. Per evitare confusione, Laura e io scegliemmo le stesse portate: antipasto di mare, risotto ai frutti di mare, pesce arrostito alla griglia. Da bere, acqua e una bottiglia di buon vino bianco. Dopo pochi minuti arrivò un cameriere con le bevande. Non era italiano: dal modo di parlare immaginai che venisse dal Nord Africa, forse tunisino o marocchino. Prestante, educato, cortese, più o meno della nostra età. Aprì la bottiglia d’acqua e ne versò mezzo bicchiere, posizionandosi rigorosamente al nostro lato destro. Poi stappò il vino e lo fece assaggiare. Dissi che andava bene e lui si allontanò subito.
Laura mi guardò sorpresa. «Non hai notato niente?» «No, niente. Che è successo?» «Il cameriere si è strusciato sul mio braccio destro con la patta dei pantaloni.» «Ma cosa vai a pensare? Sarà stato perché lo spazio è stretto, l’avrà fatto senza accorgersene.» «Due volte, Franco. Una con l’acqua e una con il vino.» «Vabbè, evidentemente gli piaci. Ora che ci penso, l’ha fatto anche con me, ma non ci ho dato peso. Come quando capita dal barbiere.» «Quindi gli piacciamo?» «Non ne ho la minima idea. Vediamo se si ripete e poi gliene dico quattro.»
Il gesto si ripete
Il cameriere tornò con gli antipasti. Questa volta entrambi osservammo con attenzione. Il gesto si ripeté: sempre gentile, sempre sorridente, senza scomporsi minimamente. Dissi a Laura di mantenere la calma. Prima di fare scenate, volevo capire se faceva la stessa cosa anche agli altri tavoli. Mentre mangiamo gli antipasti lo tenemmo d’occhio. Con nostro stupore notammo che, quando serviva gli altri clienti, uomini o donne che fossero, si teneva ben distante.
Il gesto del cameriere divenne l’argomento principale della serata. «Ti ha turbata?» le chiesi. «Più che turbata, incuriosita.» «Incuriosita perché ti è piaciuto? Hai provato qualcosa?» «Giusto per capire. Curiosità. Vorrei sapere.»
Quando venne a ritirare i piatti vuoti, lo struscio si ripeté puntualmente su entrambi. Laura mi sussurrò: «E se questo ci stesse provando davvero, con noi due?» «Io e te non abbiamo mai accennato a una cosa del genere. Ti piacerebbe provare un rapporto a tre?» Restò in silenzio, pensierosa, per alcuni secondi. Poi disse: «Se la cosa intriga e piace anche a te, io sarei pronta a seguirti come ho sempre fatto. Sempre che la voglia e l’interesse siano reciproci.» «D’accordo. Se il cameriere ti va bene, vediamo cosa succede e ci regoliamo di conseguenza.»
Tornò con il primo piatto e, ancora una volta, si strusciò. A quel punto gli chiesi il motivo del suo comportamento. Si scusò subito: «Sono mortificato. Ma in tutta onestà devo dirvi che come coppia mi piacete. Sono molto affascinato e attratto dalla signora. Non so proprio cosa mi sia successo. Se dopo cena avete la cortesia di aspettarmi fuori, posso spiegarmi meglio. La gente sta iniziando ad andarsene e per stasera ho finito di lavorare.»
Dissi a Laura: «Almeno gli abbiamo fatto presente che ci siamo accorti.» Lei scherzò: «Sai che la cosa iniziava a piacermi? Stava diventando eccitante.» «Perché? Hai avuto modo di sentirne il calore o di percepirne le dimensioni?» «Sì, certamente. E direi niente male.» Era evidente che voleva provocarmi un po’ di gelosia, ma si vedeva chiaramente che l’argomento la interessava. Le chiesi come immaginasse un rapporto a tre: lei che si faceva scopare dal “bull” e io seduto a guardare, oppure pretendi che partecipassi anch’io? «Tu devi essere vicinissimo a me e partecipare. Assistimi e stammi vicino per tutto il tempo.» Da come rispose capii che molte volte aveva fantasticato qualcosa del genere e che, per pudore o timidezza, non me ne aveva mai parlato. In ogni caso non sarebbe stata colta di sorpresa.
Il cameriere riapparve con i secondi. Tolse piatti e posate della portata precedente, li poggiò su un tavolo vicino e sistemò i nuovi piatti. Questa volta senza strusciarsi, sorridente ma un po’ mortificato. Gli chiesi quanti anni avesse. «Quarantasette.» Poi il nome: «Yassir.» «Piacere, io sono Franco e lei è mia moglie Laura.» «Di che nazionalità sei?» «Sono arabo.» Quando rispondono così so che vengono dal Marocco: lo dicono forse per prendere le distanze dai luoghi comuni. «Arabo di quale paese?» «Marocco.» «Ok, Yassir. Una volta finito di cenare ti aspettiamo fuori, giusto per sentire cosa hai da dirci.» Ringraziò, visibilmente compiaciuto.
Mi rivolsi a Laura: «Va bene così?» «Sì, sentiamo cosa dice e cerchiamo di capire.» Gli feci notare la provenienza e aggiunsi: «I marocchini sono rinomati per essere appassionati e scopatori del culo, sia femminile che maschile. E se questo vuole farci il culo a entrambi?» «Sarà un’esperienza che faremo in due, come quando mi hai chiesto di sodomizzarmi.» In quella occasione Laura mi aveva detto: so che è doloroso, mi lascio sodomizzare se lo farai anche tu. Ti ripeterò passo passo quello che farai a me, con il vibratore o con il plug anale. Così avevamo fatto, e la cosa era piaciuta a entrambi, tanto da ripeterla spesso. Una cosa che le piaceva moltissimo era infilarmi il plug nel culo, farmi sedere sul bordo del letto, infilarsi il mio cazzo nel sedere e andare su e giù mentre si masturbava. Io godevo due volte di fila, sempre in erezione e senza togliere il cazzo dal suo sedere; lei godeva quattro o cinque volte di seguito.
L’invito a casa
Finimmo di cenare. Il locale si stava svuotando. Pagammo il conto e uscimmo ad aspettare Yassir. Era sabato sera, non avevamo impegni né figli da accudire: potevamo prenderci tutto il tempo necessario. Dopo circa un quarto d’ora arrivò. Iniziò a scusarsi, pregandoci di comprenderlo: sua moglie e i suoi figli erano in Marocco e lui poteva raggiungerli solo due o tre volte l’anno. Non frequentava prostitute e molte volte doveva arrangiarsi da solo; sentiva molto la mancanza di contatto. Era stato attratto da Laura e, avendo visto in noi una bella coppia, si era comportato in quel modo. Per scusarsi ancora, volle invitarci a casa sua a consumare un digestivo o un caffè. Accettammo e lo seguimmo con la nostra auto.
Una volta arrivati ci fece accomodare. Era una di quelle villette che si affittano nei mesi estivi, tenuta in ordine e ben pulita. Disse che poteva usufruirne fino a quando i proprietari non l’avessero affittata per la stagione; in quei due o tre mesi sarebbe stato costretto a trovarsi un’altra sistemazione. Prese qualche bottiglia di amaro e dei bicchieri, li poggiò sul tavolo e ci invitò a servirci. «Se permettete vado a farmi una doccia veloce e sono subito da voi.»
Dissi a Laura: «Che vuoi fare? Ti senti pronta ad affrontare un’avventura del genere? Lui ti piace? Sei pronta a farti scopare?» «Io sì. E tu?» «Se tu lo desideri, lo desidero anche io.» Era chiaro che entrambi dovevamo riempire un vuoto che inconsciamente si era creato nel nostro rapporto. Ci abbracciammo e iniziammo a baciarci appassionatamente. Quello strusciare del cazzo di Yassir sulle nostre braccia aveva risvegliato in noi una libido forse da tempo assopita o diventata metodica.
Vidi Yassir uscire dal bagno con l’accappatoio. Gli feci cenno di avvicinarsi. Continuavo a baciare Laura. Lui si posizionò dietro di lei e ci abbracciò entrambi. Non appena avvenne il contatto, Laura ebbe un sussulto, mi guardò e chiuse gli occhi stringendomi una mano. Abbassai la cerniera del vestito alle sue spalle, lo tolsi e lo lasciai cadere a terra. Yassir si slacciò l’accappatoio e si appoggiò a pelle nuda dietro Laura, che era rimasta in reggiseno, perizoma e calze autoreggenti, tutto nero. Adesso era un abbraccio a tre, fatto di carezze e baci. Yassir stringeva Laura a sé, afferrandole i seni prosperosi, una quarta di misura. Mentre accarezzavo il culo di Laura sentii il cazzo di Yassir strusciarsi sulla mia mano. Lui l’afferrò e mi guidò a impugnarlo; allo stesso tempo mi diede un bacio sulla bocca che io ricambiai.
Mi staccai da Laura per togliermi i vestiti. Nel farlo la girai verso Yassir e i due iniziarono a perdersi in un lungo bacio, mentre lei mi teneva stretta una mano. Yassir ci cinse la vita e ci invitò verso il divano. Ci fece accomodare. Laura mi diede un bacio appassionato, forse per non farmi sentire trascurato dopo quello scambiato con lui. Yassir restò di fronte a noi e iniziò a brandire il cazzo davanti alle nostre bocche: un cazzo decisamente bello, da superdotato. Laura lo afferrò con una mano e se lo portò alle labbra, iniziando a baciarlo, leccarlo e infilarselo in bocca, mentre con l’altra mano stringeva la mia per tenermi vicino. L’altra mano me la prese Yassir e volle che lo accarezzassi sulle cosce e sulle natiche. Osservavo come Laura trattava quel cazzo: naturalmente nulla a che vedere con il mio, di misure molto più ridotte, quasi insignificanti al confronto.
Laura si tolse il cazzo dalla bocca, lo avvicinò alla mia e disse: «Come da accordi, dobbiamo farlo insieme.» Yassir mi afferrò per la nuca e avvicinò la mia bocca alla sua cappella. Iniziai a leccarla in circonferenza e per tutta la lunghezza dell’asta, poi me lo infilai in bocca come aveva fatto lei, ripetendo gli stessi gesti. Yassir si chinò e iniziò a baciarci entrambi in bocca, con lingua, mentre noi gli tenevamo il cazzo in mano. Poi si inginocchiò, alzò le gambe di Laura e iniziò a leccarle la figa. Lei mi stringeva sempre più forte e volle che la baciassi mentre lui continuava con la lingua. Quando si rese conto che era pronta, andò a prendere un preservativo e se lo indossò. Approfittai per infilare una mano nella figa di Laura: era bagnatissima, un lago. La situazione doveva piacerle moltissimo.
Yassir la fece mettere in ginocchio sul divano, sopra di me, e iniziò a scoparla. Laura sembrava indemoniata: godeva in continuazione, mi baciava, mi leccava il viso e mi stringeva a sé. Quando stava per venire, si fermò, tolse il preservativo e ci fece capire che voleva godere in bocca a Laura o a entrambi. Mi alzai anch’io e gli feci capire che non avevamo mai preso la sborra in bocca. Così entrambi iniziammo a segarlo e sborrammo quasi contemporaneamente sui seni di Laura.
Andammo tutti e tre in bagno a ripulirci. Io e Yassir alla meno peggio; lasciammo Laura sola a sistemarsi. Quando uscì si avvicinò a Yassir, gli diede un bacio in bocca e lo ringraziò. Subito dopo fece la stessa cosa con me. Le chiesi: «Come prima volta, com’è andata?» Rispose un po’ impacciata: «Tutto sommato è stata una bella esperienza.» Yassir domandò: «Quindi è qualcosa che potremmo ripetere?» «Vedremo. Devo rifletterci un po’», disse lei, accennando un leggero sorriso. Scambiammo i numeri di cellulare. Yassir chiese anche quello di Laura, e lei glielo diede solo dopo aver ricevuto il mio consenso. «Lunedì è il mio giorno libero. Se volete possiamo incontrarci di nuovo. Pensateci: a me farebbe molto piacere. Siete delle brave persone e non mi ero sbagliato su di voi.» «Ne parliamo con calma io e Laura, poi ti faremo sapere.» Ci salutò dandoci un bacio in bocca a entrambi.
Durante il viaggio di ritorno non dicemmo una parola, ma ci tenemmo stretti per mano. Arrivati a casa, intorno alle due di notte, facemmo una doccia veloce insieme e andammo a letto. Laura mi si avvicinò, mi accarezzò e mi diede molti baci per ringraziarmi di quello che avevamo fatto. Facemmo l’amore e riuscimmo a godere entrambi. Le dissi: «Avendo provato qualche ora prima con un superdotato, non è sicuramente la stessa cosa, no?» «Effettivamente è molto diverso. Le misure come quelle di Yassir mi fanno sentire piena e appagata.» «Lo capisco benissimo. Me ne ero accorto da quanto eri bagnata. Riconosco di avere poche risorse. Se vuoi, insieme possiamo trovare vie alternative come quella di stasera. Per me va benissimo. La mia priorità è vederti felice e appagata, senza dover ricorrere a cose fatte di nascosto o a prendere in giro l’un l’altra.» Ci addormentammo abbracciati e rilassati.
Il giorno dopo
Domenica mattina ci svegliammo, facemmo colazione, la solita igiene e riprendemmo la vita di sempre, senza far cenno a quanto era successo la sera prima. A distanza di pochi secondi l’uno dall’altro ci arrivarono due sms, uno sul mio cellulare e uno su quello di Laura: «Buongiorno, avete fatto buon riposo?» Laura rispose: «Sì, grazie. Ci auguriamo la stessa cosa per te. Io e Franco siamo nella stessa stanza: puoi mandare i messaggi a me, che riferisco e rispondo per entrambi.» Notai sul suo viso una luce più accesa del solito, la vidi radiosa. Glielo dissi e lei rispose subito: «Ce l’hai anche tu. Evidentemente il cazzo ci fa bene a tutti e due.»
Arrivò un altro messaggio: «L’esperienza di ieri sera com’è stata per voi?» Laura rispose: «Stavamo parlando proprio di questo. Ci è piaciuta molto e ho detto a Franco che il tuo cazzo ci fa bene a entrambi.» Yassir: «Sono molto contento e spero tanto che accettiate il mio invito. Se domani sarete di nuovo da me per ripetere l’esperienza…» Vidi Laura sorridere mentre si avvicinava per farmi leggere il messaggio. «Tu che dici?» Le allungai una mano in mezzo alle cosce e le tastai la figa: mutandine e figa bagnatissime. «Che dico? La tua figa ha già detto tutto.» Lei stese una mano sul mio cazzo e lo tastò: «Anche il tuo cazzetto ha già detto tutto.» Era vero: avevamo entrambi bisogno del cazzo di Yassir, o di qualcosa del genere.
«Chiamalo. Senti che intenzioni ha e come vorrebbe proseguire. Cosa ha in mente.» Laura gli mandò un messaggio: «Ti chiamo adesso e parliamo a voce io e te.» Lo richiamò subito. «Ciao Yassir…» «Che piacere sentirti.» «Anche per me. Vorremmo sapere in anticipo cosa hai in mente di proporci per questa avventura e fino a dove dovremmo spingerci. Sei in viva voce: ti sentiamo entrambi.» «Mi piacete come coppia. Siete seri, puliti e molto affiatati. Non nascondo che provo una bella attrazione fisica per te. Inoltre avete dei culi veramente belli e vorrei avere il privilegio di possederli. Sarebbe un sogno per me.» «Ma tu sei gay?» «Nella nostra cultura non è considerato gay o omosessuale chi è attivo con i maschi, ma chi subisce da passivo le attenzioni del maschio. Vedi, a me piacerebbe disinibirvi in alcune pratiche, naturalmente senza costrizioni. Mi piacerebbe avervi come due fidanzate e darvi il massimo delle mie attenzioni.» «Ma Franco non è una donna.» «No, non lo è. Ma se vuole potrei farlo diventare una puttanella…» Laura rise: «Ahahah, sono d’accordo con te. Anche perché sono stata la prima a sodomizzarlo.» «Vedi che ho ragione? Magari lo svezzo io, se è d’accordo, e una volta svezzato gli trovo un bel fidanzatino tutto per lui. Tutto qui, niente di più. Visto che sono libero solo di lunedì, possiamo organizzarci da me. Avete deciso per domani?» Senza chiedermi niente, Laura rispose: «Domani alle sedici siamo da te.»