Mi chiamo Marco e ho ventisette anni. La mia prima esperienza omosessuale risale a qualche anno fa, proprio a casa di un amico. Ci eravamo ubriacati e avevamo iniziato a guardare porno insieme. In poco tempo ci ritrovammo sul divano, con i pantaloni abbassati e i cazzi in mano, a masturbarci guardando lo schermo.
«Chissà cosa si prova a fare un pompino…» dissi, senza alcuna malizia particolare. La frase però non cadde nel vuoto.
«Mh, io voglio provare. Però non dirlo a nessuno, eh!» rispose lui con gli occhi già lucidi di eccitazione.
Sorrisi senza aggiungere altro e mi avvicinai. Scoprii completamente la sua cappella lucida e gonfia. Grazie all’alcol, quel pomeriggio scoprii quanto fosse eccitante essere bisessuali. Lui mi prese in mano il cazzo e, dopo pochi secondi, lo infilò in bocca. Sono quasi certo che fosse la sua prima volta, ma porca puttana, fu uno dei pompini più intensi che avessi mai ricevuto. Nessuna ragazza era mai arrivata a quel livello. In pochi minuti esplosi, riversando una quantità impressionante di sperma che lui inghiottì con avidità, ripulendo ogni goccia dalla mia pelle.
Non soddisfatti, continuammo a guardare il porno mentre lui non smetteva di toccarmi. Dieci minuti dopo ero di nuovo duro. Lui mi leccava le palle e il buco del culo, mentre io gli strusciavo il cazzo sul viso. Da quel giorno iniziai a frequentare diversi ragazzi tramite app di incontri. Ho sempre preferito farmi succhiare dagli uomini, soprattutto quando erano fidanzati. Mi faceva impazzire vederli in ginocchio davanti a me, con la mia cappella in bocca, mentre si masturbavano. Ancora di più se il loro cazzo era più piccolo del mio.
Non avevo mai preso in considerazione l’idea di andare con una trav, almeno fino a quel venerdì pomeriggio.
Un Pomeriggio di Masturbazione e una Notifica Inattesa
Ero a casa, sdraiato sul letto, impegnato in una delle mie lunghe sessioni di sega. Alternavo tocchi veloci a movimenti lenti, per prolungare il piacere il più possibile. In quei momenti perdo completamente le inibizioni: se si presentasse l’occasione, potrei scopare per ore con una foga animale.
Plin!
Una notifica. Era Federica, una trav di quarantacinque anni portati in modo straordinario. Nella foto indossava un abitino nero cortissimo che metteva in risalto un culo sodo e rotondo, con un perizoma striminzito che lasciava poco all’immaginazione. Dovetti stringere forte la base del mio cazzo per non venire all’istante.
Iniziammo a chattare. Ci scambiammo altre foto e complimenti sempre più espliciti. Ben presto saltarono fuori le nostre perversioni preferite: i giochi di ruolo. Lei andava matta per “Madre e Figlio” o “Zia e Nipote”. Mi inviò anche alcune immagini con frasi a tema, confessandomi che voleva sentirsi urlare «Sì, amore della mamma, scopami!» mentre il mio cazzo la penetrava.
Quella sfacciataggine mi colpì profondamente. Ero ammaliato. Organizzammo così un incontro per la sera stessa, a casa sua.
L’Arrivo e l’Inizio del Gioco
Quando aprì la porta rimasi senza fiato. Era ancora più bella che nelle foto: alta, slanciata, capelli rossi lunghi e mossi, un culo da urlo che veniva voglia di leccare e allargare all’istante. Mi accolse in intimo, mostrando una pelle liscia, candida e profumata. Dal bordo degli slip spuntava il suo pisellino duro, che svettava di appena un centimetro.
«Ciao Marco.»
«Marco? Devi chiamarmi “amore della mamma”…» risposi con un ghigno, spogliandola con lo sguardo.
«Oh, vedo che non perdi tempo!»
«E perché dovrei?»
Mi avvicinai e la baciai con foga. Le mie mani corsero subito su quel culo perfetto, modellandolo, stringendolo, graffiandolo e sculacciandolo con forza. Le dita scivolarono sotto il perizoma, accarezzando e stuzzicando quel buchino che sembrava implorare attenzioni.
I nostri corpi incollati si spostarono verso il letto. Mentre si chinava le assestai uno schiaffo sonoro e potente sul sedere. Lei si voltò di scatto, gridando tra dolore e piacere, poi mi fissò negli occhi.
«Di più… Voglio che mio figlio sia più cattivo con me. Sono una mamma cattiva…»
Non finì nemmeno la frase che le mollai uno schiaffo in faccia, calibrato ma secco e bruciante. La guardai, curioso della sua reazione. Arrivò un ansimo profondo seguito da un sorriso languido e compiaciuto.
Umiliazione e Confessione
«Sei una madre troia. Una schifosa zoccola. L’ho sempre saputo. L’ho capito da adolescente, quando ti vedevo fissarmi il cazzo.»
La baciai di nuovo, questa volta infilandole un dito nel culo, violandolo senza pietà.
«No… ma che dici, non è così…»
«Perché, non è vero? Ammettilo, leccatrice di sborra!»
Infilai un secondo dito. Lei urlò di piacere. La fissavo negli splendidi occhi verdi mentre le leccavo il collo.
«SÌ, È VERO! TI GUARDAVO IL CAZZO, AMORE MIO! HO SEMPRE VOLUTO PRENDERTELO IN BOCCA E INVIDIAVO LE TUE FIDANZATE!»
A quel punto la misi in posizione missionaria e puntai il glande contro il suo buchetto.
«Ripetilo.»
«Ho… ho sempre voluto il cazzo di mio figlio…»
«E io ho sempre voluto scoparmi mia madre.»
La penetrai lentamente ma con decisione, facendole sentire tutti i miei diciannove centimetri di lunghezza e quattordici e mezzo di circonferenza. Vibrò tutta. Il suo cazzetto si gonfiava e si ammosciava di continuo, ma ogni volta che lo stuzzicavo le strappava ondate di piacere.
Gemeva, urlava, ansimava, incitandomi a scoparla più forte.
La Domanda Proibita
«Allora, chi è il migliore?» le chiesi mentre la montavo.
«C-cosa dici?»
«Lo sai.» Le diedi un affondo violento fino in fondo, facendole sfuggire un urletto acuto. Poi mi abbassai su di lei, mordendole il seno e torcendole i capezzoli.
«I-io non…»
«Piantala, troia. Lo sai cosa intendo. Chi scopa meglio? Io o mio padre?»
Strinse forte il culo intorno al mio cazzo. Non si aspettava un livello così alto di perversione. Sorrise, estasiata di aver trovato un porco alla sua altezza.
«TU! TU! Scopala, scopala tua mamma, dai… Ti allargo ancora di più la mia figa anale… Ti prego… Fottimi!»
Portò le mani sulle natiche e le allargò, permettendomi di affondare ancora più in profondità. La scopai con maggiore foga, baciandola con un bacio profondo e bagnato. Le nostre lingue si intrecciavano mentre un giovane stallone montava quella giumenta matura piena di desideri repressi.
«S-sto per venire…»
«Non ti permettere, troia.»
Mi sfilai da lei. Mi guardò sorpresa. Sorrisi con quel ghigno da depravato che non riuscivo a trattenere.
Sul Lato del Marito
«Di questo letto matrimoniale, qual è il lato di mio padre?»
«Questo…» indicò il lato sinistro.
La misi a pecora, a quattro zampe. Mi posizionai dietro di lei, una mano stretta intorno al suo collo, l’altra che schiaffeggiava il culo e tirava i capezzoli.
«Mettiti il cuscino sotto la figa anale. O vieni su di esso oppure me ne vado.»
«O-oddio, Marco…»
Uno schiaffo più forte risuonò nella stanza.
«FALLO, ZOCCOLA DI UNA MADRE! VIENI SUL CUSCINO DI TUO MARITO MENTRE GLI METTI LE CORNA! FALLO, ZOCCOLA SCHIFOSA!»
«M-Marcooo!!»
«VIENI, SUCCHIACAZZI SCHIFOSA!»
Continuai a insultarla e a scoparla sempre più forte. Lei venne violentemente, spruzzando il suo seme sul cuscino e imbrattandolo tutto. Per qualche secondo rimase in silenzio, mentre io rallentavo il ritmo per farla riprendere fiato.
Uscivo ed entravo con calma, fissandola. Lei mi guardò con occhi languidi. Afferrai la sua testa e gliela spinsi sul cuscino.
«Da brava. Lecca.»
Obbedì come una madre puttana e incestuosa, con il culo ancora allargato dal mio cazzo.
Mi misi di fianco a lei e iniziai a masturbarmi mentre la osservavo. Lei ansimava sempre più forte mentre ripuliva il cuscino, sporcandosi il viso con il proprio sperma.
«Vuoi anche la mia?»
«S-sì! Dammi il tuo latte… voglio la tua sborra…»
«Supplicami.»
«Ti prego, sborra… sborra per tua madre…»
«Fallo meglio. Mettiti in ginocchio e leccami i piedi.»
Non esitò nemmeno un istante. Federica si inginocchiò e cominciò a leccarmi i piedi.
«Supplica, troia di una madre, supplica…»
«Ti prego, amore mio, figlio mio… Sborrami addosso! Ti supplico, ne ho bisogno!»
La sua supplica lenta e goduriosa culminò nel mio orgasmo. Fiotti potenti e abbondanti schizzarono sul suo viso, sul collo e sulle tette. Una vera doccia di sperma caldo. Qualche goccia finì sul pavimento.
«Non sprecare nemmeno una goccia della mia sborra, mamma.»
«Non ti preoccupare, figlio mio… Guarda… Non spreco nulla del tuo delizioso nettare.»
Iniziò a leccare il pavimento sotto il mio sguardo estasiato.
Il Finale Bagnato
Dopo esserci coccolati un po’ e aver parlato nudi sul divano, le confessai che avevo ancora uno stimolo.
«Di cosa parli, tesoro?»
«Mi scappa un po’ di pipì… E tu hai un culo così meraviglioso… mamma.»
Nel sentire quella parola i suoi occhi si illuminarono. Sapevo che era la chiave per farle fare qualsiasi cosa.
«E… con questo cosa vorresti dire, figliolo?»
Il gioco ricominciò.
«Che voglio pisciare sopra il tuo bel culo.» Glielo strinsi forte. «Che ne pensi?»
«Che porco che sei…»
Si alzò, mi prese per mano e mi portò in bagno. Si mise dentro la vasca a pecora, con il sedere alto e offerto.
«Eheheh… Sono fortunato ad avere una madre lurida come te. Se l’avessi saputo prima ti avrei scopata sin da quando ero adolescente!»
Mentre parlavo le urinai addosso, bagnandole tutto il culo con il mio getto caldo. Lei rimase immobile, godendosi ogni secondo, mentre con un dito continuava a stuzzicarsi il buchetto.
«Mamma… Che dici, possiamo dormire nello stesso letto stanotte?»
Lei mi guardò sorridendo.
Era chiaro che quella serata non sarebbe finita con me che tornavo a casa. Mi sarei addormentato stringendo Federica, la magnifica trav con cui avevo vissuto un’intensa e depravata fantasia incestuosa.