Ferrara la frequento spesso per lavoro e ci vado sempre volentieri. Si respira un’aria piacevole e il centro storico è semplicemente incantevole. Ma oggi voglio condividere con voi qualcosa di molto personale. Vi faccio una domanda retorica: vi ricordate la prima volta? La prima volta che avete fatto un pompino? Io sì, e se avrete voglia e pazienza di leggere fino in fondo, ora ve la racconto.
Del resto, questo sito ha avuto un ruolo importante nella mia vita e, quando leggerete il P.S. alla fine della terza parte, capirete ancora meglio il perché.
L’Arrivo del Messaggio
«Ciao. Ho letto i tuoi racconti… Bellissimo. E sembri essere molto affascinante. Esisti?»
Questo è il messaggio che ho ricevuto nella mia casella di posta elettronica mentre stavo ancora raccontando la storia di Margherita. È così che è iniziata una conversazione simpatica, mai volgare, che mi ha subito intrigato. Nessuna insistenza, solo educazione unita a fermezza e decisione.
«Mi chiamo Sandro, abito in provincia di Ferrara, sono sposato e sono un Dom. Adoro plasmare le “femminucce” come te e non mi spaventa che tu sia una neofita, anzi sarà ancora più bello.»
Già, perché questo sono: una neofita. L’avevo chiarito subito per evitare qualsiasi fraintendimento. Voi non avete idea – o forse sì – di quante volte sono stato costretto a mandare a quel paese persone che, solo per autodefinirsi Dom, si sentivano autorizzate a usare un linguaggio incivile e volgare fin dai primi contatti.
Sandro si è posto da subito in modo completamente diverso. Dopo alcuni messaggi, per esempio, parlavamo della gabbietta che avrei dovuto indossare e gli avevo chiesto suggerimenti.
«Per la gabbietta bisogna conoscere le dimensioni del clito e delle ovaie per evitare che sia troppo grande o troppo stretta.»
«Per dimensioni del clito intendi a riposo? Le ovaie non ho idea di come si possano misurare.»
«Tu non hai diritto ad erezioni. La gabbietta serve proprio a questo.»
«Ha ragione, Signore… sono una stupida… devo fare più attenzione. Mi perdoni ????»
«Sei una neofita: sei scusata.»
Il Fascino della Sottomissione
Da parte mia, subisco da sempre il fascino di chi sa imporsi con autorevolezza. Così gli ho scritto:
«Di fronte a un Dom, idealmente, mi metto in ginocchio e abbasso lo sguardo. Affidarsi completamente al proprio Dom e vivere per il suo piacere è uno degli scopi principali per un sottomesso. Forse il più importante, da cui derivano tutti gli altri.»
Lui non si è scomposto e mi ha semplicemente fatto i complimenti. Così ho deciso di lasciarmi andare ancora di più: «Stavo pensando che troverei giusto darle del Lei. Cosa ne pensa?»
«Bravissima. Sai il tuo posto. E il tuo ruolo. Sei autorizzata a scrivere ciò che pensi e ciò che vorresti. Dimmi un po’, i tuoi racconti sono autobiografici?»
«In realtà nei miei racconti cerco di descrivermi in modo abbastanza fedele, ma certamente si tratta di fantasie che, in qualche modo, riguardano anche me stesso. Voglio dire che sono consapevole che la figura che emerge dai racconti è una sorta di “transfer” di me stesso.»
Nessuna insistenza, ve lo ripeto. Sono stato io a proporgli di vedere delle mie immagini e lui mi ha subito inviato le sue: «Senta, io non so se sto correndo troppo e, tra l’altro, apprezzo molto il fatto che Lei non abbia ancora fatto richieste di foto. Se crede, però, sarò felice di inviarLe qualcosa di mio, appena possibile e, ovviamente, sarò altrettanto felice di ricevere qualcosa di Suo.»
Mi ha dato anche suggerimenti preziosi, consigliandomi di seguire le comunità Sissy su Reddit, che onestamente non conoscevo e dalle quali ho tratto davvero tanti spunti, come racconterò più avanti.
La Piega del Desiderio
Abbiamo continuato a scambiarci messaggi sempre più intensi e coinvolgenti, anche se dentro di me intuivo che le cose stavano prendendo una direzione che non avrebbe portato molto lontano. Sandro, giustamente, voleva che seguissi un percorso di progressiva femminilizzazione. Mi aveva detto che avrei dovuto depilarmi completamente e iniziare a indossare la gabbietta per il pene.
Ero – e sono – eccitatissimo da questa prospettiva, ma non volevo creare aspettative che poi non sarei stato in grado di rispettare. Per questo, e soprattutto per onestà e rispetto verso quest’uomo che si era mostrato tanto disponibile, dopo qualche giorno ho trovato il coraggio di allontanarmi.
«Sono sicuro che le nostre piccole conversazioni mi torneranno in mente spesso e, personalmente, non posso che ringraziarti per avermi regalato dei momenti molto intensi, anche se solo virtuali. Torno a “rifugiarmi” nei miei racconti perché solo lì dentro è giusto che rimangano le mie fantasie.»
«Capisco il tuo pensiero. E lo rispetto. Se un giorno vorrai confrontarti o parlare, ben venga. Buona vita a te.»
Una risposta che, ancora una volta, dimostra il valore di questa persona con cui ho avuto la fortuna di confrontarmi.
(Continua)
Allontanarmi da Sandro era stata la scelta giusta, ne ero convinto. Eppure mi era costato tantissimo. Sapevo che le mie fantasie sarebbero rimaste lì, a tenermi compagnia, e infatti si ripresentavano con insistenza sempre maggiore. Avevo letto e riletto mille volte la nostra corrispondenza, fino a quando un’idea mi aveva folgorato. Ho deciso di condividerla con lui, strutturando tutto come un dialogo.
Il Ritorno e la Proposta
«Ciao Sandro, come stai? Vedi? Non ce l’ho fatta e torno a scriverti. Spero davvero di trovarti bene. Mi farebbe piacere condividere con te alcuni miei pensieri. Posso?»
«Ehilà! Tutto bene, ti ringrazio. E tu? Senti, onestamente non so cosa dirti. Sono sicuramente curioso, ma te lo dico sinceramente: per me non è cambiato nulla e non ho intenzione di stare dietro ai tuoi umori. Perdonami la franchezza ma il tempo è prezioso per tutti.»
«Hai ragione e ti capisco bene. Si tratta di una cosa che penso sia importante. Altrimenti non mi sarei permesso di scriverti.»
«Uhm, sì ma allora… perché mi dai del “tu”?»
«Giusto… ha ragione Signore, sono la solita stupida. Mi perdoni.»
«Dai, sto scherzando. Sai come la penso: mi piace il tuo atteggiamento. Quindi sentiamo quello che hai da dire.»
«No, no, Signore: ha ragione, devo immediatamente riprendere il ruolo. Grazie per avermelo ricordato. Quello che vorrei dirle è che in questi mesi ho letto e riletto tantissime volte quello che ci siamo scritti e mi sono fatto un’idea. Lei è stato bravissimo con me, paziente, educato ma sempre deciso e autorevole. Sono io che ho sbagliato. Ho sbagliato perché ho pensato di poter fare cose che, in questo momento, rappresentano un obiettivo forse troppo ambizioso.»
«Spiegati meglio.»
«Perché un obiettivo possa essere effettivamente raggiunto, deve essere ambizioso ma realistico, non trova anche Lei?»
«Sì, certo. E quindi?»
«Ecco, vorrei chiederle: potremmo provare a condividere un obiettivo meno ambizioso della mia femminilizzazione? Almeno come primo passo?»
«Continuo a non capire dove vuoi arrivare: sembra che tu abbia “paura” di parlare.»
«È vero, Signore. Cerco di spiegarmi meglio: le sue due foto, quelle che mi aveva inviato – il suo petto e il suo cazzo – le ho guardate e riguardate decine di volte ed ho un fortissimo desiderio. Signore, Lei sarebbe disponibile per guidarmi verso un incontro reale nel quale io potrei, per la prima volta e finalmente, succhiare un cazzo, il suo?»
«Io non posso garantire la mia femminilizzazione (depilazione e quant’altro). Ma sarebbe bellissimo per me se Lei accettasse di svezzare la mia bocca. Un grandissimo onore. Cosa ne pensa? Come le dicevo, io capito a Ferrara per lavoro. Potremmo incontrarci per un aperitivo. Generalmente alloggio all’Hotel Touring, lo conosce? Dopo l’aperitivo e solo se Lei vorrà, per me sarebbe bellissimo se accettasse di salire in camera da me per farsi fare un pompino. Il mio primo pompino. So di chiederle molto, Signore ma proprio non mi andava di non provare neppure a parlargliene. Non posso depilarmi ma potrei indossare delle calze autoreggenti nere e coprenti, sotto i pantaloni. Anche la gabbietta, se Lei desidera. Una parrucca, del trucco, degli orecchini, della biancheria intima che a Lei piace. Insomma, qualunque cosa che possa migliorare il mio look mentre mi occuperò del Suo cazzo, Signore. E sono ovviamente disponibile ad ascoltare tutti i suggerimenti e le idee che vorrà sottopormi per migliorare sempre di più e…»
Ero un fiume in piena. Me ne resi conto perché Sandro mi interruppe, un po’ bruscamente.
«Ehi, ehi… piano. Ho capito. Ora basta! Quando devi venire a Ferrara?»
«Ah, sì… mi perdoni, Signore. La prossima settimana: arrivo mercoledì e riparto venerdì. Due notti.»
«Uhm… allora facciamo così: ci vediamo per un aperitivo mercoledì alle sette al Leon d’Oro, sai dov’è? In pieno centro e fa anche ristorante se poi volessimo mangiare qualcosa.»
«Signore… sono davvero contento! Grazie! Grazie davvero. Ovviamente, Lei sarà mio ospite per qualunque cosa.»
«Guarda che non ti prometto nulla. Ho ascoltato la tua proposta perché ho rispetto per te. Ma non ti prometto nulla. Memorizza però questa prima indicazione.»
«Mi dica, Signore.»
«Prenota un tavolo all’interno del locale e aspettami seduta, dando le spalle alla porta d’ingresso, intesi?»
«Lo farò sicuramente, Signore. Grazie, grazie ancora tanto.»
L’Attesa e i Preparativi
Era sabato. Mancavano quattro giorni e ho iniziato immediatamente il conto alla rovescia. Eccitatissimo e, lo riconosco, grato a questa persona che mi stava offrendo una possibilità reale.
Mercoledì sono arrivato in hotel verso le quattro del pomeriggio. La camera era pronta: una doppia uso singola al terzo piano, spaziosa ma non eccessiva, con un bel letto e una poltrona davanti alla vetrata che affaccia su una strada tranquilla con altri palazzi di fronte. È molto luminosa perché la finestra è enorme, parte dal pavimento e arriva fino al soffitto. La parte superiore si può aprire a scorrere, mentre quella inferiore è fissa.
Ho chiuso le tende e ho cercato di rilassarmi un po’, ma come potete immaginare non ci sono riuscito. Avevo il cervello in ebollizione. Già quella mattina avrei voluto masturbarmi, ma ho resistito pensando a uno dei suggerimenti letti su una comunità Sissy su Reddit: “Non ti masturbare prima dell’incontro, questo ti aiuterà a mantenere alta l’eccitazione. Se puoi, il giorno dell’incontro utilizza la gabbietta che ti aiuterà a mantenere il focus sul piacere del cazzo che dovrai succhiare”.
Anche solo pensare queste cose mi eccitava tantissimo. Lo sforzo per non toccarmi era notevole, ma era vero: mi aiutava a rimanere focalizzato sul piacere di Sandro, che è davvero l’unica cosa che conta per me. Speravo che bastasse per convincerlo.
Ho fatto una bella doccia usando un bagnoschiuma dal profumo intenso e femminile che mi ero portato. Poi ho applicato una crema che mi ero fatto consigliare in profumeria, coordinandola con un profumo che avrei messo prima di uscire. Mi sono fatto la barba con cura estrema, anche se l’avevo già rasata la mattina. Da questo punto di vista volevo essere perfetta.
Per la biancheria intima ho scelto un body di pizzo nero che lascia la schiena nuda e valorizza il culo, slanciandolo. La gabbietta purtroppo non ce l’avevo e sapevo che a Sandro non avrebbe fatto piacere, ma non ero proprio riuscito a sceglierne una. Speravo tanto che lui volesse aiutarmi anche in questo.
Ho indossato le calze nere fino alla coscia, autoreggenti, per coprire quanta più peluria possibile. Sopra, pantaloni chiari e un maglione a collo alto verde. Ho completato con una giacca di velluto chiaro, perché pensavo fosse molto riconoscibile. Infatti avevo descritto tutto a Sandro: «Ti riconoscerò io».
Il suo scopo era evidente: voleva osservarmi senza che io sapessi che lo stava facendo. Era giusto così. Era lui che doveva decidere se valeva la pena sedersi con me.
Alle sette in punto ero seduto al tavolo del Leon d’Oro che avevo prenotato all’interno.
«Cosa le porto?» mi ha chiesto un cameriere molto gentile.
«Sto aspettando un amico.»
«Perfetto, allora ripasso tra poco.»
Guardavo nervosamente il cellulare quando, alle mie spalle, è arrivata una voce: «Margherita! Eccoci qui, finalmente!»
Mi sono alzato e girato di scatto, imbarazzato ma pronto: «Signore, che piacere finalmente incontrarla!» gli ho detto sorridendo.
Era un po’ più basso di me, capelli corti leggermente brizzolati, barba lunga ma curata, una bella camicia bianca e jeans. Portava un giubbotto scuro.
«Sediamoci. Hai già ordinato qualcosa?»
«No, Signore. Aspettavo Lei.»
Ho fatto cenno al cameriere.
«Buonasera, cosa vi porto?»
«Io prendo un Negroni» ho detto.
«Vada anche per me» ha aggiunto Sandro.
«Due Negroni, perfetto. Grazie. Sono subito da voi.»
«Allora… Margherita… cosa mi racconti.»
Parlava con tono pacato, come speravo. Chiamarmi con il mio nome femminile non è da tutti, ma l’ho accettato volentieri, adeguandomi nonostante l’imbarazzo.
«Sono molto contenta che Lei abbia deciso di accettare il mio invito, Signore.»
«Sai che non devi farti troppe illusioni, vero? Mi hai chiesto molto, ne sei consapevole?»
«Certo, Signore. E anche solo per il fatto di essere qui a parlarne, non la ringrazierò mai abbastanza.»
«Vediamo se troveremo il modo di… farti dire grazie…» ha detto con ironia.
«Mi farebbe davvero felice, Signore.»
«Ecco i due Negroni, Signori.»
La chiacchierata è proseguita in modo molto civile. Mi ha chiesto come avevo scoperto le mie pulsioni, usando un linguaggio anche esplicito pur essendo in luogo pubblico, ma senza forzature. Mi ha raccontato anche di sé e delle sue esperienze.
Mi sentivo a mio agio e sembrava lo stesso per lui.
«Posso offrirle un altro Negroni?»
(Continua)
«Volentieri, ma prima voglio farti vedere alcune cose.»
Con calma, lentamente, Sandro estrae dalla busta che aveva con sé alcuni oggetti e li dispone con cura sul tavolo del bar: un piccolo plug anale, del gel lubrificante, una gabbietta contenitiva per il pene e un seno finto.
«Ed ho anche una parrucca, ma quella per ora la tengo io.»
Potete immaginare la mia espressione. Lui invece rimaneva tranquillissimo.
La Prova nel Bagno
«Adesso è arrivato il momento di fare un po’ sul serio. Se davvero vuoi arrivare al tuo scopo, non trovi? Vai in bagno e metti tutte queste cose.»
«…Va… va bene, Signore.»
Prendo tutto e mi dirigo in bagno, infilandomi nel primo cubicolo libero. Mi spoglio velocemente e inizio con quello che penso sia l’oggetto più semplice: il plug. Con un po’ di gel riesco a inserirlo piuttosto bene.
La cintura con la gabbietta invece mi crea qualche difficoltà. Non ho alcuna dimestichezza e i peli non aiutano. Faccio un paio di tentativi, sono nervoso, inizio a sudare, ma alla fine riesco a sistemarla in modo accettabile… o almeno spero.
Il rumore del lucchetto che si chiude mi provoca un brivido intenso. La chiave chi l’avrebbe tenuta?
Il seno finto non mi crea problemi nell’indossarlo. Si tratta di un corpetto che si infila dalla testa e copre anche il collo. È molto ben fatto, di quelli che si trovano su AliExpress o simili. Indossarlo è stato facile. Più difficile è gestire l’effetto che produce: mi rimetto il maglione a collo alto e mi guardo allo specchio. Ho una bellissima terza di seno, perfetta, ben visibile e assolutamente non volgare.
Mi emoziono, sapete? Forse per la prima volta la mia immagine esteriore corrisponde, almeno un po’, a quella interiore.
Mentre esco incrocio due uomini che, lo noto subito, mi fissano proprio il seno. Ecco cosa provano le donne?
Mi avvicino al tavolo.
«La chiave della gabbietta?» mi chiede Sandro.
Tremo.
«Eccola, Signore» e, istintivamente, gliela porgo.
«No, devi tenerla tu. Per la tua tranquillità.»
«Grazie Signore, lo apprezzo molto.»
Camminare sotto gli Sguardi
«Vai al banco e ordina i due Negroni, aspetta che te li preparino e portali qui. Voglio vederti camminare nel locale.»
«Subito, Signore.»
Occhi bassi, ma sentivo gli sguardi di tutti su di me. Ordino i cocktail ma non riesco a guardare il barman.
«Glieli portiamo noi al tavolo» mi dice con gentilezza.
«Aspetto volentieri, grazie. Mi fa piacere servire di persona un caro amico.»
«Il suo amico è un uomo fortunato…»
«Grazie, lei è molto gentile. Spero che lo pensi anche il mio amico…»
«Ecco i suoi Negroni, Signore. Le auguro una bella serata.»
«Grazie. Tra non molto saprò se sarà davvero bella.»
«In bocca al lupo, allora…»
«Viva il lupo!»
Torno al tavolo e la conversazione riprende come se niente fosse. Sandro sa perfettamente cosa ho indossato sotto i vestiti, eppure vuole che tutto appaia come la cosa più normale del mondo.
Finiamo il nostro drink e, forse proprio per via del secondo Negroni, prendo coraggio.
«Io ho trovato alloggio al Touring, come le accennavo via mail.»
Due Possibili Finali
E ora? Come si concluderà questo racconto? Il fatto è che ho scritto due conclusioni diverse e mi piacciono talmente tanto entrambe che non so davvero quale scegliere.
Se avete già letto il P.S. che segue, avrete capito perché ho potuto scrivere due conclusioni. Ma davvero, non so quale delle due sia la migliore.
Nella prima, Sandro sale in camera con me e lì succedono, ovviamente, molte, molte cose.
Nella seconda, dopo essere usciti dal Leon d’Oro, Sandro mi dice che non sarebbe salito in camera e che l’unica possibilità che ho per realizzare il mio scopo è andare con lui in macchina.
Mi date una mano? Voi quale preferireste leggere? Vi va di farmelo sapere?