Mi mandarono a sostituire alcuni operai in ferie al Bio Parco. Mi presentai al responsabile che mi squadrò dalla testa ai piedi.
«Sei giovane. Quanti anni hai?»
«19.»
«Ok, un mese qui. Vieni, entriamo.»
Mi portò nel capannone del personale, mi chiese la misura delle scarpe e mi consegnò una tuta verde intera, il cartellino, il pass e le scarpe antinfortunistiche. Mi mostrò le stanze con un letto singolo e un lavandino per riposarsi, i bagni con docce lunghe a muro, i servizi chiusi, il pisciatoio a cascata, la medicheria, gli armadietti e perfino la sauna secca e a vapore, riservate solo al personale.
Il mio compito era pulire il settore del personale dalle 9 alle 16. Facemmo un giro alla mensa dove vidi tanti operai di tutte le età: neri, pakistani, arabi, cinesi, bangladeshi. Il responsabile mi avvertì: «Non dare confidenza a nessuno. Ricorda, tutti sono potenzialmente bravi o banditi.»
La Prima Settimana di Osservazione
Tutta la settimana notai scene che mi turbavano. Molti operai si facevano la doccia nudi con i cazzi duri, segandosi apertamente. Altre volte, bussavo alle stanze di riposo e non ricevevano risposta. Quando aprivo, li trovavo sdraiati con il cazzo dritto che si masturbavano, invitandomi con lo sguardo.
La Scena nel Bagno Chiuso
Iniziai la seconda settimana. Stavo entrando nei bagni quando vidi due ragazzi infilarsi in uno chiuso. Mi avvicinai a quello accanto, mi sedetti sulla tazza e ascoltai. Rumori di tute che scivolavano a terra, respiri affannati, baci umidi e lingue che si succhiavano.
Mi girai di lato e notai un buco nascosto dietro la porta della carta igienica. La sfilai piano e guardai. Un giovane era in ginocchio e succhiava un cazzone grosso, largo, scuro e peloso. Il nero lo teneva per la testa, spingendo forte fino a soffocarlo. Il ragazzo lo spinse indietro, ricevette uno schiaffo, poi venne alzato, girato e piegato. L’altro gli allargò le chiappe, ci infilò la lingua facendolo tremare e mugolare, poi sputò nel solco e lo penetrò con un colpo deciso.
Lo scopava sempre più forte mentre il ragazzo si segava il suo bel cazzo. Quando stava per venire, il nero lo girò, gli schizzò in gola e il ragazzo venne nella sua stessa mano, leccandosi tutto. Il tipo si rivestì e uscì. Aspettai con il cazzo duro. Il ragazzo si pulì e uscì: era uno degli inservienti della mensa.
L’Incontro con lo Sconosciuto Robusto
Uscii dopo un po’. Entrò un ragazzo robusto. Lo salutai e lui rispose. Finii di passare lo straccio, misi il cartello “pulizie in corso” e deviai il traffico verso l’altro bagno. Quando mi girai, vidi il tipo con la cerniera aperta e il cazzone fuori, grosso e duro, che se lo accarezzava guardandomi.
Mi piegai per pulire e lui me lo mostrò, facendomi l’occhiolino. Entrò nell’ultimo bagno lasciando la porta accostata. Mi avvicinai con la tuta abbassata e il cazzo dritto. Mi fece cenno di entrare. Chiusi la porta. Mi sbatté contro il muro, mi fermò la faccia e mi sputò in bocca, leccandomi poi con forza. Mi baciò duro, sapeva di fumo e liquore.
Mi abbassò la tuta, strinse il mio cazzo duro e ringhiò: «Mmmmm ti piace, troia? Sei nuovo?»
«Sì… ti prego, non farmi male. È la prima volta.»
«Dai, bene. Io vado pazzo per i culi vergini. Hai mai succhiato?»
«No, mai.»
Mi spinse in basso tenendomi per i capelli. «Apri la bocca.» Entrò e ordinò: «Succhia come un gelato. Dentro e fuori. Bravo… non i denti, mi fai mosciare il cazzo.»
Mi alzò, mi piegò a 90 gradi, mi sculacciò e passò le dita nel mio culo. Prese una crema dalla tasca, la spalmò e infilò le dita. «Senti dolore?»
«No… adesso no.»
Mi scopò con le dita, poi mi girò, mi fece appoggiare e sputò. Spinse il cazzo dentro con forza. Mi tappava la bocca mentre mi scopava eccitato. Mi segavo e lui spingeva fino in fondo. Venni intensamente e lui mi riempì dentro. Si pulì, si rivestì e uscì dicendo: «Non ci conosciamo, ok? Ti cerco io. Non salutarmi in giro.» Mi diede uno schiaffo forte in faccia. Il culo mi faceva male.
L’Incontro con Tommaso
Finii i reparti e andai in mensa. Un uomo di circa 35 anni, moro, robusto, con occhi verdi, capelli ricci neri, collana d’oro, orecchini e tatuaggi su braccia e petto, mi invitò a sedermi. La tuta aperta mostrava i pettorali scolpiti.
Ci presentammo. Mi offrì un caffè e mi portò in un capanno sotto gli alberi. Gli raccontai dove lavoravo: bagni, camere, spogliatoi. Mi disse che più tardi sarebbe passato perché faceva doppio turno. Mi chiese se poteva trovarmi. Gli dissi di sì. Si chiamava Giulio, io Tommaso. Mi strinse forte la mano e arrossii: mi eccitava quel maschio virile.
Mi feci una doccia profonda, mi pulii internamente e misi una crema rinfrescante. Seduto nel gabbiotto, lo vidi arrivare. Mi diede il biglietto e andammo a prendere lenzuola e federe. Aprii una stanza in fondo e gli preparai il letto. Piegato a sistemare le lenzuola, lui chiuse la porta, mi tappò la bocca da dietro e mi strusciò il cazzone tra le chiappe.
Mi buttò sul letto, mi spogliò completamente e si spogliò anche lui. Mi girò, mi baciò tirandomi i capelli: «Zitto, non urlare. Se fai il bravo non ti faccio niente. C’è qualcuno?»
«No, sei l’unico oggi.»
Mi mise in 69, spingendo il cazzo in gola mentre mi leccava e mordeva le chiappe. Infilava le dita con forza nel mio culo. Io mi dimenavo dal piacere e dal dolore.