«Mo’ scanzate che ‘sto pischello me lo vojo subito inchiappetta’ io!»
«Aspetta un minuto, ti prego… slurp, slurp… ‘sto ragazzetto c’ha un buco de culo stupendo… slurp, slurp… morbido, tutto in fuori e senza manco un pelo! Dio Cristo… je leccherei ‘sta rondella tutta la notte.»
La radura di Monte Caprino
«Porco Diooo, levate dar cazzo vecchio frocio… io nun c’ho tempo da perde’…. famme fa’ ‘sta inculata e dopo pe’ regalo te faccio ripulì ‘sto manganello co’ la bocca!»
L’energumeno, soprannominato Giovannone per la sua stazza e la dotazione fuori misura, afferrò per un orecchio il vecchio che stava in ginocchio a leccare senza sosta lo sfintere del frocetto efebico di diciotto o diciannove anni, completamente nudo. Lo sollevò e con un calcio nel sedere lo spedì due metri più in là sull’erba.
Io, che conoscevo bene le abilità orali di quel vecchio, mi avvicinai subito. Prima ancora che potesse rialzarsi, lo presi per i lunghi capelli bianchi e gli spinsi in bocca il mio cazzo già durissimo. Non mi preoccupai dei denti: era completamente sdentato. La sensazione era paradisiaca.
All’improvviso un urlo disumano squarciò la notte estiva di Via di Monte Caprino. Sapevo esattamente cosa stava succedendo. Quando Giovannone decideva di inculare qualcuno, non usava nessuna delicatezza. Al massimo sputava sul buco del malcapitato e sulla sua enorme cappella, poi affondava quella bestia in un colpo solo.
L’inculata selvaggia
Il frocetto strillava come un pazzo, cercando di divincolarsi, ma era impossibile. Giovannone lo bloccava con le sue mani enormi, sollevandolo quasi da terra e dandogli schiaffoni sulle chiappe sode. Davanti al ragazzo, due pederasti vecchi e bavosi lo baciavano in bocca per soffocare le grida.
«Buono, stai buono… fatte rompe’ per bene er culo da Giovannone che dopo te lo guarisco io co’ la lingua.»
«Mamma mia, a ‘sto giro me sa che a questo qui Giovannone lo manna dritto all’ospedale a fasse ricuci’ er deretano… ahahahah!»
Intanto un giovanetto biondino sussurrò all’orecchio di Giovannone: «Sventralo come hai fatto con me la prima volta… fagli cacare sangue per una settimana… ti prego, mi ecciterebbe da morire.»
Il ragazzo non poteva più urlare: la sua bocca era occupata dai due vecchi che lo pomiciavano senza ritegno.
«Porco Diooo, fra un po’ sborro pure l’animaaaa… la vojo riempi’ a ‘sta mezza femmina… je vojo fa’ uscì la sborra dalla bocca… che buco de culo che c’ha ’sta puttana!»
Mariuccio Lo Sdentato
A quel punto il vecchio sdentato si tolse il mio cazzo dalla bocca e mi guardò con occhi imploranti.
«Marco, ti prego… fammi andare da Giovannone che sta sborrando. Dopo torno da te e continuo a sbocchinarti.»
Con l’agilità di un gatto, nonostante i suoi settant’anni, Mariuccio si alzò, fece due passi e si gettò a terra dietro al ragazzo. Prima di spalancare la bocca, disse a Giovannone: «Quando finisci col culo di questo finocchietto, metti la tua bestia qui dentro e te lo pulisco tutto.»
Mariuccio era famoso a Monte Caprino: succhiava senza sosta e fino in gola qualunque cosa gli venisse messa davanti, ingoiando di tutto. Era lo schiavo-gabinetto del posto.
«Tiè, Mariuccio… pijalo in bocca e puliscimelo bene, leva via tutta la merda… stasera a ‘sto pischello l’ho sbudellato per bene.»
«Sì, Giovannone… che bello, che gusto… me sa che l’hai proprio sbudellato… c’è pure il sangue sul cazzo tuo… slurp, slurp!»
I due vecchi bavosi
Nel frattempo i due vecchi bavosi non davano tregua al giovincello mezzo svenuto. Uno di loro tirò fuori un pisello mezzo moscio.
«Lucia’, damme ‘a mano… tieje aperte le chiappe che provo a mettejelo ar culo.»
«Ma nun lo vedi che è mezzo morto… che Giovannone j’ha fatto uscì er sangue dal culo?»
«E certo che l’ho visto… ma a me nun me ne frega un cazzo… so’ troppo arrapato, devo sborra’ pe’ forza.»
«Tutto sommato devo svuotamme pure io… Ao’ ragazzì, come stai? Ce sei coi sentimenti? Mo’ io e Pasquale te lo buttamo ar culo pure noi… tanto ce mettimmo un attimo a sborra’. Er sentiero è già stato tracciato!»
«Ma io mi sto sentendo male… ho tutto il sangue che mi esce dal culo…»
«Tranquillo, è normale quanno entra Giovannone… fra una settimana starai come prima. Sei stato sverginato come la moje alla prima notte de nozze. Apri bene che me sbrigo in du’ minuti.»
Così prima Luciano e poi Pasquale infilarono i loro cazzi mezzi mosci in quel buco rovinato, usando sangue e sborra come lubrificante. Vennero quasi subito e depositarono il loro seme dentro il ragazzo, che poco dopo svenne con la faccia nell’erba.
Il dopo
Mariuccio corse da lui con i sali: «Qui, qui, annusa qui… tranquillo.»
Il giovincello si riprese, raccolse i vestiti in silenzio. Mariuccio lo seguiva accarezzandogli il corpo glabro.
«Per favore, ti posso leccare il buco del culo prima che ti rivesti? Dai, ti prego… te lo pulisco tutto così non sporchi le mutande.»
«Sì, leccami dietro e succhia via tutto… vecchio di merda!»
Quella notte mi feci una delle centinaia di sborrate indimenticabili di quegli anni Ottanta magici, nel paradiso-inferno di Monte Caprino.