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Maschio Alpha - Quando l'inculata diventa proibita

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14 ore fa
Immagine Maschio Alpha - Quando l'inculata diventa proibita Mi chiamo Alessandro, ho quarantadue anni, sono alto, spalle larghe, barba curata e una voce che fa girare la testa alle donne. Dirigo un cantiere, sono sposato da quindici anni con Giulia e padre di due adolescenti. Dall’esterno sono il classico maschio italiano etero: calcio la domenica, birra con gli amici, sesso coniugale il sabato sera. Eppure, da quattro anni, ho un segreto che mi salva.Uso gli uomini per sfogarmi.

Non sono gay. Non mi innamoro di loro. Non li bacio nemmeno sulla bocca. Li uso. E loro lo adorano.La prima volta fu quasi per caso. Stress da lavoro pazzesco, litigio con Giulia, due notti senza dormire. Ero in macchina, giravo per la città, quando vidi quell’app su cui avevo curiosato mesi prima. “Solo questa volta”, mi dissi. “Solo per scaricare la tensione.”Trovai Matteo. Trentadue anni, corporatura esile, sguardo arrendevole. Ci incontrammo in un parcheggio isolato. Salì in macchina e capì subito chi comandava.«In ginocchio» gli ordinai.Obbedì senza fiatare. Mi tirò fuori il cazzo già duro e lo prese in bocca con fame. Non era delicato. Lo scopavo in gola, tenendogli la testa con entrambe le mani, mentre gli dicevo cose che non avrei mai detto a mia moglie.

«Succhialo bene, così… bravo, troia.»

Venne fuori da solo. Gli venni in bocca con un orgasmo violento, quasi doloroso. Lui ingoiò tutto, guardandomi con gratitudine. Non chiese niente in cambio. Nessuna complicazione. Solo piacere dato e ricevuto.Tornando a casa quella notte, mi sentivo in colpa. Che cazzo sto facendo? Sono un mostro? Ma sotto la colpa c’era qualcos’altro: una leggerezza che non provavo da anni. Il giorno dopo al cantiere ero più concentrato, meno nervoso. Il mio corpo era rilassato. La mente chiara.Da allora è diventata una pratica. Non frequente, ma regolare. Due, massimo tre volte al mese. Ho imparato a scegliere bene: ragazzi o uomini che vogliono esattamente quello che offro io — un maschio alpha vero, dominante, che li usa senza pietà e senza promesse.Con Luca fu diverso. Era più morbido, quasi femminile nei modi. Lo portai in un hotel fuori città. Lo feci vestire solo con una canottiera larga e gli dissi di chiamarmi “padrone” mentre lo scopavo.Lo misi a quattro zampe, gli allargai le chiappe e gli entrai dentro lentamente, godendo ogni centimetro di quella stretta calda.«Sei la mia mogliettina stasera» gli sussurravo mentre lo fottevo con spinte potenti. «Prendi il cazzo del tuo uomo.»Lui gemeva, si contorceva, mi supplicava di andare più forte. Lo trattavo esattamente come avrei voluto trattare una donna senza tutte le regole e le attenzioni che la vita di coppia richiede.

Niente “ci siamo avvicinati troppo poco”, niente preliminari di mezz’ora. Solo io che decidevo ritmo, profondità e intensità. Quando venni, gli scaricai tutto dentro, fino all’ultima goccia, tenendolo fermo per i fianchi come se volessi marchiarlo.Mentre si riprendeva, sdraiato sul letto con il mio seme che gli colava fuori, io mi guardavo allo specchio. Vedevo lo stesso uomo di sempre: maschio, forte, etero. Non mi sentivo diverso. Anzi, mi sentivo più me stesso.C’è una cosa che ho capito col tempo.

Questo non è solo sesso. È controllo. Nella mia vita quotidiana devo mediare, negoziare, gestire operai, clienti, famiglia. Qui invece comando io. Decido io quando, come e quanto forte. Il partner si sottomette completamente, mi offre il corpo senza pretendere emozioni. È la forma più pura di sfogo che abbia mai trovato.Molti uomini come me fanno lo stesso. Ho letto statistiche, confessioni online: siamo centinaia di migliaia. Maschi etero, sposati, dall’aspetto virile, che ogni tanto usano un altro uomo come valvola di sfogo. Non è una malattia. È solo un aspetto della sessualità umana, complessa e sfaccettata.Non provo più senso di colpa. È svanito dopo il terzo, quarto incontro. Ho capito che non sto tradendo mia moglie emotivamente. Le do tutto il resto: amore, stabilità, progetti. Questo è solo carne. È il mio modo di restare sano, potente, presente.L’ultima volta è stata due settimane fa, con un ragazzo nuovo, Davide. Grosso, muscoloso, un bear peloso. Eppure, quando era sotto di me, diventava morbido e arrendevole. L’ho scopato contro il muro, in piedi, tenendolo sollevato quasi di peso. Gli entravo dentro con colpi profondi, sentendo le sue gambe tremare.«Dimmi che sei il mio buco» gli ho ringhiato nell’orecchio.

«Sono il tuo buco… ti prego, riempimi.»Sono venuto con un ruggito, spingendo fino in fondo e scaricando litri di seme dentro di lui. Quando sono uscito, ho guardato il mio sperma colare lungo le sue cosce pelose. Uno spettacolo primitivo e perfetto.Mentre tornavo a casa ho fatto il mio solito bilancio interiore. Non cerco di diventare gay. Non voglio relazioni con uomini.

Voglio questo: il potere, la sottomissione volontaria, il piacere crudo e senza filtri. Voglio poter usare un corpo consenziente quando la vita mi pesa troppo, e poi tornare a essere il marito, il padre, il capo cantiere.E stranamente, più lo faccio, più sono presente nella mia vita “ufficiale”. Meno nervoso. Più centrato. Più uomo.

Forse è proprio questo il paradosso. Usando altri uomini per sentirmi potente, riesco a essere un maschio migliore anche per le donne della mia vita.Non so quanto durerà. Forse per sempre, forse fino a quando il corpo me lo permetterà. So solo che non mi vergogno più. Ho accettato questa parte di me.Sono un maschio alpha. E ogni tanto, per restare tale, ho bisogno di un uomo che si inginocchi davanti a me e prenda tutto quello che ho da dare.