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di nuovo sottomessa, ritorno a prendere il suo cazzo

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2 ore fa
Immagine di nuovo sottomessa, ritorno a prendere il suo cazzo

Sono Enzo, marito di Anna la rossa, e voglio raccontarvi questa storia vera. Eravamo sposati da diversi anni quando decidemmo di affittare una casa al mare. Io però, per impegni di lavoro, riuscivo a raggiungerla solo nei fine settimana. Durante la settimana, dopo cena, uscivo spesso perché il caldo era soffocante. Il bar sotto casa, con l’aria condizionata, diventò il mio rifugio abituale.

L’Incontro che Cambia Tutto

Una sera, mentre ero seduto al bancone, incontrai un amico d’infanzia. Si unì a me e iniziammo a chiacchierare e a bere. La conversazione scivolò presto sui tempi passati, quando eravamo ragazzi. Lui mi chiese se ricordavo i giochi che facevamo e quanto ci divertivamo. Risposi di sì, certo che li ricordavo.

Allora lui continuò, con un sorriso malizioso: «E ricordi tua sorella? Era una vera troia. Si faceva scopare da maschi e femmine.» Risposi che erano cose da ragazzini. Ma lui insistette: «Ricordi quella volta che ti chiavammo in dieci? Dopo avevi il buco del culo così largo che ci passava un treno.» Scoppiò a ridere. Io rimasi in silenzio.

Poi il suo tono cambiò. «Cazzo, mi è venuta voglia. Me lo prendi un po’ in bocca?»

«Sei pazzo,» risposi, «qui ci conosce Samanta, la barista, tutti.»

«Allora andiamo in bagno o a casa tua, visto che sei solo,» insistette.

Dissi di no, non volevo. Lui mi guardò sorpreso: «Perché? Non dirmi che non ti è mai più piaciuto il cazzo.»

Confessai che tanto tempo fa forse mi era piaciuto. Senza darmi il tempo di ripensarci, aprì la patta, prese la mia mano e la infilò dentro, facendomi toccare il suo cazzo nudo e già duro.

Fu un riflesso condizionato. Iniziai a masturbarlo senza alcuna resistenza. Lui gemette piano: «Provaci, magari ti piace ancora.»

Continuai a segarlo mentre dicevo che non credevo. Ma la mia mano non si fermava. Lui sorrise: «Però in mano ti piace, guarda come me lo stai segando bene.» Arrossii, senza sapere cosa rispondere, ma incapace di staccare la mano.

«Dai, andiamo a casa tua,» ordinò. Non dissi niente. Gli lasciai il cazzo, pagai e mi feci seguire.

Da Marito a Troia

Appena entrati in casa, cominciò a toccarmi il culo con decisione. Io tentai di resistere: «No, dai, beviamo qualcosa e poi vai.»

Lui rise: «Fra poco berrai tu.» Tirò fuori il cazzo, mi spinse in ginocchio e me lo infilò in bocca. Mentre lo succhiavo, mormoravo debolmente: «No, non possiamo… sono sposato, ho una figlia… lasciami stare.» Ma intanto continuavo a gustarmi quel cazzo magnifico, leccandolo con avidità.

D’un tratto si irrigidì. «Adesso troia, ingoia tutto!» E mi venne in bocca. Non mi era mai piaciuto ingoiare, ma quella volta non ne persi nemmeno una goccia, succhiando fino all’ultima stilla.

Poi mi spogliò completamente e mi portò sul letto dove di solito chiavo mia moglie. Mi fece sdraiare a pancia in giù e cominciò a leccarmi il buchetto, infilandoci la lingua e poi le dita. Dio, quanto mi piaceva. Il piacere era travolgente.

Quando riprese vigore, strusciò il cazzo tra le mie natiche, poi puntò la cappella contro il mio ano. «Così mi fai male,» dissi. Lui rispose secco: «Zitta troia, voglio chiavarti.» Con un colpo deciso di reni mi entrò tutto dentro.

Il dolore fu intenso all’inizio, ma presto si mescolò a un piacere profondo. Alla fine godevo solo di essere preso. Lui mi scopava con forza, con violenza animalesca, e io godevo come non mi succedeva da anni.

Sborrai una prima volta senza nemmeno toccarmi. Lui cominciò a insultarmi: «Zoccola, puttana, troia.» E io rispondevo: «Sììì, fammi essere la tua zoccola, la tua puttana, la tua troia.»

Da quanto tempo non venivo chiavato così. Mi sentivo completamente femmina. Lui continuava a chiamarmi Enzina: «Sei la mia femmina ora. Ti chiaverò sempre, Enzina. Hai il culo meglio di tua moglie. Qualche volta vi chiaverò insieme, passerò da un culo all’altro, da una bocca all’altra, e poi riempirò la fica di tua moglie con la mia sborra.»

Intanto mi riempiva il culo di sperma caldo, venendo con forza dentro di me.

Rimase ancora un po’ con il cazzo affondato, finché non uscì da solo, moscio. Poi si rivestì, mi baciò sulla bocca e disse: «Enzina, voglio rifarlo domani.»

«Domani devo tornare da mia moglie,» risposi.

«Trova una scusa. Ti voglio chiavare di nuovo.»

Chiamai Anna e le dissi che avevo del lavoro arretrato e non sarei tornato il giorno dopo. Ci saremmo visti il weekend successivo.

Il giorno dopo lui venne a casa mia e ci rimase tutta la settimana, usandomi ogni volta che voleva.


Categoria: Dominazione e ruoli

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