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Amicizia e sesso

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1 giorno fa
Immagine Amicizia e sesso

Erano passati già tre giorni da quella volta in macchina con Luca. Tre giorni interminabili in cui un vortice di pensieri gli aveva riempito la testa come una centrifuga carica di biglie. Faceva fatica a concentrarsi sugli studi e persino ad addormentarsi.

Forse era stato un errore colossale? L’amicizia con Luca era finita per sempre? E soprattutto… perché gli era piaciuto così tanto? Edoardo si sentiva confuso e paralizzato dall’indecisione, una catena pesante stretta intorno al collo. Aveva deciso di aspettare, sperando che la situazione si sbloccasse da sola.

Sentì il telefono vibrare in tasca. Lo estrasse con curiosità e, per un istante, trattenne il respiro: era Luca.

«Ti devo parlare. Valentina mi ha lasciato.»

«Ci risiamo», pensò Edoardo, travolto da un’ondata di emozioni contrastanti. Da un lato era contento che l’amico si fosse fatto vivo; dall’altro, solo leggere quel nome gli provocava un senso di nausea. Perché doveva essere sempre lui a raccogliere i pezzi quando quella ragazza spezzava il cuore di Luca?

«Ci vediamo in piazzetta?», rispose speranzoso.

«No, vieni da me. Sono solo tutto il pomeriggio.»

Edoardo si preparò con cura, uscì di casa e prese la corriera. Si fece aprire il portone da un vicino che stava uscendo in quel momento e salì a piedi fino al quarto piano.

La porta si apre

Non fece neanche in tempo a premere il campanello che Luca aveva già aperto. La scena lo lasciò senza parole: era in mutande.

Qualche mese prima aveva iniziato a frequentare la palestra e il suo corpo stava prendendo forma. I pettorali erano sodi e sporgenti, gli addominali scolpiti e segnati da solchi profondi. Una leggera striscia di peluria biondastra sul ventre guidava lo sguardo fino a un paio di slip che faticavano a contenere ciò che nascondevano.

Edoardo si riprese e spostò lo sguardo sul volto di Luca: aveva occhiaie profonde e gli occhi rossi. Aveva pianto.

«Stai bene?», chiese timidamente.

«Valentina mi ha lasciato di nuovo», rispose Luca con tono sinceramente afflitto.

«Mi dispiace», disse Edoardo, e lo strinse in un abbraccio caldo.

Gli era mancata la sensazione di sentire il corpo di Luca contro il suo. Con le mani gli accarezzava la schiena robusta e liscia. Luca lo strinse ancora più forte. Edoardo notò lo stesso rigonfiamento di poco prima premere contro il suo bacino, ma cercò di ignorarlo per quanto possibile.

Luca sciolse l’abbraccio e gli fece cenno di seguirlo in camera. Si sedette sulla sedia girevole della scrivania e iniziò a rollare la solita canna. Edoardo si sistemò comodamente sul letto.

«Alla fine mi ha lasciato di nuovo», sbottò Luca, sconfortato.

«Mi dispiace… Cos’è successo?», chiese Edoardo, ormai rassegnato ad ascoltare le pene d’amore dell’amico.

«Ho fatto una figura di merda colossale. Abbiamo provato a farlo, ma… non ce l’ho fatta. All’inizio andava tutto bene, poi, quando è arrivato il momento decisivo, non mi si è rizzato neanche.»

Edoardo resistette alla tentazione di alzare gli occhi al cielo.

«E quindi? Vi siete lasciati solo per questo?», rispose celando a malapena una punta di fastidio.

«Sì. Ha detto che non vuole stare con un cazzo moscio. E la cosa peggiore è che ha pure ragione. Davvero non capisco. A me lei piace, ma quando arriva il momento di farlo…»

Luca lasciò la frase a metà e si alzò per guardare fuori dalla porta-finestra che dava sul balconcino.

«Di solito non ho problemi a farmelo venire duro. Non è che sono impotente. L’hai visto anche tu, no?»

Edoardo non poté fare a meno di arrossire. Rimase immobile, lo sguardo fisso sul pavimento. Credeva che l’accordo tacito fosse far finta che non fosse mai successo.

Luca percepì il disagio sul volto dell’amico. Si avvicinò e gli passò una mano sui capelli.

«Non ti preoccupare. So che quello che abbiamo fatto è strano, ma io non mi pento. Non c’è nulla di male, anzi.»

Edoardo non distoglieva lo sguardo da terra, ma con la coda dell’occhio vedeva la sagoma di Luca farsi più vicina.

Il sapore che conosceva già

Luca gli prese il mento e gli girò il volto verso di sé: si era abbassato le mutande. Il pene di Luca era a un centimetro dalla faccia di Edoardo, così vicino che ne percepiva l’odore. Quello stesso odore che l’aveva inebriato in macchina, un odore virile che gli era tornato in mente spesso negli ultimi giorni.

Anche a riposo, il membro di Luca era imponente e gonfio. Sembrava penzolare come una banana matura pronta a cadere. Si era accorciato i peli del pube, facendo risaltare ancora di più le dimensioni generose.

Luca gli posò una mano dietro la testa e lo avvicinò a sé. Le labbra di Edoardo si posarono sul glande, solo in parte coperto dal prepuzio. Con la punta della lingua cercò quel sapore salato che già conosceva. Le aspettative non furono deluse: era ancora più intenso dell’ultima volta.

Edoardo se lo mise in bocca e iniziò a massaggiarlo con la lingua. Sentì come si induriva quasi istantaneamente.

«Vedi? Con te non ho problemi», disse Luca, compiaciuto.

Edoardo ebbe un momento di insicurezza. «Me l’ha rimesso in bocca solo per dimostrare che non è impotente?», pensò, un po’ piccato.

Continuarono così per un po’: con una mano lo masturbava mentre con la bocca gli avvolgeva il glande caldo e pulsante. Luca era di nuovo in estasi. Lo sentiva gemere e tremare, tanto che sembrava faticare a restare in piedi.

Edoardo si stava preparando ad accogliere di nuovo il caldo nettare di Luca, quando l’amico gli tolse improvvisamente quel grande lecca-lecca dalla bocca.

«Ti va di provare qualcosa di nuovo?»

«Tipo?», rispose Edoardo fingendo innocenza.

«Tipo quello che non sono riuscito a fare con Valentina», disse Luca senza esitazione.

«Non lo so, non l’ho mai fatto. Non so se sono capace», fece Edoardo, titubante. Sapeva benissimo a cosa si riferiva, ma aveva paura che gli avrebbe fatto male. Luca era così… grande.

«Non ti preoccupare. Vedrai che non farà male. Girati.»

Aprire lo spazio

Ubbidiente, Edoardo si abbassò i boxer e si girò, pancia sul letto e ginocchia a terra. Sentì le mani di Luca aprirgli le natiche.

«Che bel culetto che hai, Edo», mormorò, mentre gli infilava un dito umido nell’ano.

«Finora tutto bene», pensò Edoardo, ancora incerto se quella sensazione fosse piacere o fastidio. Poco dopo Luca inserì un secondo dito, poi un terzo. Adesso erano tre e si muovevano con un ritmo ciclico. Sentiva l’ano rilassarsi e fare spazio.

«Ti stai aprendo bene», disse Luca, spingendo le dita ancora più a fondo.

«Sì, ma non so se è sufficiente», rispose Edoardo, ancora incerto.

«Non ti preoccupare», lo rassicurò Luca. Avvicinò il volto all’ano di Edoardo e vi infilò la lingua con decisione. La sensazione umida e calda lo mandò in tilt: un brivido di piacere lo attraversò dalla testa ai piedi.

«Ti piace, eh?», disse Luca, compiaciuto.

Era pronto. Rimosse la lingua, sputò sulla mano e appoggiò l’ampio glande sull’ano di Edoardo.

«Non ti preoccupare, non ti farà male», sussurrò, accarezzandogli il volto con tenerezza.

Edoardo sentiva il pene di Luca premere con insistenza. Era troppo grande: gli sembrava impossibile che potesse entrare. Fece un respiro profondo e arcuò la schiena, cercando di aprirsi il più possibile.

Luca diede un colpo di bacino più deciso e spinse il glande all’interno con uno scatto. Per un momento Edoardo sentì un dolore acuto e si irrigidì.

«Scusa, ti ho fatto male?», chiese Luca, interrompendo l’avanzata.

«Sì, aspetta un attimo», rispose Edoardo, in difficoltà. Sentiva un bruciore tutt’intorno all’ano, ma non voleva fermarsi proprio sul più bello.

Cercò di rilassarsi quanto più possibile, tirò un sospiro profondo e iniziò a muoversi lentamente con il bacino. L’ano sembrava cedere sempre di più e, poco alla volta, percepì ogni millimetro dell’asta entrare in profondità. In men che non si dica, il bacino di Luca sbatté contro le sue natiche: era tutto dentro.

Edoardo fu avvolto da un turbinio di emozioni. Il dolore era stato sostituito dal piacere, e l’idea di avere Luca dentro di sé gli faceva perdere la testa.

Il ritmo che non si ferma

Luca iniziò a intensificare i movimenti, lo trapanava come un martello pneumatico fuori controllo. Edoardo cedette sotto la foga e crollò con la faccia sul letto. Luca gli mise una mano dietro la testa, come a volersi puntellare. Piccole gocce di sudore gli cadevano sulla schiena e formavano rivoli che gli attraversavano il costato. Si sentiva completamente alla mercé dell’amico.

Luca continuava a spingere come un ossesso: i pesanti testicoli sbattevano contro Edoardo come nacchere in uno spettacolo di flamenco. Edoardo sapeva che Luca era vicino all’esplosione: poteva quasi percepire il pene farsi ancora più grosso. Faceva sempre più fatica ad avvolgerlo.

Edoardo si irrigidì e non dovette aspettare a lungo. Luca iniziò a emettere gemiti forti e diede gli ultimi, convulsi colpi di bacino mentre veniva in abbondanti fiotti. Edoardo sentì una calda marea inondargli il retto. Era completamente senza forze e si abbandonò inerme sul letto.

Anche Luca si era lasciato andare e gli riposava ansimante sulla schiena. Aveva il respiro affannato e con una mano si giocava tra le dita una ciocca dei capelli di Edoardo.

«Grazie», sussurrò, e fece per alzarsi. Estrasse il pene ancora pulsante dall’ano di Edoardo; un rivolo di sperma fuoriuscì come una colata di lava da un vulcano che si risveglia dopo secoli di inattività.


Categoria: Amicizia e sesso

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