Dopo averlo visto sotto la doccia, nudo, col cazzo già duro e pesante, non sono più riuscito a togliermelo dalla testa. Desideravo mio padre. Quel cazzone doppio, lungo, spesso, mi perseguitava anche a occhi chiusi. Di notte mi masturbavo ficcandomi le dita nel culo fino a sborrare dalla goduria, ma non bastava. Il vuoto restava, e con esso la voglia di di più.
Ho iniziato a girare per casa con una maglia lunga che mi copriva a malapena le chiappe. Sotto portavo solo uno slip stretto, ficcato tra le natiche. Con la scusa di raccogliere qualcosa mi chinavo davanti a lui, lentamente, in modo che potesse vedere tutto. Lui faceva finta di non notare, ma io sentivo il suo sguardo sulla pelle.
Una sera eravamo sul divano. Lui guardava la televisione. Mi sono sdraiato e ho posato la testa sul suo inguine. Gli ho preso la mano tra le mie e ho cominciato a baciarne le dita, a succhiarle una a una. Poi ho sentito qualcosa muoversi sotto la mia guancia. Lui faceva finta di dormire. Io ho leccato il tessuto già gonfio, l’ho accarezzato, ho aperto la cerniera e l’ho tirato fuori.
Era grosso, largo, lungo. L’ho leccato da sotto in su, lento, poi me lo sono messo in bocca e ho cominciato a succhiarlo. Gli ho preso la mano e gli ho tirato giù lo slip, posandogliela sul mio culo. Aveva gli occhi chiusi ma ansimava. Io pompavo con la bocca, bagnavo tutto di saliva, saliva che gli colava lungo l’asta.
Quando mi sono sentito abbastanza bagnato mi sono alzato e gli sono salito sopra. Ho provato a farlo entrare. Sforzavo, decidevo, mi calavo a forza. È entrato. Mi sono avvicinato alla sua bocca, gli ho infilato la lingua e l’ho baciato. In quel momento le sue due mani grandi mi hanno afferrato, mi hanno girato, mi hanno messo sotto a gambe aperte. La sua bocca sulla mia, il suo cazzone che spingeva e entrava tutto. Si muoveva dentro di me mentre il mio cazzo eccitato strusciava sulla sua pancia.
Poi mi ha girato a pecorina. Mi ha preso da dietro, affondando il cazzone fino in fondo, tirandomi per i capelli e baciandomi di lato. Ha scaricato il seme dentro di me. Io sono venuto senza toccarmi. Mi sono alzato per andarmi a pulire. Lui è andato a dormire.
Il giorno dopo ci siamo salutati come se non fosse successo niente.
Alla sera, a cena, abbiamo bevuto. Mi ha detto se gli portavo il digestivo in camera, che era stanco. Sono salito. Era nudo sul letto, sembrava dormire. Ho cominciato a succhiarlo. Poi mi sono girato e gli ho messo il culo sulla faccia. Mi ha stretto le chiappe e ci ha infilato la lingua, bagnandomi a fondo. Dopo mi ha sbattuto alla grande. Sono venuto tre volte urlando.
Un’altra sera, tornando a casa, ero in cucina a preparare la cena. Mi è venuto dietro, mi ha bloccato al lavandino e ha cominciato a strusciare il cazzone sul mio culo. Mi ha spogliato, si è chinato, mi ha allargato le chiappe e ci ha messo la lingua, bagnandomi di nuovo. Poi mi ha inculato. Io poggiato al lavabo, lui che mi sbatteva, spaccandomi il culo, scaricando tutto il seme dentro.
Abbiamo cenato. Gli ho portato il digestivo e l’ho succhiato fino a farmi schizzare in gola. È geloso. Mi chiede se qualcuno mi fa la corte. Quando rispondo si eccita e mi sbatte ancora, più forte, come se volesse marchiarmi.