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Un Primo Trio per La Trans Sensuale

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3 ore fa
Immagine Un Primo Trio per La Trans Sensuale

La pagina della rivista mostrava ai due ragazzi le evoluzioni di un bellissimo trans sudamericano e di un uomo muscoloso e ben dotato. I commenti erano quelli di sempre: «Se la guardi sembra proprio una femmina.» «Già, pensa a chi se la porta a casa e poi scopre la sorpresa.» Risate sguaiate, volutamente esagerate, quasi a tracciare una linea netta tra quel corpo ambiguo e l’immagine di macho che entrambi volevano incarnare.

Poi arrivò la domanda. «Ma tu ci andresti mai a letto con una di queste… questi… insomma…» Seguì un silenzio imbarazzato, pesante.

Sono sulla mia automobile e sto parcheggiando sotto uno stabile della cintura di Torino. Sul sedile del passeggero c’è la solita valigetta che nasconde i segreti di Lucy e mi dà l’aria di un professionista con la cartella dei documenti.

La casa è quella di un amico di Marco, il protagonista del primo racconto. Dopo il nostro incontro siamo rimasti in contatto, ma non ci siamo più rivisti: per lui il problema di avere la casa libera è concreto. A volte gli ho lanciato una provocazione: «Non hai qualche compagno di scuola da unire ai nostri giochi?» Sapevo già che la risposta sarebbe stata negativa. Non perché tra i suoi amici nessuno avrebbe voluto provarci – anzi, sono convinta che in molti lo desidererebbero – ma perché l’uomo nasce e muore ipocrita. Come il professore di De André nella “Città vecchia”, che di giorno tuona contro le meretrici e di notte ne cerca i favori. Proporre qualcosa del genere avrebbe significato essere marchiato a vita come “frocio” o “ricchione”, soprattutto da quelli che, nel segreto della propria stanza, ti invidiano.

Gabriele è un amico di Marco. Ha i tratti tipici del topo di biblioteca: magrolino, occhiali, aria studiosa. È lui che è caduto nella trappola della rivista che l’amico gli ha teso. Oggi siamo a casa sua.

La trasformazione

Vado in bagno a cambiarmi, lasciando la porta socchiusa. Percepisco le loro voci e immagino stiano parlando di me, anche se non riesco a distinguere le parole. Pazienza. La trasformazione è quasi completa e presto scoprirò se il risultato è di loro gradimento.

Un’ultima occhiata allo specchio e esco dal bagno, dirigendomi verso la camera da letto. I due sono seduti sul matrimoniale dei genitori di Gabriele e mi accolgono sinceramente emozionati. Chiedo loro di farmi spazio e mi siedo in mezzo. Due chiacchiere, i soliti discorsi, poi decido di rompere il ghiaccio.

Bacio Marco prima con timidezza, poi gli prendo la bocca in un bacio umido e passionale mentre una mia mano gli slaccia la camicia. Gabriele intanto mi sfiora una coscia inguainata nel nylon nero. Lascio le labbra conosciute di Marco per cercare le sue. All’inizio è bloccato, poi supera l’imbarazzo e risponde. Con le mani cerco i loro corpi attraverso la stoffa dei jeans, poi li libero e li impugno a pelle: in una mano quello robusto di Marco, nell’altra quello più snello di Gabriele.

Continuiamo a baciarci mentre le mani esplorano. Alla fine mi alzo dal letto e mi metto in ginocchio davanti a loro. Il messaggio è chiaro. I due si alzano e mi porgono i loro membri. Inizio a baciare, leccare, succhiare quei due bastoni di carne che si contendono la mia bocca. Vorrebbero occuparla insieme, ma riesco ad accoglierli entrambi solo con le punte. Poi ricomincio a dedicarmi alternativamente all’uno e all’altro, succhiandoli con avidità, ingoiandoli fino in fondo, fino a sentirli tapparmi la gola mentre il naso affonda tra i peli del pube e le mani giocano con i testicoli.

È una sensazione meravigliosa: quei due cazzi rigidi che cercano la mia bocca, che si strusciano sul mio viso. Vorrei che non fossero due ma tre, quattro, mille, tutti lunghi e duri solo per me, pronti a farsi accarezzare dalle mie labbra e dalla mia lingua, pronti a scaricare il loro piacere sul mio volto.

Il piatto forte

I due mi scopano in bocca ormai senza più traccia dell’imbarazzo iniziale. Decido che è il momento di passare al piatto forte. Smetto di succhiare e invito Gabriele a prendere un preservativo. La precedenza spetta al nuovo arrivato e padrone di casa; inoltre, viziosamente, voglio sentire bene prima l’uccello più piccolo e poi quello più robusto. Invertendo l’ordine non sarebbe la stessa cosa.

Mi inginocchio sul lettone e lo invito a prendermi, a scoparmi nel culo. Lui non se lo fa ripetere. Senza troppa grazia spinge la cappella rivestita di lattice tra i miei sfinteri, facendomi mugolare. Davanti a me Marco richiede la sua parte di attenzioni: leccio i suoi testicoli, me li faccio entrare in bocca uno alla volta, poi faccio scorrere la lingua sull’asta che tra poco mi penetrerà a sua volta.

Gabriele mi afferra i fianchi e mi cavalca con foga. I suoi andirivieni si trasmettono al cazzo dell’amico attraverso la mia bocca. Spero che Marco non venga troppo presto: voglio essere scopata anche da lui. Fortunatamente non succede. Con un urlo Gabriele si scarica dentro di me, riempiendo il preservativo di sperma caldo.

Si sfila. Io mi volto rapidamente sulla schiena, gli tolgo il profilattico sporco dei miei umori e lo svuoto sul petto, spargendovi lo sperma con una carezza viziosa. Non c’è tempo di riposarsi. Marco vuole il mio culo e lo accolgo facendomi penetrare dal davanti, gambe sulle sue spalle e ginocchia ripiegate al petto.

Entra nel buco già allentato dalla prima scopata e arriva fino in fondo senza difficoltà. In questo momento mi sento più donna che mai, più troia che mai. Sono la troia di questi due ragazzini e ne sono felice. Questa è Lucy: una femmina nata per godere e far godere.

Il mio amico spinge quel cazzo conosciuto dentro di me con l’ardore dei suoi anni. Lo sento scorrere avanti e indietro nel buco infiammato, colpi di reni ripetuti e violenti, finché anche lui si avvicina al limite.

«In faccia, vienimi in faccia!» gli urlo. Si sfila con un rumore bagnato, toglie il preservativo e si avvicina al mio volto mentre io sollevo le anche e mi masturbo. I suoi schizzi mi colpiscono il viso nello stesso momento in cui raggiungo l’orgasmo, venendo a mia volta con getti che mi sporcano petto e collo.

Rimaniamo sul letto abbracciati, riprendendo fiato mentre l’odore di sperma si sparge nella stanza.