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La passione che ci travolge dopo la sorpresa di mia madre

14
5 ore fa
Immagine La passione che ci travolge dopo la sorpresa di mia madre

Mai avrei pensato che essere scoperti potesse rivelarsi un’esperienza così meravigliosa. Eppure è esattamente ciò che è accaduto.

Le mie origini

Forse è meglio partire dall’inizio. Sono nato maschio, almeno secondo la natura, ma la mia vera essenza è un’altra: sono omosessuale e profondamente femminile.

Lo sono sempre stato. Tutto cominciò durante il servizio militare. Un capitano vide in me ciò che io stesso non osavo ammettere e, con dolcezza, mi fece suo.

Per sette mesi passai quasi ogni notte nel suo letto, impegnata a soddisfarlo in ogni modo. Indossavo lingerie femminile per donargli ancora più piacere.

I commilitoni mi insultavano chiamandomi frocio, ma non mi importava. Ero innamorata del mio capitano. Alla fine della leva rimasi con lui altri tre anni. Mi trasformai completamente nella sua compagna: mi vestivo, mi truccavo e mi comportavo come una vera ragazza. Ero a sua completa disposizione e, spesso, anche a quella dei suoi amici che invitava a casa. Fu lì che capii quanto mi piacesse incontrare e soddisfare altri uomini.

Il ritorno a Milano

Quando la nostra storia finì, tornai a Milano. Non andai però dalla mia famiglia. I miei non accettavano la mia omosessualità e avevano messo in chiaro che mi avrebbero aiutato economicamente, ma non dovevo tornare a casa. Tutti sapevano di me.

Mia madre era stata la più esplicita. Un giorno arrivò a casa mia senza preavviso, mentre ero appena rientrata da un giro di shopping. Avevo posato le borse piene di intimo sexy, scarpe col tacco e vestitini provocanti. Indossavo una camicetta scollata che metteva in mostra il mio piccolo seno, una gonna con spacco che lasciava intravedere la coscia inguainata in un collant finissimo color carne e sandali dal tacco dieci.

Ero truccata con cura. Non sembro affatto un uomo; anzi, se non si nota ciò che nascondo tra le gambe, mi scambiano per una bella MILF o una ragazza attraente.

Quando aprii la porta la trovai lì, splendida come sempre. Mia madre ha un seno di quinta misura, un corpo armonioso e sensuale. L’avevo vista nuda tante volte: capezzoli grandi e dritti, pube perfettamente liscio e una figa invitante come una fessura chiusa.

Indossava un vestito attillato che esaltava le sue curve, calze nere e décolleté rosse, con uno spolverino elegante. Era truccata in modo divino.

Entrò e mi guardò con disgusto. «Mi fai schifo, frocio. Ci hai sputtanati tutti. Tutti sanno che lavoro fai, puttana!»

Le risposi con sarcasmo: «Buongiorno mamma, come stai? È bello rivederti.» Il mio tono la fece infuriare ancora di più. Gli insulti continuarono finché, esausta, si sedette sulla poltrona.

La prima volta insieme

Presi allora la parola. «Vedi mamma, è vero. Sono una prostituta. Amo prendere il cazzo in bocca e nel culo, proprio come piace a te prenderlo nella figa e nel culo, e non solo da papà.»

Lei mi fissò sconcertata. «Sì mamma, so che scopi con altri uomini da quando ero piccolo. Ti ho vista con parecchi. Ho preso da te.»

La vidi calmarsi. Le offrii da bere e continuai a confessare i miei desideri: mi piaceva essere afferrata per i fianchi, sentirmi montare con forza e riempire di sperma.

Mi avvicinai e iniziai ad accarezzarla. La mia mano scivolò nella sua scollatura, sfiorando i suoi seni generosi. Il suo respiro divenne affannoso.

Mi sfilai la gonna rimanendo in camicetta e slip. Slacciai i bottoni e le mostrai il mio piccolo seno. Poi il mio enorme cazzo di venticinque centimetri esplose fuori dallo slip. Lo presi in mano e cominciai a masturbarlo lentamente.

Mi avvicinai e la baciai sulla bocca. Lei si alzò come in trance. Le baciai il collo mentre l’aiutavo a spogliarsi, lasciandola in collant e reggiseno. Glielo slacciai e succhiai avidamente i suoi enormi capezzoli.

In breve ci ritrovammo stese sul tappeto, nude. Infilai il mio cazzo nella sua figa bagnata e iniziai a montarla con passione. Lei urlava di piacere a ogni affondo.

Le venni dentro con un fiume di sperma. Restammo abbracciate a lungo, esauste e soddisfatte.

Quando ci fummo rivestite le dissi: «Dai mamma, vai adesso. Devo prepararmi, stasera lavoro in albergo.» Lei mi accarezzò: «Posso tornare?»

Decisi di farla aspettare per vendicarmi un po’. «Vedremo, ci sentiamo.»

Il coinvolgimento di papà

Per due settimane ignorai le sue chiamate. Poi la contattai io. Dalla voce traspariva tutta la sua disperazione. Ci accordammo per il giorno successivo.

Quella volta scopammo per tutto il pomeriggio. Le chiesi di scoparmi con un fallo allacciato in vita e sembrò farla impazzire. Mentre si rivestiva le dissi: «Se vuoi continuare, devi venire con papà. Deve assistere alle nostre scopate.»

Lei rispose che ero pazza e se ne andò.

Una settimana dopo tornò accompagnata da mio padre.

Mi presentai in reggicalze, calze e tacchi alti, con il cazzo duro e un plug ben inserito nel culo. Salutai papà e baciai mamma con passione.

La scopai sollevandole la gonna, facendola godere a lungo senza spogliarla del tutto. Mio padre era visibilmente eccitato.

Lo feci avvicinare e gli accarezzai il cazzo duro sopra i pantaloni. «Abbassati i pantaloni, sfilami il plug e montami.»

In un attimo era dentro di me e mi scopava con foga. Godemmo tutti e tre intensamente.

Poi ci spostammo in camera, nudi, e continuammo a baciarci e a scopare in ogni modo.

La situazione si ripeté ogni settimana per un anno intero.

In quel periodo sverginai anche papà e lo costrinsi a indossare collant e slip femminili durante il giorno. Mia madre mi raccontava che tornava a casa arrapatissimo e lei doveva inculargli con un grosso dildo.

La resa totale

Un sabato, mentre eravamo a letto tutti e tre, dissi: «Voglio un figlio da te, troia. E tu non la scoperai più: sarà solo mia. Farà figli fino a quando non andrà in menopausa. Tu invece, papà, verrai con me a battere.»

Mia madre mi diede quattro figli: due femmine e due maschi.

Papà, dopo qualche anno, se ne andò con un muratore calabrese. Ora è la sua donna.


Categoria: Relazioni proibite

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