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Travestito da Donna in Discoteca, lo prendo dai miei amici

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2 ore fa
Immagine Travestito da Donna in Discoteca, lo prendo dai miei amici

Era tutto partito da un’idea di mia sorella. Voleva che la accompagnassi a una festa in maschera in discoteca e aveva deciso di trasformarmi completamente. Mi preparò una doccia calda, mi fece indossare un paio di calze a rete nere e uno dei suoi tanga. Il nostro fisico era praticamente identico, e quel minuscolo pezzo di stoffa mi stava alla perfezione.

Da una settimana mi esercitavo nella mia camera con i tacchi alti. Camminavo avanti e indietro finché non riuscii a muovermi in modo naturale, senza barcollare. Indossai anche una minigonna stretta e mia sorella aveva trovato un bustino di pizzo morbido con due seni finti che sembravano veri, completi di capezzoli. Le spalline trasparenti color carne davano un effetto incredibilmente realistico.

Completò il look con una parrucca di boccoli morbidi, anelli, orecchini pendenti e un girocollo elegante per nascondere il pomo d’Adamo. Mi fece la barba perfettamente liscia, applicò crema idratante e un trucco accurato. Quando mi guardai allo specchio rimasi senza fiato. Cazzo, ero una donna vera. Una fica pazzesca. Mi sarei scopato da solo all’istante. Ero alta, con gambe lunghe e slanciate.

Anche lei rimase colpita. Mia madre, che passò in corridoio in quel momento, non mi riconobbe affatto. «Chi è questa ragazza?» chiese stupita. Sorridemmo complici senza dire nulla.

L’arrivo degli amici

I miei amici mi stavano aspettando giù in strada. Scesi le scale con il cuore che batteva forte e passai vicino a Marco. «Buonasera», dissi con voce morbida. Poi uscii e li chiamai dal marciapiede: «Sono qui fuori, andiamo!».

Loro corsero fuori guardandosi intorno confusi. Fu Massimiliano il primo a riconoscermi. «Eccolo! Lorenzo… cazzo, sei una fica vera!» esclamò. Mi abbracciarono tutti, e con la scusa degli abbracci mi palparono il culo sodo, ridendo eccitati.

In discoteca

Arrivammo in discoteca e i maschi mi giravano intorno come falchi. Mi offrivano da bere, mi invitavano nel privè. Nel salottino parlavo con voce in falsetto, giocando perfettamente la mia parte di Tatiana.

A un certo punto chiesi a Massimiliano di accompagnarmi in bagno. Scendemmo e attraversammo un via vai di gente. Dentro c’era chi cercava cazzi e li mostrava apertamente. Entrammo in uno dei bagni chiusi.

Mi alzai la gonna, abbassai le calze a rete e pisciai seduto sulla tazza. Massimiliano mi guardava. «Cazzo, se uno non ti conosce sei meglio di una trans vera». Poi tirò fuori il suo cazzone lungo, grosso e già semi-eretto per pisciare anche lui.

«Tu non scherzi, è una bestia. Fa quasi paura», commentai. Il mio era nella media, ma il suo era esagerato. Gli raccontai di quella volta con Teresa: l’avevo baciata, le avevo infilato le dita nella fica e la stavo masturbando. Quando aveva visto il suo cazzo aveva fatto un salto indietro, terrorizzata. «Sei matto, no, ho paura», aveva detto scappando via. Lui si era fatto una sega lì sul prato, carico com’era.

Massimiliano mi mise una mano sul culo. «Te lo ficcherei volentieri, è così bello sodo e liscio. Ti spaccherei il culo e cammineresti piegato per giorni».

Al chiosco dopo la discoteca

Alla fine della serata alcuni erano tornati a casa. Restammo io, Massimiliano e Marco. Decidemmo di fermarci al chiosco per bere qualcosa prima di rientrare. Sahid, un ragazzo arabo marocchino, non mi toglieva gli occhi di dosso. Mi sorrideva, si passava la lingua sulle labbra e mi faceva l’occhiolino.

I miei amici ci giocavano. Io ero Tatiana. Sahid ci offrì da bere e intanto si toccava il cazzo lungo che gli premeva contro la gamba dei pantaloni.

Marco mi incitò: «Provocalo, vai dietro il chiosco. Noi ti guardiamo. Se diventa violento interveniamo».

Mi alzai e lo guardai. Lui mi seguì. Appena dietro mi afferrò per le spalle. «Mmmmm sei una bella donna, tu mi piaci. Io fare amore con te». Mi strusciava il cazzo duro contro le chiappe.

«No, fermati… sii gentile», dissi. Ma lui mi girò di scatto, mi sbatté contro la parete e mi bloccò le mani. Feci per urlare ma mi infilò la lingua in bocca. I due amici nascosti godevano lo spettacolo mentre io mi dimenavo. Le sue mani grandi mi strizzavano le chiappe. Era forte. La lingua lunga e rosa succhiava la mia e mi accarezzava i seni finti.

Poi abbassò la mano e toccò il mio cazzo. Si fermò di colpo. «Tu non donna!» ringhiò, spingendomi fuori dal magazzino. Scappai mentre i miei amici ridevano eccitati.

Da Marco

«Portatemi a casa», dissi. Marco però rispose: «Passiamo un attimo da me, devo farti vedere una cosa». Salimmo da lui. Mi offrì da bere. Faceva caldo e mi tolsi la camicetta.

«Fai un tiro», mi propose mostrandomi uno spinello. Non fumavo, ma insistettero: «Provaci una volta, se non ti piace lasci». Mi fecero vedere come aspirare. Marco si avvicinò, mi disse di aprire la bocca e appoggiò le labbra alle mie, soffiando il fumo dentro. Poi mi infilò la lingua e mi baciò con passione, stringendomi forte.

Mi girò verso Massimiliano che mi baciò a sua volta con lo stesso ardore. Bevvi ancora e fumai di più. La testa mi girava, mi sentivo libero, caldo e incredibilmente voglioso.

Mi portarono in camera da letto e mi spogliarono completamente, lasciandomi solo con la parrucca e il tanga. Mi strinsero in mezzo a loro, uno davanti e uno dietro, strusciando i loro cazzi grossi tra le mie chiappe e contro il mio corpo. Mi fecero bere ancora.

Poi mi misero a 69 su Marco. Il suo cazzone era proprio davanti alla mia faccia. Massimiliano mi aprì le chiappe, ci sputò dentro e cominciò a leccarmi il buco con la lingua, infilandola profondamente. Brividi di piacere mi attraversavano tutto il corpo.

L’altro mi afferrò per i capelli: «Dai troia, apri la bocca». Mi infilò il cazzo spingendomi la testa su e giù. «Ingoialo tutto». Poi mise anche il suo insieme al primo. Li leccai entrambi, prendendoli piano piano fino alle palle. «Brava Tatiana».

Massimiliano mi spalma della crema sul buco, mi strappò il tanga e mi succhiò il cazzo e le palle. Ero duro come mai. Mi girarono a novanta gradi: succhiavo un cazzo mentre l’altro mi appoggiava la cappella sul buco e spingeva piano. Entrò senza dolore, solo un piacere intenso. Lo spinsi indietro io stesso, chiedendone di più.

Si alternarono a turno, sbattendomi sempre più forte. Poi salii sopra Marco, cavalcandolo, mentre Massimiliano mi stava dietro. Mi alzava e abbassava sul cazzo di Marco e poi piegò le gambe e spinse anche il suo dentro. Mi tolsero la parrucca e mi scoparono con forza selvaggia. Venni urlando, dimenandomi e incitandoli. Loro vennero quasi insieme, riempiendomi dentro con il loro sperma caldo.

Mi pulii, mi diede una tuta e mi riportarono a casa. Marco si fermò in fondo al viale, in un punto buio. «È stato favoloso. Hai un culo da sballo, mi piacerebbe rifarlo quando hai voglia».

«Anche a me», risposi. «Ci cerchiamo, ti va?».

Mi abbassai sulle sue gambe, gli tirai fuori il cazzo ancora mezzo duro e lo succhiai con passione finché non schizzò nella mia bocca. «Sei un porco… Quando avete voglia ci sono sempre. E portate anche altri amici, ma solo quelli ben dotati».


Categoria: Amicizia e sesso

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