Avevo vent’anni quando mi assunsero in un call center. La mia postazione era stata ricavata in un angolo accanto al bagno degli uomini. Nella stanza eravamo in quindici: dieci maschi e cinque donne, tutti tra i venticinque e i quarant’anni, tra sposati, separati e single.
Le Prime Provocazioni durante la Pausa Pranzo
Come ultimo arrivato, durante l’ora di pausa pranzo scendevo a ritirare i pasti confezionati e li distribuivo. Marco, il responsabile della nostra stanza, aveva trentacinque anni, un fisico palestrato e si atteggiava da maschio etero convinto.
Eravamo seduti a mangiare quando mi chiese: «Pisellino, hai la ragazza?». Mi guardò con un sorrisino di scherno. Risposi che non erano affari suoi. I suoi seguaci lo incitarono: «Dai, fagli vedere come le sbatti».
Si avvicinò e mi mise sotto il naso un video sul suo telefono. Lui nudo con una ragazza, il suo cazzone grosso che sventolava come un trofeo. La scopava con forza tenendola per i capelli, la insultava, le sputava in bocca e alla fine le schizzava il seme in faccia.
«Bravo, almeno uno che difende la categoria,» disse ridendo. «Pisellino, non è che ti piace il battocchio? Peccato, io sono occupato… ma scommetto che il mio ti farebbe urlare di piacere.»
Una risata generale riempì la stanza. Notai che quasi tutti avevano cazzi grossi e lunghi. «Te li devi guadagnare,» concluse Marco.
I suoi amici si alzarono e si afferrarono il pacco mostrandomelo apertamente. Tornammo al lavoro, ma la tensione rimase. Passando alle mie spalle per andare in bagno mi accarezzavano la testa, appoggiavano il cazzo sul mio braccio o mi dicevano: «Scusa, mi aiuti a pisciare? È così grande che da solo non ci riesco».
La Proposta Indecente del Capo
A fine turno andai nello spogliatoio per cambiarmi. Marco si guardò intorno e mi disse piano: «Scusami, ma qui devo fare lo stronzo. Passati i primi mesi arriva un altro e ti lasciano perdere. Sei magrolino, capelli lunghi, lineamenti delicati… ti vedono come una donna mancata, ma ti vorrebbero di nascosto, i maiali».
Mi chiamò nel suo ufficio per la valutazione. Bussai ed entrai. Si sedette dietro la scrivania e iniziò a parlare della mia integrazione con i colleghi: parlavo poco e non reagivo alle provocazioni.
Si alzò, mi venne dietro e mi massaggiò il collo. «Il mio giudizio è importante per superare la prova.»
Lo guardai dritto: «Cosa vuole in cambio?».
«Sei un bel ragazzo. Se sei gentile e disponibile con me, ti tengo e ti sposto anche di postazione. Se continui bene, diventi responsabile di un gruppo.»
Mi girò la sedia. Tirò fuori il suo cazzo duro. Senza farmi notare, avviai la registrazione con il telefono nella borsa. Glielo strinsi, gli abbassai i pantaloni e iniziai a leccarlo e succhiarlo con impegno.
«Mmm, bene… sei bravo. Hai fatto i compiti.» Mi spinse la testa e mi infilò il cazzone in gola. Faticavo a respirare ma lo presi tutto. Tremava e mugolava di piacere.
«La prima prova è superata.» Mi alzò, mi spogliò e mi fece inginocchiare sulla poltrona. Mi aprì le chiappe. Provai a fermarlo.
«Sei vergine?» chiese.
«Sì.»
Prese una crema dal cassetto, mi preparò con le dita e poi entrò lentamente. Usciva e rientrava sempre più a fondo. Mi agitavo, eccitato nonostante il dolore. Il mio cazzo era durissimo. Lui lo stringeva: «Ti piace, eh? Hai un culetto morbido come burro».
Si sedette sulla poltrona e mi fece salire sopra. Andavo su e giù sul suo grosso membro mentre mi segava e mi baciava in bocca. «Sei bravo, mi fai impazzire.»
Gli chiesi se aveva già fatto con altri ragazzi. Mi confessò che gli piaceva Massimiliano e che mi avrebbe fatto scopare davanti a lui. Poi mi sbatté sulla moquette, gambe aperte, baciandomi con foga. Venni schizzando mentre lui mi riempiva dentro.
«Pulisciti, vestiti e vai. Silenzio assoluto. Il posto è tuo. Quando ti chiedo di restare per il resoconto, obbedisci.»
La Seconda Settimana e il Direttore di Filiale
Venerdì sera mi chiese di preparare il resoconto della settimana. Sulla lavagna c’era la classifica degli appuntamenti: chi faceva più vendite vinceva premi. Ero primo.
Entrai nel suo ufficio. Non era solo. C’era un signore sui cinquant’anni seduto.
«Ti presento il direttore di filiale. Ha visto i tuoi progressi.»
Mi spinse in ginocchio. Accarezzai e tirai fuori il cazzo del direttore: bello spesso, scuro, con palle gonfie. Lo succhiai con passione mentre Marco guardava. Poi mi spogliarono nudo sulla scrivania.
Uno davanti e uno dietro. Mi leccarono il culo, mi sculacciarono e mi presero a turno. Poi mi fecero salire sopra e mi penetrarono insieme. Venni senza toccarmi mentre loro mi riempivano di sperma.
L’Invito a Casa del Collega
Lunedì entrai in ufficio tra applausi e spumante. Avevo superato la prova. Finita la giornata, uno dei colleghi mi chiese un passaggio a casa perché la sua ragazza era bloccata. Durante il tragitto mi strusciava il cazzo sulla schiena.
A casa sua mi offrì da bere e mi chiese se il capo mi avesse chiesto qualcosa in cambio. Gli raccontai tutto. Mi confessò che anche lui era passato per la stessa cosa.
Mi piaceva tanto. Mi abbracciò, mi baciò e mi spogliò. Facemmo un sensuale 69, poi lo girai a novanta gradi e lo scopai con forza. Lo mordevo, lo schiaffeggiavo, gli tiravo i capelli mentre lui mi chiamava puttana e mi supplicava di usarlo.
Mi raccontò delle feste a cui lo avevano portato: maschere, droga, amache, materassi rotondi e tanti uomini che lo avevano usato in ogni modo.
La Serata alla Villa del Vice Presidente
Metà settimana mi chiamò per accompagnarlo a una riunione aziendale. Mi presentò come persona di fiducia. Alla villa del vice presidente ci fecero spogliare, ci diedero maschere e mantelli. Ingoiai una pasticca che mi fece girare la testa e aumentare la voglia di sesso.
Nel salone c’erano una ventina di uomini. Mi accarezzavano, mi toccavano. Un uomo robusto mi portò in una stanza con glory hole. Succhiavo cazzi da ogni buco, poi mi fece appoggiare e mi presi a turno mentre lui mi dava il suo da succhiare.
Nel buio completo della stanza successiva fui preso da tutti: quindici uomini uno dopo l’altro, in bocca e in culo, riempiendomi di sperma.
In cucina sedussi il domestico brasiliano palestrato. Mi scopò selvaggiamente sul letto fino a venirmi dentro con fiotti densi.
Infine in una stanza con specchi al soffitto mi presero a turno e in due, guardando il mio culo che si apriva.
La Cena con i Dirigenti e il Brasiliano
Qualche giorno dopo mi portò a una cena di lavoro in un attico di lusso. Mi misero una maschera. Durante il dolce mi stesero nudo sul tavolo, mi versarono vino e liquore addosso e mi leccarono ovunque.
Sotto il tavolo succhiai tutti. Poi in camera da letto, uno alla volta e poi in due, mi scoparono mentre guardavano dal video.
Alla fine chiamarono un cameriere brasiliano bellissimo e palestrato. Sul tappeto della sala mi prese con il suo cazzone enorme, mostruoso. Mi sfondò in tutte le posizioni mentre gli altri incitavano. Venni più volte senza toccarmi. Alla fine mi riempì la bocca con il suo sperma denso davanti a tutti.