La Preparazione
La storia è successa poco tempo fa, verso la fine dell’estate. Mia moglie era stata trasferita per lavoro e rientrava solo il venerdì sera. Al mio amico fisso Franco avevo confidato più volte il desiderio di essere portata fuori vestita da troia, esposta agli sguardi dei passanti e pronta a nuove esperienze. Sono una travestita nel privato e avevo già accolto diversi amici per farmi inculare e succhiare loro bei cazzi. Franco, in particolare, aveva un cazzo grosso e spesso che mi aveva aperto più volte il culo anche senza preservativo, facendomi bere litri di sborra di cui ero diventata dipendente.
Appena seppe del trasferimento della mia moglie, si attivò subito per organizzare tutto. Fece venire a casa un’estetista che mi depilò completamente inguine e buchetto, rendendomi liscio come una palla da biliardo. Mi truccò da vera mignotta, mi mise una parrucca bionda che mi dava un’aria molto femminile e quasi attraente. Completammo l’opera con calze nere velatissime, reggicalze nero, corpettino nero, un minuscolo perizoma che copriva a stento il mio piccolo pisellino, décolleté rosse con tacchi oltre i dieci centimetri e un vestitino nero corto e attillatissimo che valorizzava le mie gambe.
Sul Vialetto
Quando scese il buio, Franco mi accompagnò su un vialetto poco frequentato e poi si allontanò con la macchina per godersi lo spettacolo da lontano. Ero spaventata – era la mia prima volta completamente da sola – ma anche terribilmente eccitata. Non passò molto tempo prima che una macchina si fermasse. Ne arrivarono diverse. Succhiavo cazzi e mi facevo inculare protetta da una mezza dozzina di uomini quando apparve un grosso fuoristrada con quattro persone a bordo.
«Ciao, siamo in quattro e abbiamo tanta voglia e molta fantasia. Che ne dici?»
Ero imbarazzata e indecisa, ma l’idea era troppo eccitante. Accettai.
«Va bene, devo salire?» Non feci in tempo a finire la frase che uno scese dal retro, mi fece entrare e risalì accanto a me.
Nel Bosco
«Dove mi portate?»
«Qui vicino, tranquilla. Solo un posticino più isolato.»
Durante il tragitto i due accanto a me mi toccavano tra le cosce, mi baciavano il collo e la bocca. Dopo pochi chilometri imboccammo una stradina sterrata e ci fermammo vicino a un boschetto illuminato dalla luna piena.
«Scendi bella, andiamo a divertirci.»
Mi fecero scendere. Tirarono fuori delle corde e mi legarono tra due alberi, braccia e gambe completamente divaricate.
«Che volete farmi?»
«Non preoccuparti, vogliamo solo godere e farti godere tantissimo, vedrai.»
Mi strapparono il vestito. Uno aveva in mano un frustino da cavallo e si posizionò dietro di me. Due di loro erano neri o mulatti. Si spogliarono tutti. Il tizio dietro iniziò a frustarmi le natiche. Il dolore era forte ma mescolato a un piacere intenso. Non so quante frustate presi, ma a un certo punto urlai. Il mio piccolo uccellino però era già duro e sporgeva dal perizoma.
La Gangbang Selvaggia
I due neri si piazzarono davanti a me. I loro cazzi erano mostruosi, sembravano due pali della luce. Anche il terzo, uno slavo, aveva un pisello enorme. Mi slegarono le braccia ma mi lasciarono legata per le caviglie, mi fecero inginocchiare e mi strapparono le mutandine. Sentii sputi sul buchetto. Una cappella grossa si appoggiò e mi entrò dentro con un colpo solo. Era il tizio della frusta, anche lui molto dotato. Grazie alle inculate precedenti non opposi resistenza nonostante la dimensione.
«Tieni troia, succhiaci il cazzo! Lecca maiala… ti piace il cazzo eh?»
Mentre uno mi scopava con forza, gli altri a turno mi infilavano i loro cazzi enormi in bocca. Succhiavo con difficoltà, perché a stento entrava la cappella. Dopo un po’ quello che mi stava inculando uscì e mi venne direttamente in gola, scaricando tutto il suo sperma. Poi fu il turno dello slavo: entrò con un colpo solo. Urlai mentre i tessuti cedevano. Mi pompò per almeno dieci minuti, poi uscì con un risucchio forte e finì nella mia bocca, obbligandomi a ingoiare tutto.
Mi sciolsero. Le gambe non mi reggevano, dovettero sorreggermi. Uno dei mori si sedette su un vecchio tronco tagliato. Gli altri mi portarono lì.
«No… no… siete pazzi, come faccio a prenderlo?» mi divincolavo.
«Su, non fare storie puttanella, vedrai che ti piacerà.»
Era enorme. Mi appoggiarono il culo sulla cappella e mi calarono lentamente. Mi sembrava mi strappassero. Poi mi alzarono le gambe e quell’enorme palo entrò completamente. Ero immobile, mi sembrava mi arrivasse allo stomaco. Iniziò a muoversi. Il mio ano faceva rumori osceni, lo sfintere si dilatava all’inverosimile, ma io godevo come mai prima.
«Sì, sfondami tutta! Rompimi il culo… sono una gran troia… godooo… scopami più forte, ancoraaaa!»
Alla fine uscì dal mio culo con un risucchio spaventoso, mi fece inginocchiare e mi scaricò in bocca tutto il suo carico. L’ultimo mi trovò il buco già completamente aperto e riuscì a entrarmi fino in fondo, finendo anche lui con una bevuta abbondante.
Il Finale Estremo
Pensavo fosse finita, invece mentre ero ancora in ginocchio due di loro mi tenevano per le braccia e a turno mi pisciarono in bocca, facendomi ingoiare gran parte della loro urina calda. «Sei stata bravissima… sei proprio una grandissima troia, complimenti.»
Se ne andarono lasciandomi lì, bagnata dei loro liquidi e dei miei. Ero venuta senza toccarmi. Franco, che aveva seguito tutto, mi aiutò a salire in macchina e mi riportò a casa.
«Ti è piaciuto?» mi chiese.
Gli sorrisi. Aveva organizzato anche quell’incontro a quattro. E io lo avevo adorato.