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Volevo godere, troppa astinenza fa male al sesso

29
8 ore fa
Immagine Volevo godere, troppa astinenza fa male al sesso

Sono le venti e trenta quando arrivo da Sabrina, leggermente in ritardo. È la prima volta da quando ho partorito nove mesi fa che mi prendo una sera solo per me. Carlo è rimasto a casa con la piccola Carlotta. Indosso leggings neri, un maglioncino verde scollato e stivaletti tacco alto verde scuro, il tutto coperto da un cappotto lungo. I capelli legati in una coda, borsa in mano e una bottiglia di vino rosso.

Suono il campanello. Sabrina mi apre la porta indossando un kimono viola cortissimo e tacchi altissimi neri. Mi abbraccia forte e mi dà un bacio sulle labbra.

Entro in casa e lei mi presenta subito la sua nuova vicina.

«Ti presento Lea.»

«Ciao… piacere, sono Leonarda, Lea per le amiche.»

Ci stringiamo la mano.

«Ciao, io sono Veronica» rispondo sorridendo.

«La mia carotina…» aggiunge Sabrina con tono affettuoso.

Lea indossa un kimono argento, verde e lilla, stretto in vita ma molto scollato. È altissima, almeno un metro e novanta con i tacchi, bionda tinta, labbra ritoccate e un seno enorme, chiaramente rifatto. La pelle è abbronzata quasi nera, il fisico statuario, cosce e polpacci muscolosi.

«Dai, accomodati» mi dice Lea, aiutandomi a togliere il cappotto mentre Sabrina prende la bottiglia di vino.

La serata prende fuoco

Nel salotto noto subito il pc aperto sul tavolo. È il video girato in hotel con quei due ragazzi mentre ci venivano in faccia. Faccio finta di niente. Sabrina mi porge un calice di vino rosso.

«Brindiamo a noi ragazze!»

«Cin cin!»

Beviamo tutte e tre.

«Carotina, ti ho preso un regalino. Io e Lea eravamo in giro e abbiamo pensato che ti sarebbe piaciuto…»

Lea mi porge una busta e mi accarezza la guancia, dandomi un bacio sulle labbra.

«Per te, gioiellino raro.»

Scarto il pacchetto: è un vestitino nero cortissimo, con anellini metallici laterali che lo tengono unito, scollato sia davanti che dietro.

«Bello… mi piace tantissimo» dico sorridendo a Lea, che mi fa l’occhiolino.

«Grazie ragazze.»

«Provatelo, vediamo come ti sta» mi incitano.

Vado in camera di Sabrina, mi spoglio rimanendo solo con il perizoma rosso e indosso il vestitino. Rimetto gli stivaletti. Nello specchio vedo quanto è trasparente, corto e aderente. I capezzoli, ingrossati dall’allattamento, sono ben visibili e turgidi.

Esco dalla camera.

«Come mi sta, ragazze?»

«Cazzo carotina… faresti tirare il cazzo anche a un novantenne!» esclama Sabrina ridendo.

Mi volto e agito il sedere verso di loro.

«Che culo meraviglioso hai…» commenta Lea.

«Macché, ho la cellulite…»

«Meglio così. Quando ti prendono da dietro rimbalzi tutta.»

Continuiamo a bere e chiacchierare sedute al tavolo. Io sono accanto a Lea, Sabrina di fronte a noi.

A un certo punto Sabrina mette i nostri video. Lea li guarda affascinata.

«Siete divine…» dice guardandomi.

Lea appoggia una mano sulla mia coscia e inizia ad accarezzarmi con le unghie, salendo dal ginocchio verso l’inguine in modo insistente. Sento brividi ovunque. I suoi capezzoli sono visibilmente turgidi sotto il kimono.

Il desiderio esplode

Lea si volta verso di me: «Divino quel video in cui vi baciate scambiandovi e leccandovi lo sperma dai visi… Lo faccio anch’io con le mie amiche. Adoro il sapore dello sperma.»

Sorrido imbarazzata. «Però sono un po’ in difficoltà… non ho mai fatto vedere i miei video ad altre persone.»

Lea si alza per andare in bagno. Poco dopo Sabrina mi sorride e sparisce in camera. Rimango sola a bere e a guardare i video, sempre più eccitata. Sono undici mesi che non faccio sesso e sono completamente bagnata.

Mi alzo e sento dei respiri affannosi provenire dalla camera. Mi affaccio discretamente: Lea è in ginocchio davanti a Sabrina, seduta sul letto a gambe aperte, e le sta leccando la figa con passione.

Torno a sedermi, il cuore a mille.

Qualche minuto dopo escono. Sabrina è rimasta solo con i tacchi, Lea ha il kimono aperto con i seni fuori.

«Scusaci… non ho resistito. Sabrina mi ha dato la sua figa da leccare. È buonissima.»

«Eh sì, lo so bene…» sorrido io.

Lea mi prende la mano e mi fa alzare. Guarda Sabrina: «Ti spiace se lecco la topina di Carotina?»

«Macché, fai pure. Mica sono gelosa. E poi anche lei è super gustosa.»

Lea mi solleva senza sforzo e mi fa sedere sul tavolo. Mi spinge delicatamente sul collo facendomi appoggiare sui gomiti. Mi divarica le gambe con decisione e si piega tra le mie cosce. Sento il suo respiro caldo sul perizoma, poi la sua lingua che lecca dall’interno coscia fino al tessuto bagnato.

«Cazzo…» sbuffo io.

Sabrina si posiziona accanto a me, mani sui miei seni, li stringe e li palpeggia con forza. La lingua di Lea spinge sul tessuto. Poi Sabrina si abbassa anche lei e sento entrambe le lingue lavorare tra le mie gambe.

Lea si rialza, bacia Sabrina, poi si china su di me. Le schiudo le labbra e lei infila la lingua fino in gola, mentre mi strizza un capezzolo attraverso il vestito. Mi bacia profondamente, con passione animalesca, riempiendomi la bocca di saliva.

«Mandala giù» ordina, torcendomi forte il capezzolo.

Ingoio e tossisco.

Sabrina mi sfila il perizoma, se lo infila in bocca e poi lo passa a Lea.

Lea mi afferra una coscia e me la appoggia sulla sedia, aprendomi completamente. Sabrina si inginocchia sotto di me e inizia a leccarmi la figa con avidità, succhiandomi la clitoride. Tremo di piacere mentre Lea mi tormenta i capezzoli.

«Vuoi ancora saliva, carotina?»

«S… sì, ti prego…» sospiro.

Lea si riempie la bocca di saliva mentre continua a strizzarmi i capezzoli. Poi mi afferra il mento, stringe e mi fa aprire la bocca. Un lungo filo denso di saliva cola direttamente nella mia gola mentre Sabrina mi morde la clitoride.

Il piacere è incontenibile.

Dopo l’arrivo improvviso del compagno di Sabrina, Veronica segue Lea nel suo appartamento. Quello che doveva essere un rapido rifugio si trasforma in una sessione intensa di dominazione, umiliazione e piacere estremo tra le mani di una donna statuaria e senza limiti.

Il telefono di Sabrina squilla. Risponde e dopo qualche secondo riattacca con espressione preoccupata. «Sta tornando il mio compagno, cazzo…»

Lea reagisce subito: «Veronica, dai, andiamo da me di corsa. Meglio non rischiare scenate.»

«Sì ragazze, vi prego… scusate» dice Sabrina.

Raccolgo velocemente le mie cose ed esco insieme a Lea. Saliamo un piano di scale fino alla mansarda. Entriamo trafelate e lei chiude la porta alle nostre spalle.

«Cazzo però… non si può mai stare tranquille» esclama Lea. «Senti, ho del vino. Ne vuoi un po’?»

«Sì, grazie… ma rimango poco, sono già le ventidue e trenta. Poi devo tornare a casa.»

Il saloncino è accogliente, con angolo cottura e due stanze. Il soffitto verso il balconcino è molto basso. Lea mette della musica soft dal sapore tango-ambient e versa del vino rosso. Brindiamo.

La tensione sale

«Sai che ho un vestitino simile al tuo? Solo che è argentato.»

«Davvero?»

«Sì, vieni te lo mostro.»

Entriamo nella sua camera da letto, illuminata da luci verdi soffuse, con specchi sull’armadio. Lea prende il vestito e me lo mostra. Poi, senza esitazione, si toglie il kimono rimanendo in perizoma lilla lucido e indossa l’abito argentato. Completa il look con stivali alti oltre il ginocchio dal tacco affilato.

«Come mi sta?»

«Cavolo… esalta tantissimo il tuo seno. È strettissimo.»

Il vestito le arriva appena sopra l’inguine e le spalline faticano a contenere il suo enorme seno. I capezzoli sono duri come chiodi.

Continuiamo a brindare. Sul comodino noto un fallo di dimensioni impressionanti. Sorrido: «Enorme quel coso lì…»

«Sai che vibra anche.»

Lea si avvicina e si appoggia a me. Gioca con i miei capelli, poi mi accarezza la guancia. Le sue labbra carnose sono a pochi centimetri dalle mie. Mi sovrasta con la sua altezza imponente.

Mi lecca il labbro inferiore. Poi mi afferra i capelli, li tira di lato e mi morde il labbro. «Sei deliziosa. E molto gustosa…»

La sua saliva invade la mia bocca. La tengo lì, fissandola. Lei si riempie nuovamente la bocca e torna a baciarmi, sputandomela dentro mentre mi strizza forte un capezzolo attraverso il vestito.

Sobbalzo. La saliva mi cola sul mento.

«No, non mandarla giù» ordina.

Prende il calice e me lo mette sotto la bocca. «Sputa qui.» Stringe il capezzolo con forza brutale. Tossisco e sputo la saliva nel bicchiere.

Lei aggiunge altra saliva. «Mettine anche della tua. Riempiamolo.»

Rapita dal momento, obbedisco. Il calice si riempie per più di metà di saliva mescolata.

Beviamo ancora dalla bottiglia. Poi Lea mi afferra il perizoma da dietro e lo tira verso l’alto con forza, facendolo strusciare dolorosamente tra le mie labbra e l’ano. Con uno strattone secco lo strappa completamente.

«Ahi… piano Lea…»

Mi fissa con sguardo intenso. «Sei mia fino a mezzanotte. Non hai via di fuga.»

«N… non scapperò.»

«Brava carotina.»

La dominazione diventa estrema

Mi pizzica e tira i capezzoli con le unghie, schiaffeggiandomi piano i seni. Poi mi spinge giù in ginocchio. Solleva il vestito, si abbassa il perizoma e libera il suo grosso pene moscio, largo e dal glande enorme.

«Oddio… è enorme…»

Me lo strofina sul viso e sulle labbra, poi me lo spinge in bocca. Lo afferra per la testa e inizia a scoparmi la gola con spinte profonde. Sento conati violenti, vomito vino sul suo cazzo. Lei continua imperterrita, scattandomi foto mentre sono distrutta: mascara colato, faccia rossa, naso che cola.

«Alzati.»

Mi spinge sul letto a busto in avanti, mi ammanetta i polsi dietro la schiena, mi lega le caviglie con una corda corta e mi infila una palla rossa in bocca.

Mi solleva e mi fa mettere in ginocchio. Sfila la palla solo per dirmi: «Adesso mi scappa la pipì. E te la faccio in bocca.»

Il getto caldo e salato mi colpisce il viso e poi riempie la mia bocca. Ingoio tutto mentre lei mi tiene ferma per i capelli.

Mi ributta sul letto, mi rimette la palla in bocca e mi prende da dietro. Prima mi penetra la vagina con forza brutale, poi decide di sfondarmi anche il culo. Il dolore è lancinante mentre il suo cazzo enorme mi apre completamente. Piango e urlo contro la palla mentre lei mi scopa senza pietà.

Alla fine lo sfila e me lo appoggia sulla figa. «Adesso ti riempio.»

Esplode dentro di me con potenti fiotti di sperma caldo. Sento ogni contrazione mentre mi inonda.

Mi scatta altre foto, poi mi slega. Tremando e piangendo, vengo spinta fuori dalla porta. Mi lancia i vestiti giù per le scale.

«Ciao carotina. Fai silenzio che qui parlano tutti…»

La porta si chiude. Rimango lì, distrutta, umiliata e ancora piena del suo sperma.