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Prima Sodomia in cantina senza preavviso

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54 minuti fa
Immagine Prima Sodomia in cantina senza preavviso

Il primo incontro

Da qualche mese nel palazzo erano arrivati due nuovi vicini, ma fino a quel momento non li avevo mai visti né conosciuti. Una mattina, mentre aspettavo l’ascensore sul pianerottolo, le porte si aprirono e dentro c’era lui. Ci presentammo scambiandoci i classici convenevoli di buon vicinato. Si chiamava Sandro, un uomo molto attraente sui 45-50 anni, con un fisico curato e uno sguardo profondo. Io, fidanzato da decenni con una donna, non ho mai nascosto a me stesso la mia attrazione per gli uomini, anche se vivo tutto nel massimo riserbo. Quella discrezione rende ogni incontro ancora più eccitante.

Nelle settimane successive ci incrociammo altre volte. In una di queste occasioni salimmo in ascensore in tre: oltre a Sandro c’era un altro uomo, altrettanto affascinante, forse di qualche anno più giovane. Si somigliavano abbastanza da farmi dubitare se fossero fratelli, semplici coinquilini o qualcosa di più intimo. Non osai chiedere nulla per delicatezza, ma la curiosità rimase.

Sandro, il primo che avevo conosciuto, ogni volta che ci incontravamo mostrava una simpatia evidente, accompagnata da sorrisi e sguardi complici. Il secondo invece manteneva un atteggiamento più distaccato, quasi diffidente.

L’incontro in cantina

Quel pomeriggio scesi in zona cantine per prendere alcune cose. Sandro era lì. I nostri sguardi si incrociarono di nuovo e questa volta l’attrazione fu inequivocabile, potente, reciproca. Entrai nella mia cantina senza accendere la luce, lasciando deliberatamente la porta socchiusa. Il segnale era chiaro.

Pochi secondi dopo lo vidi sulla soglia, in silenzio. Mi fermai un istante, poi sussurrai: «Entra». Chiuse la porta dietro di sé con un gesto istintivo. Al buio ci avvicinammo lentamente fino a trovarci vicinissimi, le bocche che si sfioravano appena. Un attimo dopo le labbra si spalancarono e le lingue si intrecciarono con urgenza crescente.

Le mani esploravano con avidità i corpi. La passione saliva rapidamente. Gli sputai in bocca mentre lui mi aveva già slacciato i pantaloni e tirato fuori il cazzo, già duro. Si abbassò e iniziò a succhiarmelo con avidità. A quel punto accesi la luce: volevo vederlo. Lo fermai per un momento e lo guardai negli occhi. Erano lucidi, pieni di desiderio famelico. Capii che gli piacevo davvero tanto.

Gli affondai il cazzo in gola con decisione, tenendogli ferma la testa tra le mani. Lui si era già abbassato completamente i pantaloni e i boxer. Il suo membro era duro, bello, circonciso come il mio. Lo presi in mano, lo accarezzai, lo strizzai, mentre con l’altra mano gli esploravo i testicoli e poi il culo.

Lo feci appoggiare con un piede su un vecchio tavolino e mi inginocchiai sotto di lui. Leccai tutto con passione: il cazzo, i coglioni, il buco. Affondai la faccia tra le sue natiche, respirando il suo odore maschio che mi faceva impazzire. Sentivo che stava per venire. Intensificai il ritmo, succhiando con forza il glande gonfio e venoso, mentre gli spingevo un dito medio nel culo e gli stringevo i testicoli.

Esplose. Fiotti abbondanti di sborra mi riempirono la bocca. Non amo ingoiarla, così la sputai sul suo corpo mentre continuavo a masturbarlo e leccarlo, sporcandogli la pancia, il petto e il viso di sperma e saliva.

Mi alzai. Lui si chinò immediatamente sul mio cazzo e iniziò a pomparlo con ancora più ingordigia di quanto avessi fatto io. Non resistetti a lungo. Gli venni in gola con intensità e lui ingoiò tutto, fino all’ultima goccia, senza esitazione.

Sfiniti e soddisfatti, ci ricomponemmo come meglio potemmo usando dello scottex trovato lì. Senza dire una parola, ci separammo silenziosamente, tornando ognuno alla propria vita.

Qualche settimana dopo il bollente incontro in cantina, Sandro suona alla mia porta e mi propone un passo inaspettato: ha raccontato tutto al suo compagno Gianfranco, che invece di arrabbiarsi vuole conoscermi. Nasce così l’idea di un appuntamento a tre che si rivelerà ancora più intenso del previsto.

L’invito inaspettato

Erano passate poche settimane da quel pomeriggio eccitante in cantina con Sandro, quando una sera sentii suonare alla porta. Aprii e me lo ritrovai davanti. Mi chiese se poteva entrare perché aveva bisogno di parlarmi. Lo feci accomodare in salotto e lui arrivò subito al punto.

Mi confessò di aver raccontato al suo compagno, Gianfranco, del nostro incontro. L’altro aveva reagito con una punta di gelosia, ma senza scenate eccessive. Anzi, aveva espresso il desiderio di conoscermi, senza escludere la possibilità di un’esperienza a tre. Rimasi sorpreso, ma accettai la situazione con tranquillità. Dissi chiaramente che tra loro potevano condividere tutto, purché rispettassero la mia assoluta discrezione, come io avrei fatto con loro.

L’idea di un incontro a tre mi stuzzicava, soprattutto dopo quanto mi era piaciuto con Sandro. Ci accordammo per una sera comoda, a casa loro, sul tardi dopo cena.

La serata a casa loro

Quando arrivò il giorno stabilito, suonai con discrezione e fui fatto entrare. L’appartamento era semplice e accogliente, mi mise subito a mio agio. Sandro mi accolse con calore, salutandomi con un bacio sulle labbra, e invitò Gianfranco a fare lo stesso. Gianfranco si avvicinò, guardò prima il suo compagno, poi baciò lui e infine me, sempre con dolcezza.

Dopo qualche chiacchiera e un paio di drink forti, l’atmosfera si fece calda e rilassata. Cominciammo a baciarci e toccarci reciprocamente sul divano. A un certo punto Sandro propose di spogliarci. Una volta nudi, lui e Gianfranco iniziarono a baciarsi e palparsi con crescente passione, eccitandomi mentre li guardavo.

Presto mi attirarono tra loro. Mi inginocchiai e cominciai a succhiare i loro cazzi alternandoli. Sandro aveva un membro più grosso, lungo e maturo, circonciso proprio come piace a me. Mi soffermavo con piacere sulla sua cappella gonfia. Gianfranco, più giovane e con un’aria più passiva, ce l’aveva bello ma più piccolo, meno peloso e con il prepuzio.

Dopo averli succhiati e bagnati abbondantemente con saliva e sputi, mi alzai e porsi loro il mio cazzo. Seduti davanti a me, Sandro lo prese in mano, lo strinse e lo offrì a Gianfranco ordinandogli con tono perentorio: «Succhialo, troia». Quella parola mi eccitò moltissimo. Aggiunsi una bestemmia per incitarlo. Sandro, ancora più eccitato, alternava con l’amico, succhiandomi con maggiore ingordigia.

Le loro bocche e lingue lavoravano come ventose sulla mia asta sempre più dura, leccando il glande rosso e umido, scambiandosi saliva e umori. A un tratto mi chinai, li baciai e sputai in bocca a Gianfranco, che aprì le labbra avidamente. Poi lui si mise a quattro zampe sul pavimento, implorando Sandro di incularglielo mentre mi avrebbe continuato a pompare.

Così facemmo. Mentre Sandro lo penetrava da dietro, Gianfranco mi succhiava con passione. Sandro voleva il mio cazzo anche lui: spalancava la bocca per farmelo capire. I due se lo contendevano con avidità, alternandosi tra gola e lingua in un modo che non avevo mai provato prima.

Sentivo che stavo per venire. Li avvisai. Mi dissero di farlo. Bestemmiando a bassa voce ma con forza, sborrai furiosamente nelle loro bocche, mentre loro cercavano di ingoiare tutto, uno più avido dell’altro. Quasi nello stesso momento, Sandro venne dentro al culo di Gianfranco, imprecando di piacere. Gianfranco, a sua volta, schizzò sul pavimento.

Esausti ma soddisfatti, ci lavammo, ci ricomponemmo e ci salutammo con complicità, pronti a tornare ognuno alla propria vita quotidiana.