Piacere, mi chiamo Alessia. Ho quarantadue anni e da venti sono una mamma single. Il mio ex se n’è andato presto e ho cresciuto Luca praticamente da sola. È un bravo ragazzo, studioso, e tra noi c’è sempre stato un legame molto forte. Quando tempo fa mi ha confessato di essere bisessuale, non ci ho fatto troppo caso. Anzi, ero contenta che si fidasse di me al punto da confidarsi.
La nostra casa era un continuo via vai di studenti universitari, amici suoi. Un giorno mi ha presentato ufficialmente Lara. Una bella ragazza, non molto alta – circa un metro e sessantacinque – mora, di origini italo-argentine. Mi hanno detto subito che stavano insieme e che lei era trans. Per quanto io sia di mentalità aperta, la notizia mi ha destabilizzata un po’. Però vedevo Luca felice in quel periodo, sereno e più in gamba del solito. Quella relazione gli faceva bene, e questo per me era l’unica cosa importante.
Due mesi dopo
Erano passati ormai due mesi. Lara dormiva spesso da noi, cenavamo tutti e tre insieme e poi i ragazzi si ritiravano in camera di Luca. Tutto è iniziato una notte. Erano circa le undici. Ero nel mio letto quando ho cominciato a sentire Lara gemere di piacere dalla stanza di mio figlio.
«Sì! Dai, più forte… Ancora… Ancora!»
Rimasi colpita. Cominciai a rigirarmi nel letto, incapace di prendere sonno. Verso l’una mi alzai e andai in cucina a prepararmi una tisana calda. Passando davanti alla camera dei ragazzi notai che tutto era silenzioso. Pensai che avessero finito.
Mi sedetti al tavolo con la tazza fumante e iniziai a mescolare lentamente. Dopo qualche minuto entrò in cucina Lara, indossando solo la camicia di Luca, che le arrivava a metà coscia. Mi salutò con un sorriso e si allungò per prendere uno snack dall’anta in alto. Il gesto fece salire la camicia e mise in mostra il suo sedere perfetto, rotondo e invitante.
Era una sera strana. Quei gemiti di poco prima avevano risvegliato in me desideri antichi, sopiti da tempo. Rimasi stupita dalle mie stesse reazioni. Poi Lara aprì il frigorifero e si abbassò per prendere il latte. In quella posizione intravidi il suo buchetto rosa e il membro con le palle che pendevano. Ero incantata, e un calore inaspettato cominciò a salire dentro di me.
Lei si accorse del mio sguardo. Si avvicinò, fermandosi in piedi proprio davanti a me. «Sono stanca», disse con un sospiro. «Stanotte tuo figlio era un toro. Ho il buchetto tutto rosso». Scoppiò a ridere e io, un po’ imbarazzata, risi con lei.
«Però vuole essere attivo solo lui… Ho dei bisogni anch’io, sai Alessia».
Ero ancora seduta, con il cucchiaino in mano. Lei era vicinissima. Fece finta di sistemarsi la coda di cavallo, alzando entrambe le braccia. La camicia si sollevò completamente, rivelando davanti ai miei occhi un cazzo turgido, bello grosso, a poco più di venti centimetri dal mio viso. Era rasato, imponente, già eccitato.
Rimasi allibita, immobile, senza riuscire a reagire. Lei rise di nuovo, si ricompose con naturalezza, mi diede un bacio sulla guancia e, di sfuggita, sfiorò anche le mie labbra. Poi corse via leggera verso la camera di Luca.