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Inculate selvagge e senza preservativo 2

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13 ore fa
Immagine Inculate selvagge e senza preservativo 2

Quello che stavo provando in quel momento era senza dubbio il bocchino più sublime che avessi ricevuto da quando, ai tempi del liceo, avevo cominciato a farmi succhiare il cazzo dai miei coetanei e da diverse ragazzine. Certo, durante le notti selvagge a Monte Caprino, quando infilavo il membro nella bocca di Mariuccio Lo Sdentato, si trattava di un atto di libidine estrema: la mia vena sadica prendeva il sopravvento e usavo la sua cavità orale come una fica, godendo della scorrevolezza assoluta dovuta all’assenza di denti. Potevo afferrargli i lunghi capelli bianchi o prenderlo saldamente per le orecchie e svuotarmi completamente dopo una notte di bagordi, oppure farmelo ripulire quando il cazzo era sporco di merda dopo essere uscito da qualche culo poco pulito.

L’incontro con Giorgina

Ma il bocchino che mi stava regalando Giorgio – o meglio Giorgina, come lo soprannominai quella stessa sera dopo che Giovannone lo aveva sverginato definitivamente, con tanto di sangue che colava dallo sfintere slabbrato – era tutta un’altra cosa. Era un piacere soave, offerto da due labbra morbide che scivolavano sul mio cazzo come un guanto di pelle calda. Una lingua lunga e agile mi leccava senza sosta, dalla cappella ai testicoli, arrivando fino al buco del culo con improvvise e profonde ingoiate che mi prendevano fino alla base.

La sua vocina flebile, da femmina mancata, mi mormorava ogni tanto con dolcezza: «Ti piace come ti sbocchino? Dimmi cosa vuoi… io sono la tua bocchinara… svuotati quando vuoi, senza problemi… io bevo tutto».

E intanto mi mostrava la lingua lunga che si agitava nell’aria. Non ero nemmeno capace di violentargli la bocca come facevo con Mariuccio: gli accarezzavo quei folti capelli ricci e lo tenevo solo bloccato sul mio cazzo. Eppure, nonostante lo avesse tutto in gola, lui continuava a muovere incessantemente la lingua all’interno della bocca.

«Eccomi, sto per venire… sborrooo… Dio Cristo, tutta direttamente nello stomaco… così, così ti affogo!»

Non si perse nemmeno una goccia, anche se gli avevo scaricato una bella quantità di sborra e il mio cazzo era rimasto conficcato nella sua gola. Giorgio si chiamava davvero così, ma sembrava proprio una femminuccia: alto non più di un metro e sessanta, magro sui cinquantacinque chili, naturalmente glabro tranne un piccolo ciuffetto di peli alla base del suo microscopico cazzetto di pochi centimetri, quasi sempre in erezione. Aveva un nasino alla francese, due occhi languidi con ciglia lunghe, una bocca da donna con labbra carnose, un culetto piccolo e a mandorla e due capezzoli già evidenti. Dulcis in fundo, possedeva una grazia naturale nel parlare e nel muoversi. Un autentico scherzo della natura, venuto al mondo per soddisfare le bramosie sessuali dei maschi veri.

La confessione all’alba

«Sai, Marco…» mi disse Giorgina dopo aver ingoiato tranquillamente la mia sborrata, mentre le prime luci dell’alba iniziavano a rischiarare Roma. «Ieri sera è stato il mio compleanno. Ho compiuto vent’anni e mi sono voluto regalare una notte di follia proprio qui, al famoso Monte Caprino».

«E purtroppo per te e per il tuo culo hai incontrato uno dei peggiori inculatori del posto… ti ha letteralmente sbudellato».

«Ma ti voglio confessare una cosa» continuò con voce bassa. «A me ha sempre eccitato da morire essere violentato sessualmente e senza pietà da un vero maschio cazzuto. Non mi importa se mi ha fatto sanguinare dietro e se dovrò stare con gli impacchi freddi per una settimana… lo sapevo che poteva succedere».

«Lo sai che fino a quasi sei mesi fa ho avuto uno zio, fratello di mia madre, che mi ha fatto da guida per più di un anno? Mi ha insegnato a fare di tutto: soprattutto bocchini con ingoio, leccare i piedi e il suo buco del culo. Aveva cominciato anche a farmi assaggiare il suo piscio in bocca».

«E poi? Che fine ha fatto tuo zio?» chiesi incuriosito.

«Non ci crederai, ma gli è venuto un infarto proprio mentre stava provando a mettermelo in culo per la prima volta. È successo un casino con il resto della famiglia e così io e mia madre siamo dovuti scappare da Tor Bella Monaca. Siamo venuti ad abitare qui a Trastevere, tagliando i ponti con tutti».

«O cazzo, dici sul serio?»

«Certo… non hai visto quanto sono bravo a fare pompini a gola profonda, ingoiando tutto senza problemi? Mio zio mi teneva per due o tre ore di seguito a fargli i bocchini e mi sborrava in bocca praticamente tutti i giorni, anche più volte al giorno».

«Allora ti devo proprio chiamare Giorgina e spero di rivederti presto».

«Certamente… io abito qui e il mio numero di casa è questo». Me lo scrisse al volo sulla mia agenda di lavoro da tassinaro. Poi mi diede un bacio a stampo sulla bocca, con un sorriso, e si allontanò. Subito dopo però comparve una smorfia di dolore sul suo viso: zoppicava visibilmente, tenendo premuta con una mano dietro l’impacco di fortuna che gli avevo preparato con tanti fazzolettini, infilato tra le chiappe doloranti e ancora mezze insanguinate.

Mi ripromisi di incularmelo al più presto, sperando di essere il primo dopo che fosse guarito dalla violenta deflorazione subita da Giovannone e dai suoi venticinque centimetri a lattina.