La mia esperienza
Una serata inaspettata in un piccolo locale sulla spiaggia di ravenna la voglia di essere inculato
Marco aveva trentotto anni, spalle larghe, voce profonda e un matrimonio che dall’esterno sembrava perfetto. Capo reparto in un’azienda di logistica, padre di due bambini, marito che ogni tanto portava fiori a casa.
Nessuno avrebbe mai sospettato che, due o tre volte al mese, Marco diventasse un altro uomo.Non un uomo diverso nell’identità. Solo più libero.
Quella sera pioveva. Aveva parcheggiato lontano dal solito bar gay in periferia, come sempre. Non voleva che qualcuno lo riconoscesse. Entrò con il cappuccio della felpa calato, ordinò una birra e si sedette in fondo. Pochi minuti dopo, Luca si avvicinò. Ventotto anni, magro, occhi grandi e modi remissivi. Esattamente il tipo che piaceva a Marco.«Vuoi compagnia?» chiese Luca con voce bassa.Marco annuì appena. Non servivano molte parole.
Mezz’ora dopo erano nell’appartamento di Luca, piccolo e ordinato. Le luci erano basse. Marco si tolse la felpa lentamente, rivelando il torace muscoloso e la peluria scura che scendeva verso l’addome. Luca lo guardava già in ginocchio, con rispetto quasi religioso.«Solo io decido» disse Marco con tono calmo ma fermo. Era la sua regola. Sempre.
Luca annuì. Gli abbassò i pantaloni e liberò il cazzo già mezzo duro. Lo prese in bocca con devozione, lentamente all’inizio, poi sempre più affamato. Marco gli mise una mano tra i capelli, guidando il ritmo. Non con violenza, ma con autorità. Sentiva la lingua calda, la gola che si apriva, i gemiti soffocati del ragazzo.«Bravo… così» mormorò.Mentre Luca lo succhiava con impegno, Marco chiuse gli occhi.Perché lo faccio? pensò. Ho una moglie. Ho tutto. Eppure…La risposta arrivava sempre nello stesso momento: quando sentiva il piacere salire. Non era attrazione romantica. Non era amore per gli uomini. Era potere. Era il controllo assoluto su un corpo che si offriva senza pretendere niente in cambio. Nessuna recriminazione, nessuna pretesa di preliminari infiniti, nessuna paura di deludere. Solo un buco caldo, una bocca disponibile, un uomo che voleva essere usato.
Venne con un grugnito profondo, tenendo la testa di Luca ferma mentre gli riempiva la gola. Il ragazzo ingoiò tutto, tremando.Si sedettero sul divano. Marco ancora mezzo nudo, Luca con le labbra gonfie.
«Vuoi… scoparmi?» chiese Luca timidamente.Marco lo guardò. Sentiva già il cazzo indurirsi di nuovo. Annuì.Lo fece mettere a quattro zampe sul letto.
Luca aveva un culo piccolo, sodo, depilato. Marco si lubrificò con calma, poi appoggiò la cappella contro l’anello stretto. Spinse. Lentamente ma inesorabilmente. Luca gemette, stringendo le lenzuola.«Rilassati» ordinò Marco. «Prendilo tutto.»Quando fu completamente dentro, rimase fermo qualche secondo, godendo della stretta bollente. Poi iniziò a muoversi. Prima con spinte profonde e misurate, poi sempre più forti. Il suono della pelle contro pelle riempiva la stanza. Afferrò i fianchi di Luca e lo tirò verso di sé a ogni affondo, come se volesse marchiarlo.
Questo sono io, pensò mentre lo fotteva con forza crescente. Non sono meno uomo. Sono di più.Sentiva il piacere accumularsi alla base della spina dorsale. Accelerò, diventando quasi brutale. Luca gemeva senza ritegno, il cazzo duro che oscillava nel vuoto. Marco lo prese per i capelli, tirandogli la testa indietro.
«Sei mio stasera» ringhiò.Venne con un orgasmo potente, lungo, riversando getti caldi e abbondanti dentro il culo di Luca. Rimase dentro finché l’ultimo spasmo non finì, poi uscì lentamente, guardando il suo seme colare fuori dal buco dilatato.Si fece una doccia veloce. Luca rimase sdraiato, soddisfatto e segnato.Mentre l’acqua calda gli scorreva sulla pelle, Marco rifletté di nuovo.Sono un bastardo?No. Non si sentiva in colpa verso la moglie. Il sesso con lei era tenero, affettuoso, ma prevedibile. Con gli uomini era diverso: crudo, egoista, liberatorio. Non tradiva lei. Tradiva solo l’idea rigida di se stesso che la società gli aveva imposto.Si asciugò e tornò in camera. Luca lo guardava con occhi adoranti.«Puoi restare se vuoi» disse piano.Marco scosse la testa. «Devo andare.»Prima di uscire, si fermò sulla porta.«Sei stato bravo» disse semplicemente. Era il massimo di tenerezza che riusciva a concedere.Tornando verso casa sotto la pioggia, Marco guidava in silenzio. Il corpo era rilassato, la mente sorprendentemente chiara.Sapeva che non avrebbe smesso. Non voleva smettere. Non cercava un’identità gay.
Non voleva innamorarsi di un uomo. Voleva solo questo: il potere di possedere, di dominare, di scaricare la tensione accumulata senza filtri. Voleva corpi sottomessi che lo accoglievano senza chiedere amore, solo il suo cazzo e il suo seme.E ogni volta che veniva dentro di loro, sentiva di riconquistare una parte di sé che altrimenti sarebbe rimasta repressa. Una parte selvaggia. Potente. Libera.Parcheggiò sotto casa.
Guardò la finestra illuminata del soggiorno dove probabilmente sua moglie stava guardando la TV.Sorrise tra sé.Domani tornerò a essere il marito perfetto.Ma stanotte, dentro di lui, il Maschio Alpha continuava a ruggire piano, soddisfatto.