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Puttano per pagare i debiti di gioco

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9 ore fa
Immagine Puttano per pagare i debiti di gioco

Le prime volte mi sembrava un tipo gentile, sempre pronto ad aiutarmi. «Ti serve qualche soldo per i tuoi vizi? Non farti problemi, da me ne trovi sempre. Ecco cento euro, un regalo senza contropartite» mi disse una sera, porgendomi le banconote con un sorriso tranquillo.

Li ho bruciati in un attimo alle slot machine. Tornato da lui a mani vuote, non ho dovuto nemmeno chiedere. «Dimmi tutto» mi ha incoraggiato. «Me ne daresti ancora?» ho mormorato. Senza esitare mi ha allungato altri cento euro. «Questi però li segno sul libro mastro» ha precisato, il tono già diverso.

Che idiota sono stato. Avevo studiato la macchina, sembrava gravida di vincite, eppure li ho persi in pochi giri. La vergogna mi ha spinto di nuovo da lui. «Ti prego, altri cento». «Li segno sul libro» ha risposto, ormai senza più fingere generosità.

È andata avanti così per settimane. Ogni volta ottenevo ciò che chiedevo, ma in tasca non mi restava mai nulla. I soldi evaporavano tra luci lampeggianti e rulli che non si allineavano mai.

Il conto salato

«Ancora qui?» mi ha accolto una sera, con un sopracciglio alzato. «Ti prego» ho implorato. Lui ha tirato fuori un foglio. «Ho fatto i conti: sei fuori di una bella cifra». «Quanto?» ho chiesto, sentendo il terreno mancarmi sotto i piedi. «Duemila euro».

«Te li restituisco appena posso». «Subito» ha replicato secco. «Non li ho. Dai, dammene altri cento, ne ho bisogno». «Non ci penso nemmeno».

«Non so come fare». «Un modo c’è». «Quale? Dimmelo, sono disposto a tutto». Lui mi ha guardato a lungo. «Proprio a tutto?».

«Quasi». «Vuoi saperlo?» «Dimmi». «Ho alcuni amici che ti hanno adocchiato da tempo». «E allora?» ho chiesto, già temendo il resto. «Gli piace il tuo culetto sodo».

«Noooo». «Sono in diversi e mi darebbero cinquanta euro a botta». «Fanno venti botte» ho calcolato mentalmente, sentendo lo stomaco stringersi. «Lo hai mai preso?» mi ha domandato con calma. «No» ho ammesso, la voce ridotta a un soffio.

La prima notte all’hotel

«Ti ho prenotato una stanza all’hotel qui in fondo alla via. Fra l’uno e l’altro hai un quarto d’ora per fare igiene». «Sei una canaglia» ho sibilato. «Cinque per sera, in quattro sere e siamo pari» ha concluso, come se stesse parlando di un normale accordo di lavoro.

«Merda vacca». «Ti faccio accompagnare». «Ci vado da solo» ho risposto, la dignità ridotta a brandelli. «Cosa dirai a tua moglie?» «Non lo so… che sono in trasferta».

Sbudellato in modo osceno, ho estinto l’ingente debito. Ma la voglia di giocare non era passata. Anzi, continuavo a chiedere finanziamenti anche quando ormai sapevo esattamente come ripagarli. Iniziai a offrire servizi extra che venivano ricompensati con mance generose, fuori busta.

La nuova vita

Mi sono messo in proprio. Culo: cinquanta. Pompa: cinquanta. Trattamento sadomaso medio: altri cinquanta. Sadomaso deciso: cento. Diventare più di uno alla volta: cento. Facevo un sacco di soldi facili – si fa per dire – ma non bastavano mai. La ludopatia era più forte di me. Perdevo molto, vincevo quasi mai. Eppure, almeno riuscivo a venirne a capo.

È stata una storia triste, la mia. A fatica ne sono uscito. In confidenza, però, fare il puttano mi è venuto a piacere. Basta azzardo. Ora porto i guadagni a mia moglie che mi accoglie con un sorriso: «Hai incassato bene oggi».

«Sapessi quanto ci ho sudato» rispondo sempre, con un mezzo sorriso amaro. «Hai voglia di fare qualcosa stasera?» mi chiede lei qualche volta. «Forse domani» dico io, pensando già alla prossima stanza, al prossimo corpo, al prossimo modo di sentirmi vivo.


Categoria: Incontri casuali

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