Ho dato il culo per comprare la moto
Mi ero appena diplomato e avevo compiuto diciotto anni. Volevo a tutti i costi una moto tutta mia, ma i miei genitori avevano pochi soldi. Mia madre mi suggerì di chiedere un aiuto ai nonni, e io lo feci subito. Poi pensai anche a mio zio Raffaele e lo chiamai per spiegargli la situazione.
«Zio, mi puoi aiutare? Tutti si stanno dando da fare un po’ per uno. Stasera vieni nel mio ufficio alle diciotto, okay?»
Arrivai puntuale e aspettai nell’anticamera con il cuore che batteva forte. Quando entrai, mi abbracciò stretto e ci baciammo sulle guance. Zio Raffaele era bello, asciutto, con un fisico scolpito dalla palestra e dal padel che praticava regolarmente.
«Di che cifra parliamo?» mi chiese diretto.
Gli sparai una somma un po’ maggiorata, nel caso i nonni non mi dessero abbastanza. «E come pensi di restituirmeli?»
«Mi trovo un lavoretto e li ripago poco alla volta».
«È una bella somma, voglio delle garanzie» rispose serio.
«Zio, ti prego, aiutami. Sei l’unico. Farò quello che vuoi. Vengo a pulirti l’ufficio, vado in cantiere a fare l’operaio. Ti prego!»
Mi sedetti sulle sue gambe, lo abbracciai al collo e lo baciai sulle labbra. «Dai, zio, ti voglio bene. Chiedimi quello che vuoi per farmi comprare la moto».
Mi agguantò sotto le chiappe e mi tirò forte contro di sé. «Hai detto che faresti tutto per la moto?»
«Sì, zietto, qualunque cosa. La voglio, i miei amici ce l’hanno tutti».
Le sue mani grandi mi accarezzavano lentamente il solco tra le natiche.
«Allora, piccolino, se ti chiedessi di concederti a me e farmi divertire come si fa con una donna, lo faresti? Ti pago anche la scuola guida. Lo accetteresti?»
Lo guardai negli occhi. «Zio, mi stai chiedendo di farti il culo, di succhiarti e di ubbidirti?»
«Bravo, hai capito. Hai un culetto favoloso, bello sodo, liscio e perfetto, meglio di una donna. Lo voglio. Tu vuoi la moto, io voglio come garanzia il tuo culetto. Accetti?»
Lo fissai. «Sei un bastardo, lo sai?»
Mi fermò il viso con le mani e mi baciò con forza, spingendo la lingua dentro la mia bocca. La succhiai mentre mi toglieva la maglia e mi leccava i capezzoli con avidità. «Bravissimo, hai capito. Lasciati andare, pensa solo a godere».
Si alzò, chiuse a chiave la porta dell’ufficio e mi portò davanti al divano. «Sei bello magro» mormorò, spogliandomi completamente. Poi si tolse i vestiti anche lui. Aveva un cazzone enorme e già duro.
«No, zio, sei matto! Mi fai male!»
«No, dai, ti metto la crema e faccio piano. Mi dici se vuoi che mi fermi».
Mi stese sul divano, mi baciò profondamente e scese leccandomi fino a succhiarmi il cazzo e le palle con maestria. «Aaaah, bello! Continua, zio, sei bravissimo, mi piace da morire!»
Mi allargò le gambe e mi leccò il solco con la lingua calda. Brividi intensi mi attraversarono, tremavo e mi eccitavo sempre di più.
Poi si posizionò al contrario. «Dai, tocca a te. Succhialo e leccami tutto».
Lo presi in bocca, ma era troppo grosso. «Mi soffoca, zio…»
«Piano, apri bene la bocca. Dai, ti regalo il casco che ti piace tanto».
Andai giù e lo ingoiai più che potevo. «Mmmmmm, vedi? Sei bravissimo».
Mi spalmarò una crema abbondante. «Sono il primo a spaccarti il culetto».
Mi piegò sul divano, mi afferrò per i fianchi da dietro, appoggiò la punta e strusciò. Poi spinse piano, poco alla volta, entrando senza farmi male. Mi scopava con ritmo crescente e io mi eccitavo, spingendo il culo verso il suo cazzone finché non lo mandò tutto dentro.
«Lo vedi che ti piace, cagnetta? Lo vuoi tutto?»
«Siiiiii, dammelo tutto, mi piaceee!»
Mi sbatteva forte. Poi si sdraiò e io salii sopra di lui, saltando sul suo cazzo. Mi eccitai da morire e schizzai senza nemmeno toccarmi. Mi baciò mentre tremavo tutto. «Bello venire con un cazzone nel culo».
Poi mi mise sotto con le gambe aperte e mi sfondò fino a riempirmi completamente.
«Vieni al bagno» disse dopo. Mi lavò con cura e mi infilò il tubo del doccino. «Fallo sempre prima di fare sesso, così resti pulito e ti lecco meglio».
Mi rivestii. Mi diede un assegno. «Ogni volta che ho voglia ti chiamo. Non raccontare a nessuno di quello che abbiamo fatto, è il nostro segreto. E non andare con nessuno: quando hai voglia chiami me, okay?»
Il secondo appuntamento in ufficio
Sabato pomeriggio mi chiamò. «Vieni alle diciotto in ufficio, mi raccomando, fai il doccino. Ti aspetto».
Arrivai e lo trovai seduto nudo sulla poltrona, con il cazzo già dritto. Mi piegai subito e lo succhiai guardandolo negli occhi. Mi spinse la testa e mi sputò in bocca. «Sei brava bambina, mi fai diventare durissimo. Tutto in gola».
Poi mi alzò, mi baciò e mi spogliò completamente. Mi sdraiò sulla scrivania, mi succhiò e mi leccò ovunque prima di scoparmi con le gambe aperte. Io tremavo e mugolavo, lo tirai a me e lo baciai. «Siiiiii, daiiii, porcooooo, scopa la tua bambina vogliosa che ha voglia di tanto cazzo!»
Mi scese, mi piegò appoggiato alla scrivania con le gambe aperte e mi scopò da dietro. A un certo punto disse: «Zio ha una fantasia. Ti vorrei in mezzo a due cazzoni. Esaudisci il mio desiderio».
«Sì zio, tutto. Ordinami e io ubbidisco».
«Con chi vuoi?»
Chiamò al telefono. Dopo dieci minuti suonarono alla porta ed entrò un uomo sui quaranta, robusto, muscoloso, biondo e molto maschio.
Zio ci fece bere un liquore e a me ne diede due bicchieri. Mi misi in ginocchio e succhiai i due cazzoni a turno.
«Dai, fammi vedere quanto sei puttana. Vai con lui, io ti guardo».
Sul divano l’uomo si spogliò: aveva ventiquattro centimetri larghi. Mi baciò, mi leccò, mi morse i capezzoli. Ci mettemmo in sessantanove, mi allargò le chiappe e infilò la lingua dentro. Io gemevo, mugolavo e mi bagnavo mentre lo ingoiavo. Lui tremava e mi scopava la bocca.
Zio guardava con il cazzone duro.
Mi piegò sul divano e l’uomo mi sbatté forte, mandandomelo tutto dentro. Schizzai di nuovo. Poi salii sopra di lui e andai su e giù.
Poi si avvicinò zio. Mi piegò in avanti e entrò con il suo mentre l’altro era ancora dentro di me. Mi tappò la bocca e mi scavarono la carne. Urlai, mi dimenai e loro vennero dentro di me contemporaneamente.
Mi fecero pulire i cazzoni con la lingua.
L’uomo uscì. Zio mi guardò soddisfatto. «Sei stata fantastica, mai goduto tanto. Domani pomeriggio saresti in grado di rifarlo? Ho un cliente, mi aiuteresti a convincerlo a firmare un contratto e ti faccio un bel regalo».
«Tu ci porti da bere e fai cadere il bicchiere apposta. Io ti sgrido e ti castigo: ti metto sulle mie ginocchia e ti sculaccio. Tu ti lamenti: basta, la prego. Poi chiami il signore: venga la prego, mi aiuti. Lo fai avvicinare, gli accarezzi il cazzo, lo succhi e ti fai scopare. Ti faccio un regalo enorme se firma».
Ho comprato la moto e adesso sto prendendo anche la patente.